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Sessant'anni fa l'eccidio di Kindu in cui morirono 13 italiani

di TMNews giovedì 11 novembre 2021
2' di lettura

Pisa, 11 nov. (askanews) - Con una solenne cerimonia presso il sacrario di Pisa, l'Aeronautica Militare ha reso omaggio, nel giorno del 60esimo anniversario dell'eccidio di Kindu, ai 13 aviatori italiani della 46esima Brigata Aerea trucidati nell'ex Congo belga durante una missione di pace sotto egida Onu.

Tredici anime, uomini tra i 25 e i 43 anni ai comandi del maggiore Amedeo Parmeggiani: piloti, specialisti e un medico, il tenente 29enne Francesco Remotti, arrivati a Kindu l'11 novembre del 1961 con due aerei da trasporto C-119, il " Lyra 5" e il "Lupo 33", per portare aiuti umanitari e rifornimenti alle guarnigioni dell'Onu e uccisi barbaramente dai soldati congolesi che li avevano scambiati per soldati del Katanga.

A Pisa a rendere onore ai 13 caduti di Kindu, c'era il nuovo Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica militare, generale di Squadra Aerea, Luca Goretti.

"Sono 13 ragazzi che hanno perso la vita per un operazione di pace - ha spiegato Goretti - per dimostrare, ancora una volta, come l'Italia, il nostro Paese, nei momenti di difficoltà o quando viene chiesto, è presente. Loro oggi sono ancora insieme a noi, come sono insieme a noi tutti i colleghi della 46esima Brigata Aerea, come saranno anche in futuro, in qualsiasi Paese, per portare la nostra bandiera, il nostro orgoglio, la nostra passione e l umanità del popolo italiano. Loro sono stati un esempio di umanità e, come tale, vanno ricordati e riconosciuti e questo è un tributo che noi dobbiamo a loro e ai loro familiari che non si sono mai stancati di ricordare la loro memoria e di questo noi siamo profondamente orgogliosi e siamo vicini a loro in questo giorno".

Per giorni, dopo l'eccidio non si seppe nulla della sorte dei soldati italiani. Solo mesi dopo i loro resti furono ritrovati in una fossa comune e riportati in Italia. Nel 1994 fu riconosciuta alla loro memoria la medaglia d'oro al valore militare.

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