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Tre Biennali per un dialogo costante tra le discipline artistiche

di TMNews venerdì 8 aprile 2022
2' di lettura

Venezia, 8 apr. (askanews) - Tre festival per raccontare, ancora una volta, le molteplici facce della creatività artistica e la necessità costante di un dialogo tra le discipline, soprattutto in un momento storico complesso come quello che stiamo vivendo. Con queste premesse sono stati presentate a Venezia le Biennali dedicate a Danza, Musica e Teatro.

"Questi tre festival - ha detto ad askanews il presidente della Biennale, Roberto Cicutto - vengono dopo due anni di pandemia, anch'essi, come la Biennale Arte, si confrontano con il nuovo dramma della guerra, però il concetto base nasce da un progetto che ha fatto del quadriennio un unico grande festival in quattro parti. Quindi adattano quel concetto base su cui hanno costruito i programmi sul presente, che poi sul dire anche costruire il futuro".

Complessivamente tra fine giugno e fine settembre sono previsti oltre 170 appuntamenti con 600 artisti in arrivo da tutto il mondo. All'insegna di una voglia di "andare oltre", che contraddistingue tutti e tre gli eventi.

"La Biennale Teatro 2022 - ci ha spiegato Gianni Forte, del duo ricci/forte, che dirige il festival teatrale veneziano - vedrà Rot, cioè vedrà rosso. Abbiamo scelto questa parola tedesca perché già nel pronunciarla sentiamo un graffio, sentiamo qualcosa di sgradevole, nel senso che rappresenterà la realtà feroce che stiamo vivendo".

Una realtà con cui si confronta anche la Biennale Musica, diretta da Lucia Ronchetti, che vuole esplorare il ruolo delle nuove tecnologie nel contesto del teatro musicale contemporaneo. Aspetto questo che si ritrova anche negli spettacoli della Biennale Danza.

"Dopo gli ultimi due anni nei quali siamo stati rinchiusi - ha detto il direttore del settore Danza Wayne McGregor - oggi vogliamo liberarci da ogni chiusura. E gli artisti cercano una freschezza di rottura, ripensano le loro pratiche in combinazione e in relazione con altre idee. Quindi vediamo chi lavora con la realtà virtuale insieme alla danza dal vivo, altri che lavorano oltre e attraverso la danza. Io credo che questo sia molto importante perché la danza dà il suo meglio quando non si fissa su elementi concreti, ma si muove lungo delle ambiguità. E questa è la forza e la profondità che vogliamo portare in questo festival della Biennale".

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La collaborazione tra Danilo Amerio e Paolo Mengoli dà forza alla narrazione. Le loro voci si alternano come due prospettive della stessa ferita: quella dell'uomo che osserva la bambina e non trova parole; quella dell'adulto che porta il peso di ciò che resta non detto.

"Papà dove sei" è una ballad costruita senza artifici, lasciando spazio alla verità della storia: archi, pianoforte, voci pulite, una produzione asciutta che privilegia emozione e ascolto.

La canzone diventa così un omaggio ai padri che non ci sono più, alle famiglie che restano, ai bambini che aspettano risposte, e a tutti coloro che servono il Paese tra sacrifici e silenzi.

TMNews