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Survey Arthur D. Little: sostenibilità incompresa in azienda

di TMNews venerdì 15 ottobre 2021
2' di lettura

Milano, 15 ott. (askanews) - Dopo decenni di dibattito, la sostenibilità intesa come asset strategico delle imprese vede nelle linee di indirizzo per gli investimenti del Next Generation EU un forte impulso. Ma, nonostante dibattiti e annunci le stesse imprese non sembrano pronte a cogliere un'opportunità tanto importante quanto necessaria. "Un breve survey che stiamo portando avanti ci dice che nonostante tutti ne parlino, solo il 25 per cento delle imprese ci dice che la strategia sostenibile sia 'compresa' dalle proprie organizzazioni. E ancor meno, il 10%, ci dice che la sostenibilità può avere un impatto sul business model delle aziende - spiega Saverio Caldani amministratore delegato Arthur D. Little Italia e Spagna - E' vero che tutti ne parlano, ma è vero anche c'è del rischio nel come viene realizzata. Ricordo che Arthur D. Little si occupa di sostenibilità da 50 anni, quando era ancora un tema poco interessante. Ora tutti ne parlano: speriamo che si possa anche avverare".

Come mettere la sostenibilità al centro delle attività delle imprese in particolare, e dello sviluppo economico in generale, è stato l'oggetto di un webinar organizzato da Arthur D.Little e al quale hanno partecipato i vertici di importanti realtà aziendali, istituzionali e associative.

Nel corso degli interventi il focus è stato portato su quali sono i passi necessari per rendere la sostenibilità concretamente sostenibile, sia dal punto di vista progettuale sia anche economico, superando così la rigidità dello stesso managment. "È fondamentale non ripetere gli errori del passato sfruttando la sostenibilità come pura leva di marketing e comunicazione - dice Stefano Milanese Partner Sustainability & Risk di Arthur D. Little Italia - Per le aziende è fondamentale un cambio di paradigma per mettere la sostenibilità al centro dell'azienda stessa e al centro delle decisioni strategiche aziendali. Altro aspetto fondamentale è che siamo dinanzi ad una sfida troppo grande per essere affrontata da un singolo attore. E' necessario un approccio ecosistemico che tenga in considerazione tutti principali stakeholder e la catena del valore nella quale le aziende si trovano ad operare".

Realizzare in aziende questo cambiamento organizzativo appare però un processo complesso, non certo da risolvere con azioni nel brevissimo periodo. "Affrontare le tematiche di sostenibilità richiede una prospettiva di medio-lungo periodo che deve essere combinata in maniera opportuna con le prospettive tipiche dei piani industriali, quindi da tre a cinque anni - conferma Milanese - Da questo punto di vista serve un cambio importante di rotta perché dalla nostra survey emerge che sebbene molte aziende abbiano definito obiettivi anche di medio-lungo periodo, solo poche hanno poi definito azioni concrete e pratiche per tradurre questi obiettivi in azioni e programmi".

La sostenibilità dunque richiede impegno e concretezza per essere realizzata. "La notizia positiva è che ad oggi ci sono alcuni fattori abilitanti fondamentali per uno sviluppo economico sostenibile che stanno andando a convergenza - conclude il responsabile Sustainability & Risk di Arthur D.Little - In particolare quelli legati ai fattori tecnologici, ai fattori finanziari, alle azioni dei governi, e alle abitudini dei consumatori".

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Un brano dal forte impatto emotivo, capace di tenere insieme memoria collettiva e intimità personale, che con leggerezza racconta anche come è cambiata la società.

"Purtroppo secondo me in questo i social, che per tante cose hanno aiutato a essere più vicini, in questa cosa ci hanno reso tutti un po' più soli a fissare lo schermo. Si gioca meno in cortile, si sta meno tutti insieme e un grande evento come il Mondiale di Calcio, che poi non è solo una cosa calcistica, secondo me aiutava anche a far sì che per vedere il Mondiale ci faceva stare insieme, che forse adesso è una cosa che manca e che purtroppo non c'è più".

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Il format unisce sport ed e-coaching attraverso la piattaforma i-dive, con l'obiettivo di trasformare esperienze e valori vissuti sul campo in comportamenti concreti e misurabili nella quotidianità lavorativa.

Tra i protagonisti del progetto ci sono cinque atleti provenienti da discipline diverse: Massimo Ambrosini, Bruno Cerella, Giulia Rizzi, Riccardo Bagaini e Ilaria Spirito.

"La leadership si impara sul campo, magari si impara anche guardando chi più di te in certi casi riesce ad esercitarla, perché non è una cosa che appartiene a tutti - spiegato Massimo Ambrosini, ex calciatore e volto televisivo

- Invece appartiene allo sport, in generale, avere comunque una conseguenza rispetto all'impegno che tu ci metti. Questo secondo me è l'elemento più importante: lo sport secondo me ti ridà indietro quello che tu gli dai in termini di impegno, che per tutti non può essere uguale".

"Dall'esperienza dello sportivo, da come affrontano le difficoltà, le sfide di ogni giorno, l'impegno e la resilienza, possiamo davvero poi trasportare questa esperienza in una riflessione che è all'interno delle organizzazioni e che può aiutare tutte quante le persone e i team a comprendere quali siano dei comportamenti efficaci da mettere in campo ogni giorno con coerenza e costanza proprio come fanno gli sportivi", ha sottolineato Adele Eberle, Master Certified Coach ICF.

Il percorso si basa su una piattaforma di e-coaching pensata per accompagnare nel tempo lo sviluppo delle competenze. "Gli obiettivi che ci siamo proposti con i-dive Sport Vision sono quelli di portare il coaching con un linguaggio che sia accessibile e riconoscibile da tutti, quindi il linguaggio e la narrazione dello sport. I valori dello sport e la forza che ci può dare è un tema che può essere compreso e reso anche accessibile e quindi utilizzabile da parte di tutte le aziende", ha spiegato Oriana Cok, CEO di Gruppo Pragma.

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