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Covid-19, in Ue arriva la zona rosso scuro: test e quarantene

di TMNews venerdì 22 gennaio 2021
2' di lettura

Roma, 22 gen. (askanews) - Anche l'Unione europea diventa "a colori". La Commissione europea infatti proporrà lunedì 25 gennaio agli Stati membri una modifica all'attuale mappatura delle zone epidemiologiche della pandemia di Covid-19, con l'introduzione di un nuovo colore, il rosso scuro, per le aree in cui la diffusione del virus è più alta e ci sono rischi maggiori che si trasmettano le nuove varianti apparse a seguito delle sue mutazioni. Lo ha annunciato la presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen, durante la conferenza stampa online al termine della videoconferenza dei capi di Stato e di governo dell'Ue dedicata alla pandemia.

"Alle persone che viaggiano dalle zone rosso scuro - ha continuato la presidente della Commissione - potrebbe essere richiesto di fare dei test prima della partenza e anche di sottoporsi a quarantena dopo l'arrivo. Questo all'interno dell'Unione europea. In considerazione della situazione sanitaria molto grave i viaggi non essenziali dovrebbero essere fortemente scoraggiati sia all'interno di un singolo paese che, naturalmente, attraverso le frontiere".

La proposta riguarderà le misure da prendere alle frontiere, che tuttavia non vengono chiuse, per evitare di danneggiare il mercato unico bloccando i movimenti necessari di merci, di lavoratori essenziali e dei transfrontalieri, ma scoraggiando fortemente tutti i movimenti "non essenziali".

Le zone epidemiologiche, ha spiegato von der Leyen, non coincidono con gli Stati membri e non sono delimitate dalle ex frontiere, che ormai non esistono più all'interno dell'Ue e dello spazio di Schengen, ma possono comprendere aree omogenee di diversi paesi vicini, come ad esempio nel caso del Lussemburgo, dove ogni giorno vanno a lavorare persone che abitano negli Stati membri confinanti.

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La GIP di Milano, dott.ssa Sara Cipolla, ha disposto l'archiviazione del procedimento nei confronti di Marco Cappato per l'aiuto prestato a Elena e Romano, accompagnati in Svizzera dove hanno potuto accedere al suicidio medicalmente assistito. La GIP riconosce e applica il principio affermato dalla Corte costituzionale, da ultimo con la sentenza n. 66 del 2025, secondo cui il requisito del trattamento di sostegno vitale non può essere interpretato in modo restrittivo e meramente tecnico-formale.

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