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Usa 2020, si elegge anche il Congresso: voto chiave per il Senato

di TMNews venerdì 30 ottobre 2020
1' di lettura

Milano, 30 ott. (askanews) - Il 3 novembre gli elettori statunitensi sono chiamati non solo ad eleggere il presidente degli Stati Uniti ma anche a rinnovare il Congresso, il parlamento Usa, formato da una Camera dei rappresentanti e un Senato. Un voto altrettanto fondamentale visto che stabilirà il margine di manovra del prossimo inquilino della Casa Bianca nell'attuare la sua proposta politica.

Per il Congresso si vota ogni due anni: si rinnovano tutti i 435 deputati della Camera, attualmente nelle mani dei democratici che sono riusciti a strapparla con un'ampia vittoria ai repubblicani nelle ultime elezioni di medio termine, e un terzo dei membri del Senato. La Camera alta è attualmente repubblicana ma con una maggioranza risicata visto che il partito di Trump ha solo 53 seggi su 100.

Se i sondaggi che danno i democratici in vantaggio si rivelassero fondati, non solo la Camera finirebbe ancora più saldamente nelle loro mani, ma potrebbero riprendere le redini anche del Senato. A quel punto se il 46esimo presidente degli Stati Uniti fosse Biden, si ritroverebbe la strada spianata per realizzare il suo programma, con tutto il Congresso dalla sua parte e solo la Corte suprema a maggioranza repubblicana. Se invece vincesse Trump, dovrebbe governare per almeno due anni con grande fatica avendo un Congresso di segno contrario, uno scenario molto complicato per un presidente per nulla incline a dialogo e compromessi.

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All'inaugurazione della mostra il 15 aprile 2026 durante una conversazione fra Massimiliano Gioni e Diego Marcon, curatore e artista hanno analizzato l'opera.

Massimiliano Gioni: "Parlando appunto di cinema, che per te è sia medium che soggetto, in un certo senso (tutte le tue opere sono una riflessione sul cinema e sulla sua storia) , ti chiedevo della presenza fantasmatica di alcune tue opere, mi dicevi che il cinema e l'immagine in movimento quasi per definizione hanno una prossimità appunto con il fantasma. Volevo chiederti se in Krafen ci sono aspetti che continuano questa sorta di fascinazione per un mondo segreto, un mondo fantasmatico che il tuo lavoro affronta spesso".

Diego Marcon: "Sì, poi in verità forse le cose più misteriose che spesso tornano nel mio lavoro sono paradossalmente le più comuni, quello che poi secondo me questi sviluppi scoperchiano è la presenza aliena di alcuni soggetti e di alcune cose che in verità sono molto comuni, nel caso di Kraftfen ad esempio la famiglia. La cosa che poi mi turba sempre più o che che resta sempre più misteriosa per me è il privato inteso come una dimensione molto intima del sé e da lì anche un po' l'insistenza sul linguaggio, nel senso che appunto come tu dicevi i soggetti dei film non sono dei soggetti dramaturgici ma sono dei soggetti, se vogliamo, metalinguistici o mediolinguistici, nel senso sono il film stesso perché penso che esista soltanto il linguaggio in qualche maniera".

Krapfen è la prima opera a essere prodotta grazie al New Futures Production Fund, la collaborazione pluriennale tra Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e New Museum di New York: sotto la guida di Massimiliano Gioni, Edlis Neeson Artistic Director del New Museum, l'iniziativa prevede la co-produzione e la presentazione di una nuova opera presso le due istituzioni. Krapfen è stato

commissionato e realizzato grazie alla collaborazione tra Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Lafayette Anticipations, New Museum, the Renaissance Society e The Vega Foundation, con il sostegno aggiuntivo di Sadie Coles HQ, Londra, e Galerie Buchholz, Berlino/Colonia/New York.

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