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Da David Jones a Ziggy, in "Stardust" il vero volto di Bowie

di TMNews venerdì 16 ottobre 2020
2' di lettura

Roma, 16 ott, (askanews) - Non un biopic celebrativo ma un film che va alla radici del mistero e della grandezza di David Bowie. "Stardust" è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma dal regista Gabriel Range e dall'attore Johnny Flynn, e verrà distribuito in sala prossimamente da I Wonder Pictures. Il film racconta il viaggio fallimentare che Bowie intraprese a 24 anni negli Stati Uniti con l'ufficio stampa della Mercury Records, e la nascita, una volta tornato a Londra, del suo alter ego Ziggy Stardust. Una delle tante maschere con cui celava le sue paure e le sue fragilità.

Il regista spiega: "Metà del film è su Bowie che cerca di trovare la propria identità e il proprio percorso come musicista, ma Stardust parla anche della sua grande paura della malattia mentale, che era presente nella sua famiglia e aveva toccato il fratellastro Terry. Secondo me si può dire che Ziggy Stardust ha avuto così tanto successo perché nasceva da un vero bisogno, non era solo frutto di un artificio. Bowie era un artista poliedrico, in conflitto con se stesso e incapace di definirsi. Per superare quella paura della schizofrenia si trasformò in mille personaggi diversi, creando dei capolavori musicali. Questo gli permise di esibirsi in maniera sicura, in un certo senso, facendolo sentire meno vulnerabile. Credo che Bowie alla fine abbia individuato la propria personalità attraverso la costante reinvenzione di se stesso durante la sua carriera. E questo lo ha reso un musicista unico".

Johnny Flynn, che è musicista oltre che attore, spiega: "Le popstar di oggi si preoccupano di come appaiono, curano i social media, è stato bello raccontare la storia di qualcuno che aveva il bisogno disperato di fuggire da qualcosa, dai propri demoni, attraverso le sue creazioni".

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"La barca aveva chiamato Alarm Phone, che ha mandato una segnalazione alle 3:53, ora italiana. All'alba abbiamo individuato il gommone in pericolo direttamente dal ponte di comando della nave, abbiamo quindi messo i nostri mezzi di soccorso in acqua e ci siamo avvicinati. Abbiamo realizzato l'intervento nelle acque internazionali della zona SAR libica, ha spiegato Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support di Emergency. "Oltre a tutte le difficoltà legate alla forte limitazione dei soccorsi multipli, ai fermi amministrativi e alla pratica di assegnare porti lontani, che aumenta le sofferenze dei naufraghi e ci tiene lontani dall'area operativa dove sappiamo c'è drammatico bisogno di navi di ricerca e soccorso, sta diventando anche molto difficile fare soccorsi nella zona Sar libica per la forte presenza della Guardia costiera libica e delle loro intercettazioni e respingimenti illegali verso le coste libiche", ha aggiunto.

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