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L'altro Dante, l'esilio e il suo ideale di politica

di TMNews lunedì 10 maggio 2021
2' di lettura

Roma, 24 mag. (askanews) - "Li ruscelletti che d'i verdi colli; del Casentin discendon giuso in Arno, faccendo i lor canali freddi e molli, sempre mi stanno innanzi, e non indarno, ché l'imagine lor vie più m'asciuga che 'l male ond'io nel volto mi discarno". (Canto XXX Inferno)

Borgo medievale di Poppi, in Casentino. Ivi, anno 1302, Dante trova rifugio nel Castello, accolto dai Conti Guidi, che tanto presero a cuore l'esule, bandito da Firenze.

"L'esilio di Dante - sottolinea Sonia Gentili,professoressa di Letteratura all'Università La Sapienza di Roma, scrittrice e dantista - consegue ad una azione dantesca che è estremamente incisiva sul piano della vita politica fiorentina. Dante fu priore, ebbe il ruolo di priore nella città, nel 1300. Si adoperò soprattutto per proteggere la città dalle mire di Papa Bonifacio VIII, quindi dall'esercizio dell'influenza papale in una situazione di vacanza dell'impero".

"Nel corso di questa azione - prosegue la dantista - fu impegnato anche in un'ambasceria presso Bonifacio VIII, utilizzò le armi della diplomazia per scoraggiare il Papa ma nel frattempo si determinò una situazione di predominio dei neri sui bianchi a Firenze, due fazioni del guelfismo fiorentino - Dante era tra i bianchi. E fu esiliato".

Cara gli costò la fedeltà ai Guelfi Bianchi. A ricordare il suo grande legame con questa valle toscana, il busto in bronzo del "Sommo Poeta" che guarda i verdi colli dalla piazza della roccaforte.

"L'esilio per Dante è una posizione - continua la prof.ssa Gentili - attraverso la quale Dante guarda la politica. Oramai esiliato da Firenze, esclusa ogni possibilità di rientro dal 1304 (momento della sconfitta definitiva del fuoriscitismo bianco), Dante mette mano al Convivio, un'opera nella quale Dante teorizza in maniera ampia una vita politica nella mani dell Imperatore-filosofo la cui autorità è fondata sul piano di nobiltà morale e di competenza intellettuale e filosofica, all'affermazione della cooperazione universale per la realizzazione morale e intellettuale del genere umano".

"Resta in Dante una dimensione politica collocata su un piano morale e universale - conclude - e una condanna recisa della lotta faziosa che avverrà nella Commedia, dove essa si identifica con la cupidigia che muove gli uomini all'affermazione di un gruppo sull'altro".

La residenza dei Conti Guidi custodisce lo storico manoscritto datato 1319: uno dei testi più antichi della Divina Commedia. Dante, che tutti chiamano padre della lingua italiana, trovò l'ospitalità del Conte Guido Novello Guidi di Battifolle, e della sua dama, la contessa Gherardesca, Novella della Gherardesca, figlia del Conte Ugolino della Gherardesca. E per alcuni, qui Dante ha scritto il XXXIII Canto dell'Inferno.

Io non so chi tu se' né per che modo venuto se' qua giù;

ma fiorentino mi sembri veramente quand'io t'odo.

Tu dei saper ch'i' fui conte Ugolino,

e questi è l'arcivescovo Ruggieri: or ti dirò perché i son tal vicino.

Servizio di Serena Sartini e Giovanna Turpini

Montaggio di Carlo Molinari Immagini askanews

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