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Dal relitto greco VII sec. a.C. nuova luce su storia Magna Grecia

di TMNews sabato 16 ottobre 2021
3' di lettura

Roma, 16 ott. (askanews) - I recenti studi della Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo sul relitto individuato nel 2019 a 780 metri di profondità nel canale di Otranto gettano nuova luce sugli albori della Magna Grecia. Con l'ausilio di un mezzo sottomarino filoguidato (Remotely Operated Vehicle) e dotato di strumentazioni di alta tecnologia è stato possibile riportare alla luce una parte del carico del relitto: ventidue reperti di ceramiche fini e contenitori da trasporto provenienti dalla regione di Corinto che, grazie al recente studio condotto dagli archeologi del ministero della Cultura, sono stati datati intorno alla prima metà del VII secolo a.C.

I reperti - attualmente conservati nei laboratori di restauro della Soprintendenza istituita dal ministro Franceschini nel dicembre del 2019 nell'ambito della riorganizzazione del ministero - costituiscono un ritrovamento eccezionale e di grande importanza scientifica.

"L archeologia subacquea - ha dichiarato il ministro della Cultura, Dario Franceschini - è uno dei settori di ricerca più importanti del nostro Paese su cui è necessario tornare a investire. Siamo un paese circondato dal mare e abbiamo un ricco patrimonio culturale sommerso che va ancora studiato, salvaguardato e valorizzato. Le recenti indagini nel canale di Otranto confermano che si tratta di un patrimonio ricchissimo in grado di restituirci non solo i tesori nascosti nei nostri mari, ma anche la nostra storia".

"Le tecnologie solitamente utilizzate nell ambito dei lavori della pratica subacquea industriale del comparto "oil & gas", utilizzate sotto il controllo attento degli archeologi della Soprintendenza, hanno permesso di portare in superficie parte del carico del primo relitto databile all inizio del VII secolo a.C. ritrovato nel mar Adriatico - ha spiegato la Soprintendente, l archeologa subacquea Barbara Davidde e ha aggiunto - si tratta di un evento di eccezionale importanza, anche per le tecnologie utilizzate per il recupero, realizzato nei mari italiani a quasi 800 metri di profondità".

"La scoperta ci restituisce un dato storico che racconta le fasi più antiche del commercio mediterraneo agli albori della Magna Grecia, meno documentate da rinvenimenti subacquei, e dei flussi di mobilità nel bacino del mediterraneo - ha spiegato il Direttore dei Musei, Massimo Osanna, che ha visitato il laboratorio di restauro della Soprintendenza nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, in occasione del 60° Convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia, e ha proseguito - è un carico intatto che getta luce sulla prima fasi della colonizzazione greca in Italia meridionale, grazie anche allo stato di conservazione significativo che ci permette di capire quello che trasportavano: non solo cibi come olive, ma anche coppe da vino considerate beni di prestigio e molto apprezzate anche dalle genti italiche".

"Si tratta in particolare di tre anfore della tipologia corinzia A, dieci skyphoi di produzione corinzia, quattro hydriai di produzione corinzia, tre oinochoai trilobate in ceramica comune e una brocca di impasto grossolano, di forma molto comune a Corinto. Molto interessante il pithos, recuperato frammentario", spiega la Davidde, "con tutto il suo contenuto costituito da skyphoi impilati al suo interno in pile orizzontali ordinate. In questa fase, se ne contano almeno 25 integri, oltre a diversi frammenti pertinenti ad altre coppe. Il numero totale degli skyphoi ed eventuali altri elementi contenuti originariamente nel pithos saranno definiti attraverso uno scavo in laboratorio con la rimozione del sedimento marino".

In considerazione dell importanza del relitto, il Ministero della Cultura ha in previsione di procedere al recupero dell intero carico che risulta costituito da circa duecento reperti, ancora sparsi sul fondale, di cui si dispone già di una mappatura georiferita, al restauro dei reperti e alla realizzazione delle analisi archeometriche sui materiali e archeobotaniche su residui organici e vegetali che potrebbero essere ancora presenti nel sedimento che riempie molte delle ceramiche recuperate, come per esempio in una delle anfore corinzie che ha restituito i resti di noccioli di olive.

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"Siamo presenti a Roma Termini da circa un mese e siamo molto contenti, sebbene tutto sia migliorabile. Il travel, per noi, rappresenta un mercato su cui focalizzare l'attenzione, sia negli aeroporti che nelle stazioni italiani ed esteri. Il nostro modello offre un servizio ristorativo che non si è soliti trovare all'interno delle stazioni ed è molto interessante, perchè fa evolvere l'esperienza del viaggiatore, come pausa pranzo o come spuntino giusto prima della partenza" ha dichiarato Sebastian Luca Gatto, Amministratore Delegato di Savini Group.

Dopo le aperture di Milano e Monza, l'arrivo nella Capitale rappresenta un passo strategico che assume anche un significato urbano. Negli ultimi anni, infatti, le stazioni ferroviarie si sono progressivamente trasformate da semplici luoghi di transito a spazi di incontro, servizi e socialità, capaci di rispondere all'evoluzione degli stili di vita e delle esigenze dei viaggiatori.

"Per noi sono anni di grande crescita. Nell'ultimo anno i locali de Il Granaio, nel complesso, hanno sviluppato una crescita double digit, quindi superiore al 10%, che si assesta sull'11%. Per questo abbiamo pensato, e siamo convinti, che possa esserci spazio anche in altre città. Roma è il primo punto, ma nei prossimi mesi ci saranno altre aperture" ha aggiunto Marco Tridente, Managing Director di Savini Group.

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