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Hiv pandemia nascosta, Piano Aids applicato con molti ritardi

di TMNews giovedì 16 dicembre 2021
3' di lettura

Roma, 17 dic. (askanews) - La lotta a Hiv e Aids procede a macchia di leopardo: ci sono ancora troppe differenze nell'attuazione del Piano nazionale di interventi 2017-2019, con molti ritardi. Nel 2019, solo la metà delle Regioni lo aveva recepito con delibere regionali, solo nel 38% dei casi era stata nominata la Commissione regionale Aids - risultando pienamente operativa -, solo il 37% delle regioni aveva realizzato campagne di comunicazione per le popolazioni target e solo il 28% delle regioni aveva definito un Percorso diagnostico terapeutico assistenziale dell'HIV. È quanto emerge dai risultati del progetto di ricerca APRI - Aids Plan Regional Implementation svolto da SDA Bocconi School of Management con il contributo di Gilead Sciences, presentato a Roma all'evento "L'HIV 40 anni dopo. Rilanciare la lotta alla pandemia dimenticata".

L'HIV continua ad essere una pandemia dimenticata, all'ombra dell'epidemia da Covid-19 che ha causato un calo di oltre il 50% dei test HIV effettuati e ritardi nell'accesso ai servizi sanitari per visite e consulti. Mancanza di informazione e sensibilizzazione alimentano il diffondersi dell'infezione soprattutto tra i più giovani. In Italia, si stima siano circa 120.000 le persone affette da Hiv: di queste circa 100.000 sono state diagnosticate (83%) ma le rimanenti 20.000 (17%) sono ancora "sommerso", "in attesa" di fare il test, con il rischio di diagnosi tardiva e aggravamento dell'infezione da un lato e la sua continua diffusione dall'altro.

"Desideriamo proporre una modifica della legge 135 che determinava i principi fondamentali per il controllo dell'Aids, ma è del 1990. Oggi - afferma Barbara Suligoi Responsabile Centro Operativo AIDS, Istituto Superiore di Sanità - desideriamo avere un sistema di monitoraggio e di raccolta dei dati di qualità, che sia sicuro, che tuteli la privacy delle informazioni dei pazienti, che sia moderno, con la digitalizzazione dei dati, con un flusso di dati e una piattaforma a livello nazionale con un aggiornamento continuo dei dati".

Nell'ottica di contribuire all'applicazione di alcune azioni specifiche del Piano Nazionale di interventi contro Hiv e Aids è nato il progetto di ricerca APRI 2.0, con l'obiettivo di identificare strategie d'intervento più adeguate attraverso la realizzazione di alcune case studies.

"Bisogna trovare le risorse e riorganizzare i servizi -sottolinea Massimo Farinella Coordinatore sezione M CTS - in modo tale che si vada dal centro alla periferia, si arrivi a tutte le persone e a una attività efficace per combattere il sommerso. Agevolare le persone a fare il test, abbattere la paura di fare il test e tutte le attività che le associazioni possono mettere in campo per combattere l'Hiv".

Siglato anche il primo Manifesto per un impegno concreto nella lotta all'Hiv, un patto inter-istituzionale nell'ottica di rilanciare la lotta a questa pandemia dimenticata.

"L'impegno di Gilead contro l'Hiv - afferma Valentino Confalone, Amministratore Delegato Gilead Sciences Italia - è un impegno trentennale concentrato sulla ricerca scientifica, sulla ricerca di terapie innovative e trasformative. Un impegno che continua e continuerà nel tempo a cui si accompagna il supporto a 2350 gradi a tutte le iniziative necessarie affinché possiamo veramente arrivare al 2030 con un obiettivo di un mondo libero da Hiv e Aids".

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