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Francesco Gabbani: Condurre Sanremo? Non direi di no

di TMNews venerdì 22 aprile 2022
2' di lettura

Milano, 22 apr. (askanews) - Sorprende ancora una volta con la sua capacità di comunicare concetti importanti in musica, ma senza mai perdere la sua proverbiale leggerezza. A distanza di due anni da "Viceversa", Francesco Gabbani torna con un nuovo album, il quinto lavoro in studio, dal titolo "Volevamo Solo Essere Felici", un titolo che è il suo stile di vita.

"Lo considero un altro passo in avanti rispetto a quello che è il mio naturale percorso artistico che va di pari passo col mio percorso di vita perchè continuo ad approcciarmi alla scrittura delle canzoni semplicemente come espressione di quello che sono" spiega.

Per Francesco resta cruciale la ricerca della felicità in un momento di grande incertezza in cui quasi superata la pandemia ci troviamo con una guerra alle porte: "Credo che la ricerca della felicità sia il movente di qualsiasi nostra azione, pensiero, decisione o strada che prendiamo. Fondamentalmente lo facciamo per riuscire ad essere felici. Questo disco racconta questa tenerezza, è quasi una giustificazione: ma noi volevamo solo essere felici".

Conclusa con successo l'esperienza televisiva di "Ci vuole un fiore" in cui ha tenuto le fila del primo show green della televisione italiana, Gabbani non esclude nuove sfide: "Io le cose le prendo sempre con grande umiltà non lo dico per piaceria, vedremo... Ma ci potrebbe stare, perchè no? Sarebbe una grande responsabilità pensare di fare un Sanremo, se me lo proponessero ci rifletterei, non la scarterei come ipotesi".

Diventato celebre per i suoi brani energici è capace di proporre al suo pubblico canzoni più riflessive, dove la ricerca del testo si sposa con melodie raffinate: "Io sono più attratto dal fornire delle domande più che dare delle risposte, perchè le domande ci spostano in avanti e ci danno incipit per un movimento".

Gabbani non vede l'ora di incontrare nuovamente il suo pubblico, prima con un in store, poi un tour estivo per presentare dal vivo "Volevamo solo essere felici" e infine le due date a Milano e Roma nei palazzetti a ottobre rinviate per il covid.

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La canzone si apre con lo sguardo della bambina, descritto con delicatezza e realismo: otto anni, forse meno, un berretto troppo grande e la capacità istintiva di "aspettare come solo i figli di chi parte sanno fare". Il dialogo con il comandante è lacerante nella sua innocenza: "Comandante papà oggi non è a casa. Se lo chiama lei magari gli risponde." Parole che diventano un crollo emotivo, un dolore che nessuna divisa prepara ad affrontare.

Il coro dei bambini, presente nei passaggi più toccanti, diventa la voce universale di chi ha perso un padre, un riferimento, una guida: "Ciao papà dove sei, perché hai preso il volo lasciando il vuoto "

Il brano non si limita a raccontare un evento: lo trasforma in una testimonianza, in un atto di memoria e rispetto verso le famiglie dei servitori dello Stato che affrontano sacrifici enormi, spesso invisibili agli occhi del mondo.

La collaborazione tra Danilo Amerio e Paolo Mengoli dà forza alla narrazione. Le loro voci si alternano come due prospettive della stessa ferita: quella dell'uomo che osserva la bambina e non trova parole; quella dell'adulto che porta il peso di ciò che resta non detto.

"Papà dove sei" è una ballad costruita senza artifici, lasciando spazio alla verità della storia: archi, pianoforte, voci pulite, una produzione asciutta che privilegia emozione e ascolto.

La canzone diventa così un omaggio ai padri che non ci sono più, alle famiglie che restano, ai bambini che aspettano risposte, e a tutti coloro che servono il Paese tra sacrifici e silenzi.

TMNews