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Iraq, a Mosul la prima fossa comune dei combattenti dell'Isis

di TMNews lunedì 21 marzo 2022
1' di lettura

Roma, 21 mar. (askanews) - Le autorità irachene hanno estratto da una fossa comune a Mosul, nel nord del Paese mediorientale, i resti di 85 combattenti dello Stato Islamico e delle loro famiglie uccisi quando l'esercito iracheno riprese il controllo della roccaforte jihadista nel 2016-2017.

Potrebbe essere questa la prima fossa comunque con i resti di esponenti dell'Isis in Iraq, uccisi durante la battaglia di Mosul che vide fronteggiarsi l'Isis con i soldati iracheni, sostenuti da una coalizione internazionale tra l'ottobre 2016 e l'estate 2017.

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Sui social gli attivisti hanno condiviso un video a bordo di una delle imbarcazioni in cui l'equipaggio alza le braccia e dice di essere stato intercettato. La Marina di Tel Aviv ha affermato su X di aver fermato circa 175 attivisti diretti verso la Striscia di Gaza. Israele ha avvertito le altre imbarcazioni della Flotilla che se non cambieranno rotta, saranno a loro volta intercettate.

Gli attivisti hanno denunciato l'accaduto, parlando di "un vero e proprio attacco contro i civili in acque internazionali" e sollecitando "un intervento immediato" da parte dei governi di tutto il mondo". Inoltre, hanno affermato che le forze israeliane hanno lasciato diverse imbarcazioni "in avaria e danneggiate" dopo il loro intervento e hanno "distrutto i motori e i sistemi di navigazione" prima di ritirarsi, "abbandonando intenzionalmente centinaia di civili" mentre è in arrivo una tempesta.

Le opposizioni hanno chiesto al governo di intervenire. La segretaria del Pd, Elly Schlein ha parlato di "pirateria internazionale". "Una inaccettabile violazione del diritto del mare, fatta con arroganza a largo di Cipro, in acque internazionali a 50 miglia dalle coste greche e quindi dall'Europa" ha detto. "Le istituzioni europee e il Governo italiano esprimano una chiara condanna e facciano tutto quanto in loro potere".

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Oms, gli Usa devono ancora pagare le quote arretrate

Ginevra, 29 apr. (askanews) - Gli Stati Uniti hanno lasciato l'Organizzazione mondiale della sanità, ma non hanno ancora pagato le quote arretrate. Lo ha detto a Ginevra il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Washington aveva annunciato il ritiro dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Secondo l'Oms, però, l'uscita resta legata a due condizioni: il preavviso di un anno e il pagamento degli arretrati. La prima è stata rispettata, ha spiegato Tedros. Sulla seconda, l'organizzazione dice di non avere ancora ricevuto nulla. La vicenda sarà esaminata dall'assemblea annuale degli Stati membri, in programma a maggio.

Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Oms: "Il ritiro degli Stati Uniti è condizionato da due cose. La prima è la notifica, con un anno di anticipo, e questo requisito è stato rispettato. La seconda è il pagamento degli arretrati. Speriamo quindi che lo facciano, ma finora non abbiamo ancora ricevuto nulla".

Raul Thomas, vicedirettore generale Oms per le operazioni e la conformità: "No, non abbiamo ricevuto dagli Stati Uniti nessuna delle quote obbligatorie. Tuttavia, per il biennio 2026-2027 siamo finanziati all'85% e abbiamo messo in campo una serie di misure per controllare anche le nostre spese. Quindi, mentre lavoriamo alla mobilitazione delle risorse, stiamo anche stringendo la cinghia. Abbiamo adottato diverse misure in questo senso. Abbiamo piani di sostenibilità per garantire molta prudenza nella spesa. E anche se sappiamo che sarà molto difficile raccogliere l'ultimo 15%, siamo fiduciosi di riuscire, se non a mobilitare l'intero importo, almeno a mantenere le nostre spese pari al denaro che effettivamente incassiamo".

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Trump attacca ex direttore Fbi Comey: "È un poliziotto corrotto"

Washington, 30 apr. (askanews) - Nello Studio Ovale, accanto agli astronauti della missione Artemis II, Donald Trump ha attaccato l'ex direttore dell'Fbi James Comey, incriminato per un post su Instagram con conchiglie disposte a formare il numero "8647", interpretato come una minaccia al presidente. Trump ha definito Comey "un poliziotto corrotto" e ha detto che il numero "86", nel gergo della criminalità, significa "uccidilo".

"Persone come Comey hanno creato un pericolo enorme, credo, per i politici e per altri. Comey, sa, è un poliziotto corrotto. È un poliziotto molto corrotto. Ha imbrogliato sulle elezioni. Ha cercato di aiutare Hillary Clinton, come sapete. Ha lasciato cadere molte cose che avrebbe dovuto portare avanti. Io non ero coinvolto, ma lui avrebbe dovuto portarle avanti. No, è un poliziotto corrotto. È un uomo disonesto".

Alla domanda se il post Instagram con le conchiglie disposte a formare "8647", per il quale l'ex direttore dell'Fbi James Comey è stato incriminato, abbia messo in pericolo la sua vita o costituisse una minaccia, Trump ha replicato: "Beh, chiunque sappia qualcosa di criminalità sa che cosa significa '86'. Sapete che cos'è 86? È un termine della mafia per dire uccidetelo, sapete. Avete presente i film? 'Fatelo fuori', dice il mafioso a uno dei suoi splendidi soci. 'Fatelo fuori', vuol dire uccidetelo".

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Pentagono: guerra in Iran costata 25 finora miliardi

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Adam Smith, deputato democratico: "Non abbiamo ancora ricevuto dal Pentagono i costi della guerra. Quindi, per il verbale, vorremmo averli il prima possibile. Certamente le munizioni impiegate, ma è stato poco segnalato anche che abbiamo avuto una quantità significativa di equipaggiamenti distrutti, compresi due C-130 durante il salvataggio dei nostri aviatori abbattuti. Avete quindi una stima dei costi in arrivo a breve, oppure una richiesta specifica di fondi supplementari?".

Jules Hurst, sottosegretario alla Difesa: "Grazie per la domanda. A oggi stiamo spendendo circa 25 miliardi di dollari per l'operazione Epic Fury. La maggior parte riguarda le munizioni. Una parte, ovviamente, riguarda operazioni e manutenzione e la sostituzione degli equipaggiamenti. Formuleremo, attraverso la Casa Bianca, una richiesta supplementare che sarà trasmessa al Congresso una volta completata la valutazione del costo del conflitto".

Adam Smith: "Quindi sta dicendo che il costo totale, a questo punto, è di 25 miliardi di dollari?".

Jules Hurst: "Sì, questa è la nostra stima del costo".

Pete Hegseth, segretario alla Difesa: "La sfida più grande, l'avversario più grande che abbiamo davanti in questo momento, sono le parole sconsiderate, inconsistenti e disfattiste dei democratici al Congresso e di alcuni repubblicani. Dopo due mesi, lo ricordo, due mesi di conflitto, dopo due mesi di una battaglia esistenziale per la sicurezza del popolo americano. L'Iran non può avere una bomba nucleare. Siamo orgogliosi di questa operazione. Sono orgoglioso che il presidente Trump abbia avuto il coraggio di farla, e non vedo l'ora di dirvi di più su ciò che le nostre truppe hanno realizzato".

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