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La difesa di Fontana in Aula: non tollero dubbi su mia integrità

di TMNews lunedì 27 luglio 2020
2' di lettura

Milano, 27 lug. (askanews) - "Ho riflettuto molto sull'opportunità di intervenire oggi in quest'aula, soprattutto per la preoccupazione di dare una ulteriore cassa di risonanza a polemiche che ritengo sterili, inutili, strumentali, oltre che lesive della mia persona e del ruolo istituzionale che ho l'onore di ricoprire. Ma alla fine ho deciso di essere qui, non solo per riaffermare la verità dei fatti, ma soprattutto per voltare pagina, per affermare con forza la volontà di andare oltre, affrontando un presente pieno di incognite e guardando alle sfide e alle opportunità del futuro".

Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, si presenta nell'Aula del consiglio regionale nel primo giorno utile dopo la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati per frode in pubbliche forniture nell'ambito dell'inchiesta sui camici prima venduti e poi donati alla dall'azienda del cognato alla regione Lombardia. Durante il suo intervento, che in oltre un'ora ha toccato tante delle questioni contestate alla Regione durante la gestione della pandemia, la difesa sulla vicenda dei camici è arrivata dopo una ventina di minuti dall'inizio:

"Dei rapporti negoziali ARIA-DAMA nulla ho saputo fino al 12 maggio scorso, data in cui mi si riferiva che era stata concordata una rilevante fornitura di camici a titolo oneroso. Sono tuttora convinto che si sia trattato di un negozio del tutto corretto. Ma poiché il male - così come il bene - è negli occhi di chi guarda, ho chiesto a mio cognato di rinunciare al pagamento per evitare polemiche e strumentalizzazioni (sono stato facile profeta!) e di considerare quel mancato introito come un ulteriore gesto di generosità".

E il bonifico di 250mila euro disposto e poi bloccato tramite Unione fiduciaria da un conto in Svizzera? Solo una decisione spontanea per alleviare l'onere dell'operazione, partecipando personalmente alla copertura di una parte di quella fornitura, che tra camici e kit sanitari valeva 513mila euro.

"Non posso tollerare che si dubiti della mia integrità e di quella dei miei famigliari. Il mio coinvolgimento, se di coinvolgimento si può parlare, è quello qui illustrato: nulla di più e nulla di meno, se non il fatto che la Regione Lombardia non ha speso un euro per i 50mila camici".

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