CATEGORIE

"Bangla-La serie", per sorridere e capire le seconde generazioni

di TMNews giovedì 14 aprile 2022
2' di lettura

Roma, (askanews) - E' pigro, indolente e ha uno spiccato accento romano Phaim, il protagonista della serie "Bangla", ma quello che lo differenzia da molti suoi coetanei è che, come dice lui, è "50 per cento Bangla e 50 per cento Italia". Il ragazzo di seconda generazione protagonista di un film di successo tre anni fa torna con otto episodi su RaiPlay dal 13 aprile e dal 27 aprile al 6 maggio in prima serata su Rai3. L'ambientazione è sempre il quartiere multietnico di Torpignattara, dove per lui non è facile trovare il giusto equilibrio tra tradizioni familiari, regole religiose e il mondo circostante.

L'interprete-regista è Phaim Bhuiyan, che ha diretto la serie insieme a Emanuele Scaringi: "All'inizio della scrittura ci sono fasi di psicoterapia in cui io sviscero quelli che sono per me i problemi e i contrasti che vivo tutti i giorni, ecco. In più abbiamo cercato insieme a Emanuele e Vanessa di andare all'interno della comunità per parlarne proprio, magari avevamo una base, una bozza, dei progetti e quindi farli leggere e chiede: secondo voi questa cosa va bene? Quindi chiedere proprio quale è la percezione rispetto ad alcune scene, se potessero effettivamente offendere".

Uno dei dubbi che Phaim si pone nella serie è come affrontare la questione del sesso, rispettando i propri desideri e quelli della fidanzata, interpretato da Carlotta Antonelli, rispettando però le regole islamiche: "Dove abbiamo potuto portare la verità l'abbiamo fatto. Quindi sì, sicuramente il sesso, e per esempio un altro tema è stato il mese di Ramadan. Ma anche raccontare le prime generazioni, quindi come si vive dopo che magari perdi tutto e quindi devi sostanzialmente trovare una soluzione. Quindi il subaffitto è una di quelle, che anche la mia famiglia ha vissuto".

La serie è divertente, frizzante e svela con leggerezza cosa significhi la parola multietnicità oggi in Italia."Mi aspetterei di più che lo vedesse chi non conosce queste realtà perché magari si può fare un'idea, no? E magari che ci sia un dibattito, fondamentalmente, anche per le seconde generazioni che non erano mai state rappresentate prima, adesso possono avere diversi spiragli e diverse voci. Quindi può diventare anche un punto di riferimento".

tag

Ti potrebbero interessare

Cosa lasciano le Paralimpiadi? Se ne è parlato all'Istituto dei Ciechi

Milano, 13 mar. (askanews) - "Siamo qui nella cornice dell'Istituto dei Ciechi, un palazzo meraviglioso a Milano, per parlare del lascito delle Paralimpiadi Invernali, grazie a una ricerca fatta da SWG, che abbiamo sostenuto come Coca Cola Italia, abbiamo cercato di tracciare un bilancio di come gli italiani hanno percepito questi Giochi. Sono stati sicuramente un appuntamento per celebrare la massima espressione della performance sportiva, olimpica e paralimpica. Noi come Coca Cola supportiamo da sempre i Giochi paralimpici perché condividiamo i valori di questo grandissimo evento": così Cristina Camilli, direttrice relazioni istituzionali, comunicazione e sostenibilità di Coca Cola Italia, a margine dell'Incontro "Giochi Paralimpici Invernali: un'eredità di inclusione", presso la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano.

"Abbiamo creato un piccolo codice per persone ipovedenti e non vedenti, per permettere a chi ha difficoltà visive di accedere al contenuti delle etichette dei prodotti", ha spiegato la responsabile.

L'incontro è stato promosso congiuntamente da Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI) e CocaCola: un momento di confronto dedicato al valore dei Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 come occasione concreta per rafforzare una cultura dell'accessibilità e dell'inclusione, anche oltre lo sport. Ad aprire i lavori Mario Barbuto, Presidente Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI), e Rodolfo Masto, Presidente della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano.

TMNews

"La torta del Presidente", tra commedia e dramma nell'Iraq anni '90

Roma, 13 mar. (askanews) - Hasan Hadi ha vinto la Caméra d'Or e il Premio del Pubblico alla Quinzaine des Réalisateurs a Cannes raccontando una storia drammatica ma piena di vitalità e di umorismo ambientata nell'Iraq degli anni Novanta. La protagonista de "La torta del Presidente", nei cinema del 19 marzo, è una bambina che mentre il Paese lotta per sopravvivere a guerra e carestia è obbligata a preparare una torta per festeggiare il compleanno di Saddam Hussein. Lamia, 9 anni, arriva in città, dove è impossibile trovare zucchero e farina, e con il suo amico Saeed e il suo gallo va incontro a mille peripezie.

La storia raccontata da Hasan Hadi parte dai suoi ricordi di infanzia. "Io credo che la corruzione, i problemi che abbiamo oggi in Iraq nascano proprio in quel periodo, che è stato una specie di buco nero, perché eravamo completamente isolati, da Saddam e dalle sanzioni economiche. - ha detto il regista - Quando ero bambino, come Lamia, mi ricordo che vivevamo in un Paese di cui eravamo orgogliosi, che era il luogo di nascita delle più antiche civiltà, ma allo stesso tempo c'era una delle dittature più brutali. Allo stesso tempo ho anche ricordi bellissimi delle persone, della mia comunità".

Il regista mostra la realtà quotidiana della sua gente attraverso gli occhi vivacissimi della protagonista, celebra il potere dell'amicizia, sempre tenendo un grande equilibrio tra dramma e commedia. "E' qualcosa che impari in quelle situazioni, ridicolizzare la tragedia è il tuo strumento di sopravvivenza" ha concluso Hadi.

TMNews

Il momento in cui un raid israeliano colpisce edificio sud del Libano

Roma, 13 mar. (askanews) - Immagini di AFPTV mostrano il momento in cui un attacco israeliano colpisce un edificio nel villaggio di Abbasiyeh, nel Sud del Libano, vicino a Tiro. Secondo il ministero della Salute libanese, gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 773 persone dal 2 marzo, mentre Israele ha promesso che il Libano pagherà un prezzo sempre più caro in termini di danni alle infrastrutture.

TMNews

Paolo Borgia, nunzio apostolico in Libano in visita nel sud del Paese

Roma, 13 mar. (askanews) - Fedeli cristiani dei villaggi del Libano meridionale hanno accolto calorosamente l'arcivescovo Paolo Borgia, nunzio apostolico in Libano, pochi giorni dopo la morte del sacerdote Pierre Rai, ucciso dal fuoco dell'artiglieria dell'esercito israeliano.

TMNews