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Dimore storiche risorsa del Paese, serve aiuto dalle istituzioni

di TMNews martedì 26 ottobre 2021
2' di lettura

Roma, 26 ott. (askanews) - La pandemia ha colpito anche il patrimonio culturale privato, fatto di 37mila tra case, ville, palazzi, castelli, giardini, casolari, torri, e che rappresenta il 50% dell'offerta museale del nostro Paese. Un patrimonio che va mantenuto e valorizzato per far sì che continui ad attrarre visitatori da tutto il mondo - nel 2019 sono stati 45 milioni - e possa dispiegare appieno le sue capacità di generare sviluppo economico e lavoro. Da soli, però, i privati non possono farcela. E' l'allarme lanciato durante la presentazione del secondo Rapporto dell'Osservatorio del Patrimonio Culturale Privato, promosso dall'Associazione Dimore Storiche Italiane (ADSI) con la Fondazione Bruno Visentini, e il contributo di Confagricoltura e Confedilizia.

E' quindi alle istituzioni che si rivolge il presidente di ADSI Giacomo di Thiene: "Gli effetti del Covid sulle dimore storiche sono stati devastanti, come purtroppo in tanti altri settori. Parliamo di un settore che nel 2019 ha accolto 45 milioni di visitatori e di un settore che definisce la qualità dell'ambiente urbano e paesaggistico italiano. Fra l'altro la pandemia, dobbiamo ricordarlo sempre, si inserisce in un contesto di crisi economica che perdura dal 2008. Quindi una delle più grandi risorse sostenibili del nostro Paese è in grande difficoltà, grida aiuto. Vorremmo trovare un aiuto tangibile da parte delle istituzioni che dopo due anni mezzo dall'inizio della crisi ancora non abbiamo visto".

L'auspicio di Annamaria Barrile, direttore delle relazioni istituzionali di Confagricoltura, è che il Pnrr possa fare la differenza: "Confagricoltura e dimore storiche sono partner naturali nella costruzione di una ripresa post Covid che parta dalla bellezza. La bellezza delle dimore, la bellezza del paesaggio agricolo in cui spesso sono innestate come dimostrano i dati presentati oggi, la bontà dei nostri prodotti agricoli. Auspichiamo che il Pnrr rappresenti l'occasione per fare delle dimore storiche e in generale del borgo rurale il centro di una ripartenza economica non solo turistica".

A evidenziare i dati salienti di questa seconda edizione del Rapporto è il prof. Luciano Monti della Fondazione Bruno Visentini: "Queste 37mila dimore sono dislocate in tutte e regioni d'Italia e una notevole fetta non sta, come si potrebbe immaginare, nei centri urbani, ma nei piccoli borghi: quasi un quarto è infatti in comuni con meno di 5mila abitanti. Un altro dato, purtroppo negativo, è quello del calo degli investimenti per la manutenzione di queste dimore che comunque rimane un dato significativo, 1,3 miliardi. Un dato positivo invece lo ritroviamo nell'attenzione delle dimore storiche alla transizione ecologica e digitale: in entrambi i campi infatti molte dimore si stanno attrezzando sia per fare ricorso a piattaforme avanzate di telecomunicazioni sia all'economia circolare o con la raccolta differenziata".

"Il dato positivo - ha concluso Monti - è la grande opportunità che grazie al Pnrr viene offerta al nostro Paese di investire e di credere ancora una volta in questo grandissimo patrimonio storico artistico culturale privato che rappresenta una delle grandi eccellenze del nostro Paese".

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