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Cellule staminali per "spegnere" il Covid, lo studio a Modena

di TMNews mercoledì 27 gennaio 2021
2' di lettura

Modena, 27 gen. (askanews) - Prima di raggiungere l'immunità di gregge con i vaccini dovremo aspettare ancora mesi; è fondamentale, quindi, continuare a investire sulle cure per il Covid-19. E da Modena arriva una nuova ipotesi di cura: l'utilizzo delle cellule staminali per, in un certo senso, "spegnere" l'incendio provocato dal virus. Il direttore della Struttura complessa di malattie dell'apparato respiratorio dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Modena, Enrico Clini.

"Il vero problema è come contrastare questa sequenza di eventi e di complicazioni che portano il paziente eventualmente al decesso. Vari farmaci e varie formulazioni di cura sono stati sperimentati in questi mesi e nessuna di queste ha finora dimostrato di essere determinante".

Da qui è partito il progetto Rescat di cui il Policlinico di Modena è capofila e che coinvolge altri cinque centri di ricerca in Lombardia, Veneto e Toscana, quelli più impegnati nell'utilizzo delle cellule prelevate dal grasso, dal cordone ombelicale o dal midollo osseo per la lotta contro il cancro, in particolare per la cura dei tumori ematologici: "Le cellule staminali sono un ulteriore tentativo, forse il più potente di quelli finora tentati per cercare di bloccare e spegnere quell infiammazione che è la causa di una sequenza di eventi che porta al crash del sistema respiratorio e purtroppo al rischio delle complicazioni e purtroppo alla morte del paziente".

I primi test del progetto, già approvato dagli organi regolatori, partiranno a giorni su una sessantina di pazienti. Ogni malato, a distanza di cinque giorni, riceverà una infusione di staminali per via endovena. Il direttore della Struttura complessa di oncologia dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Modena, Massimo Dominici, tra gli ideatori dello studio: "Una volta infuse nel paziente, le cellule staminali si dovrebbero comportare come dei pompieri di fronte a un grosso incendio. Abbiamo bisogno di spegnere questo incendio fornendo acqua e ci aspettiamo che siano proprio le cellule infuse a produrre quest'acqua. È come se utilizzassimo un potente antinfiammatorio, non una compressa, ma qualcosa di vitale che produce molecole in grado di spegnere l'incendio. La mia soddisfazione sarà quando cominceremo a trattare i primi pazienti e riusciremo ad avere i risultati. Questa è una sperimentazione clinica, non vuole dire che ci sono disponibili cellule per trattare tutti i pazienti con questo tipo di problematiche. Purtroppo questo oggi richiede un numero limitato di pazienti. Ma siamo all'inizio di un qualcosa che speriamo possa diventare una cura per molti pazienti".

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"L'importazione parallela - ha detto Gian Maria Morra, CEO di GMM Farma e presidente Affordable Medicines Italia - offre dei benefici molto importanti alla luce del crescente costo della spesa sanitaria per il nostro Paese. Innanzitutto, offre un aumento della concorrenza all'interno del mercato farmaceutico, quindi un abbassamento graduale del prezzo dei medicinali. Inoltre rende il mercato farmaceutico molto più elastico. Quindi contribuisce a mitigare le carenze di medicinali offrendo risparmi a farmacie e al Servizio sanitario nazionale".

Nel 2024 il settore europeo dell'importazione parallela ha registrato un valore in termini di fatturato di 7,7 miliardi di euro, facendo registrare annualmente risparmi tra i 5-7 miliardi di euro per i servizi sanitari in Europa. Ma in Italia rappresenta una quota ancora molto esigua e marginale rispetto ad altri Paesi europei, dove il settore è maggiormente incentivato. Per questo gli attori del settore chiedono interventi puntuali.

"Chiediamo una definizione di parallel trade, ovvero di distribuzione indipendente - ha aggiunto il CEO - nel nuovo Testo Unico della legislazione farmaceutica. È necessario stabilire i criteri oggettivi per i blocchi all'export dei medicinali che partono dalla tutela della salute dei cittadini, ma al tempo stesso diano certezza negli investimenti alle aziende. È doveroso lo sconto minimo del 7 per cento dei medicinali importati, in quanto limita lo sviluppo del settore. Inoltre è necessario ridurre drasticamente i tempi di autorizzazione dei nuovi medicinali importati, che quasi sempre superano i dodici mesi, e questo rappresenta un limite enorme per la crescita del nostro settore".

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