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Cop26, intesa sullo stop alla deforestazione entro il 2030

di TMNews martedì 2 novembre 2021
2' di lettura

Glasgow, 2 nov. (askanews) - Le grandi potenze mondiali sembrano aver capito l'urgenza dell'emergenza climatica. I leader di oltre 100 paesi, che rappresentano più dell'85% delle foreste mondiali, si impegneranno a porre fine alla deforestazione entro il 2030. Ma alla Cop26 apertasi a Glasgow, Cina e India frenano. Mentre la padrona di casa, la regina Elisabetta II tuona: fatti, non parole.

Posizione di ampio respiro quella dell'Italia. Grazie a un costante dialogo e alla cooperazione, sono stati compiuti buoni progressi nell affrontare il cambiamento climatico, ha detto Mario Draghi, intervenendo alla Cop26 a Glasgow. I Paesi del G20 - ha spiegato il presidente del Consiglio - rappresentano circa il 75% delle emissioni globali di gas serra e circa l 80% del PIL mondiale. Al vertice dello scorso fine settimana a Roma, gli Stati membri del G20 hanno concordato che dobbiamo limitare l aumento della temperatura globale a 1,5 gradi e si sono impegnati a raggiungere emissioni nette pari a zero entro la metà del secolo. Abbiamo deciso di intensificare le nostre azioni a partire da questo decennio, migliorare i nostri contributi nazionali determinati e interrompere il finanziamento pubblico internazionale del carbone entro la fine del 2021.

Draghi ha detto che bisogna andare oltre e accelerare l'impegno per contenere l aumento della temperatura al di sotto di 1,5 gradi. Agire in modo più rapido e deciso. La questione economica non desta preoccupazione, l importante è "utilizzare i soldi nella giusta maniera". E Cop26 sia "l'inizio di nuovo slancio", con "i nostri giovani" che "devono essere al centro di questo processo".

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Il Paese, che conta 9,6 milioni di abitanti, è soggetto da oltre due anni a ripetute interruzioni di corrente su vasta scala, che talvolta durano per giorni. All'inizio di marzo, due terzi dell'isola, compresa L'Avana, erano già stati colpiti da un'interruzione di corrente.

Ma questo nuovo blackout generale, il sesto dall'ottobre 2024, si è verificato in un contesto particolarmente teso. L'economia cubana è in forte crisi, paralizzata dal blocco energetico imposto da Washington dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro all'inizio di gennaio. Da due mesi, le forniture di petrolio provenienti dal Venezuela, principale fornitore dell'Avana, sono interrotte e l'amministrazione Trump minaccia di sanzionare qualsiasi Paese che invii petrolio all'isola caraibica.

In questo contesto, il persidente Usa, parlando con i giornalisti alla Casa Bianca, ha affermato: "Credo che avrò l'onore di prendere Cuba. Che io la liberi o la prenda, penso di poter fare qualsiasi cosa voglia". Trump ha sottolineato che gli Stati Uniti sono in trattativa con L'Avana sul futuro del Paese, definendo Cuba "una nazione molto indebolita in questo momento".

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