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Covid, sviluppatrice App Immuni: accuse su privacy infondate

di TMNews mercoledì 15 luglio 2020
2' di lettura

Roma, 15 lug. (askanews) - Tecnologia e sicurezza, tutela della privacy, i "limiti" di Immuni e i progetti futuri. Daniela Ghironi, dipendente dell'azienda Bending Spoons, è a capo dell'area che ha sviluppato il codice per il server di Immuni, la App italiana scelta dal Ministero della Salute per tracciare gli spostamenti dei cittadini nella lotta al Covid-19.

Ad askanews racconta come è nata la App: "Abbiamo iniziato a svilupparla a metà marzo. Sicuramente nella prima parte era diversa dalla versione finale. Questo perché con il bando al ministero, abbiamo ricevuto tanti input e feedback da parte loro e anche i requisiti sono cambiati e di conseguenza la versione finale è stata abbastanza diversa da quella iniziale".

E sui limiti che presenta la App, come la necessità di avere un iPhone superiore al modello 6S, Ghironi spiega: "Il problema principale, è che la App Immuni, così come è, come le App di altri Paesi europei, utilizza una tecnologia che in realtà è scelta da Apple e Google. Sono loro a controllare su quali dispositivi viene messa a disposizione la tecnologia. È possibile che in futuro questa funzionalità venga rilasciata anche su un maggior numero di modelli, ma purtroppo questa è una decisione su cui noi sviluppatori non abbiamo alcun controllo".

Mentre sulla sicurezza e la tutela della privacy, la sviluppatrice tranquillizza: "Sicuramente alcune dichiarazioni che ci sono state all'inizio di questa App non hanno aiutato a far capire bene come in realtà funzioni. E di conseguenza tutte le accuse, in particolare relative alla privacy, sono abbastanza infondate. Un altro motivo per cui il numero dei download sia frenato nell'ultimo periodo è dovuto al fatto che ora abbiamo meno casi positivi e gli utenti sentono meno la necessità di adottare uno strumento di questo tipo". "Non viene tracciata la localizzazione, non c'è alcun dato che viene collezionato che possa ricollegare alla persona fisica, niente numero di telefono, nome e cognome. L'App non è assolutamente in grado di dire chi abbiamo incontrato o dove. Queste preoccupazioni non sono fondate".

Quali gli aspetti che si potrebbero migliorare rispetto alla attuale versione? "Una cosa importante su cui lavorare, so che è già previsto, sarebbe lavorare all'interoperatività con app di altri Paesi. Ovvero riuscire a notificare l'esposizione con un contatto positivo anche nel caso in cui sia avvenuto all'estero".

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TESTO CORRETTO

Arriva il 5 marzo nei cinema italiani "Brides", il film diretto dalla celebre drammaturga e regista teatrale Nadia Fall, che racconta la fuga di due adolescenti britanniche verso la Siria. Il film è ambientato nel 2014, quando ragazze islamiche spesso discriminate e attirate dai social network, intraprendevano un viaggio per diventare "donne dell'Isis". La regista mostra una fuga accidentata ma anche un'amicizia effervescente e incosciente, con due meravigliose interpreti: Ebada Hassan e Safiyya Ingar.

La regista ha spiegato: "All'epoca se ne parlava tantissimo sulla stampa e ancora oggi escono fuori delle storie. Queste ragazze venivano dipinte come mostri, terroriste, ma avevano 15-16 anni e la storia era molto più complicata! Io e la sceneggiatrice abbiamo fatto tante ricerche, c'erano tante ragioni dietro quelle scelte. Noi volevamo raccontare la storia dal loro punto di vista, di due teenager, con luci ed ombre, la storia di un'amicizia e soprattutto cosa succede quando senti di non appartenere alla società in cui vivi".

Nadia Fall oggi dirige il prestigioso Young Vic Theatre, che ha una programmazione con grandi nomi ma anche tante attività che coinvolgono i ragazzi. "Devo dire che a Londra ci sono tante iniziative per l'inclusione ed è comunque una città internazionale, ma in tante città sulla costa ci sono tensioni fra comunità, non ci sono investimenti nella formazione, nei servizi e niente sembra cambiato rispetto a 10 anni fa. - ha spiegato Fall - E, purtroppo, ci sono politici che soffiano su queste tensioni. E' una vecchia storia, ma questo è il pericolo: i giovani che non si sentono accettati cercheranno sempre una comunità a cui appartenere".

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