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Coronavirus, De Luca: chiudere negozi se non s'indossa mascherina

di TMNews mercoledì 22 luglio 2020
1' di lettura

Napoli, 22 lug. (askanews) - "Bisogna chiudere, con l'aiuto dei vigili urbani, i negozi nei quali si trovano commessi o clienti privi di mascherina".

Lo ha detto il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca che ha rivolto un appello ai sindaci campani, commentando la recrudescenza di casi d'infezione da Covid-19 nella regione, in particolare a Napoli e nel Salernitano, pur definendo la situazione "al momento sotto controllo".

"Non è più tempo di sottovalutazioni - ha precisato De Luca - abbiamo aperto l'Italia da un mese, il governo nazionale ha ritenuto di aprire tutte le attività, ma abbiamo le serate che sono segnate da fenomeni di movida irresponsabile. Ci sono decine di migliaia di giovani che pensano che il problema non esista più. Questa è una posizione irresponsabile. Credo che sia arrivato il momento di cominciare a prendere misure repressive, a penalizzare chi non rispetta le regole elementari".

"Noi possiamo convivere con l'apertura delle attività economiche, a condizione che ci sia senso di responsabilità da parte di tutti, a cominciare dai ragazzi e da me che vado in giro, anche quando non ce n'è bisogno, con la mascherina e sembro Tutankhamon, ma lo faccio di proposito - ha proseguito - se arriva uno dal Bangladesh o dalla Moldavia se non viene controllato all'aeroporto può capitare, ma non deve capitare ai nostri concittadini. Se portiamo la mascherina e ci laviamo spesso le mani, possiamo convivere per alcuni mesi in attesa del vaccino, altrimenti faremo fatica ad arrivare a settembre".

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"All'epoca se ne parlava tantissimo sulla stampa e ancora oggi escono fuori delle storie. Queste ragazze venivano dipinte come mostri, terroriste, ma avevano 15-16 anni e la storia era molto più complicata! Io e la sceneggiatrice abbiamo fatto tante ricerche, c'erano tante ragioni dietro quelle scelte. Noi volevamo raccontare la storia dal loro punto di vista, di due teenager, con luci ed ombre, la storia di un'amicizia e soprattutto cosa succede quando senti di non appartenere alla società in cui vivi".

Nadia Fall oggi dirige il prestigioso Young Vic Theatre, che ha una programmazione con grandi nomi ma anche tante attività che coinvolgono i ragazzi.

"Devo dire che a Londra ci sono tante iniziative per l'inclusione ed è comunque una città internazionale, ma in tante città sulla costa ci sono tensioni fra comunità, non ci sono investimenti nella formazione, nei servizi e niente sembra cambiato rispetto a 10 anni fa. E, purtroppo, ci sono politici che soffiano su queste tensioni. E' una vecchia storia, ma questo è il pericolo: i giovani che non si sentono accettati cercheranno sempre una comunità a cui appartenere".

TESTO CORRETTO

Arriva il 5 marzo nei cinema italiani "Brides", il film diretto dalla celebre drammaturga e regista teatrale Nadia Fall, che racconta la fuga di due adolescenti britanniche verso la Siria. Il film è ambientato nel 2014, quando ragazze islamiche spesso discriminate e attirate dai social network, intraprendevano un viaggio per diventare "donne dell'Isis". La regista mostra una fuga accidentata ma anche un'amicizia effervescente e incosciente, con due meravigliose interpreti: Ebada Hassan e Safiyya Ingar.

La regista ha spiegato: "All'epoca se ne parlava tantissimo sulla stampa e ancora oggi escono fuori delle storie. Queste ragazze venivano dipinte come mostri, terroriste, ma avevano 15-16 anni e la storia era molto più complicata! Io e la sceneggiatrice abbiamo fatto tante ricerche, c'erano tante ragioni dietro quelle scelte. Noi volevamo raccontare la storia dal loro punto di vista, di due teenager, con luci ed ombre, la storia di un'amicizia e soprattutto cosa succede quando senti di non appartenere alla società in cui vivi".

Nadia Fall oggi dirige il prestigioso Young Vic Theatre, che ha una programmazione con grandi nomi ma anche tante attività che coinvolgono i ragazzi. "Devo dire che a Londra ci sono tante iniziative per l'inclusione ed è comunque una città internazionale, ma in tante città sulla costa ci sono tensioni fra comunità, non ci sono investimenti nella formazione, nei servizi e niente sembra cambiato rispetto a 10 anni fa. - ha spiegato Fall - E, purtroppo, ci sono politici che soffiano su queste tensioni. E' una vecchia storia, ma questo è il pericolo: i giovani che non si sentono accettati cercheranno sempre una comunità a cui appartenere".

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