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Arte Fiera: la pittura al centro, ma anche fotografia e suono

di TMNews giovedì 12 maggio 2022
2' di lettura

Bologna, 13 mag. (askanews) - Vivace, curiosa e animata da un desiderio forte di rimessa in moto: Arte Fiera a Bologna riparte dal mese di maggio, rispetto al tradizionale appuntamento di gennaio, e lo fa con la voglia di mettersi in gioco anche attraverso scelte non scontate dei galleristi, oltre che con il taglio voluto dal direttore artistico Simone Menegoi per le sezioni curate della fiera. "Si tratta proprio - ha spiegato ad askanews - di una parte dell'ossatura commerciale della fiera che tuttavia è stata selezionata accuratamente da dei curatori, in dialogo con me, sulla base di una serie di indicazioni che toccano il contemporaneo attraverso un ragionamento sui media: da un lato la fotografia e il video, e dall'altro la pittura, che in questo momento è al centro non solo dell'interesse del mercato, ma anche di quello critico".

Nella sezione principale si incontrano gallerie storiche, come per esempio Poggiali, che ha portato a Bologna uno stand a più voci, con dei grandi lavori di Luca Pignatelli che accolgono i visitatori già dall'esterno. Stessa scelta fatta da Mazzoleni con i lavori luminosi di Marinella Senatore, altro nome di rilievo della scena non solo italiana. Interessante poi lo spazio, ampio, dedicato alla fotografia, sempre più centrale nel discorso sul contemporaneo, come dimostra, per esempio, un lavoro enorme di Per Barclay presentato da Giorgio Persano. Ma, come diceva Menegoi, è la pittura a giocare ancora un ruolo chiave nelle dinamiche della fiera, che ospita una sezione espressamente dedicata a chi dipinge nel XXI secolo, non solo con la figurazione.

"A riprova del fatto che l'astrazione è un linguaggio tuttora vivo e assolutamente interessante - ha aggiunto il direttore - invito a visitare i numerosi stand della fiera che presentano artisti che lavorano anche oggi, anche 30enni o 40enni co questo linguaggio e con delle soluzioni né scontate né obsolete".

Aspetto importante di questa edizione è anche la sezione Focus, affidata a un curatore esterno che ha lavorato con alcuni dei galleristi presenti. "In questo caso - ha concluso Simone Menegoi - il curatore invitato è Marco Meneguzzo, noto a livello internazionale per la sua competenza sull'arte cinetica e programmata, che ha allargato lo spettro a includere vari approcci analitici e razionali alla creazione negli anni Sessanta e Settanta, in Italia e a livello Internazionale".

Tra le scelte più coraggiose, poi, quella di presentare, come opera inedita di un artista invitato, un lavoro di Liliana Moro che è solo sonoro e accompagna i visitatori che raggiungono Arte Fiera sui tapis-roulant. Anche questo è un modo per provare a rendere sempre più intenso il discorso culturale della manifestazione bolognese.

(Leonardo Merlini)

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Fairhope (Alabama, Usa), 25 apr. (askanews) - "Gli americani, come noi, hanno bisogno, e penso che sia un momento storico questo importantissimo, hanno bisogno di un'umanità che altrimenti abbiamo perduto. Fare la pasta non è solo il prodotto finito, ma tu verrai in un attimo dalla forchetta, il rumore della forchetta sul tavolo, la manovella della pasta, della macchinetta, le spalle che si rilassano, gli occhi. A tavola non si invecchia, il momento viene fermato, per cui c'è è un modo per non pensare ai problemi di ieri, di oggi, di domani. Crea tanto benessere proprio fisico che qualcuno ha scritto, It is so good to make pasta that we are not ready to let it go".

'È così bello fare la pasta che non siamo pronti a lasciar perdere'. Potrebbe diventare uno slogan, un motto. A tavola tutto si risolve: cucinare è un atto d'amore e se lo si fa insieme, tutto acquista un senso. Ad accoglierci nel suo laboratorio è Marilena Finizza in Rutland, italiana al 100%, sposata con un cittadino americano, trasferitasi in Alabama, nella capitale dello stato, Montgomery, e poi a Fairhope, sulla baia di Mobile, nota per il suo centro artistico, le strade fiorite e i tramonti mozzafiato.

"È tradizione. All'inizio avevo un posto piccolissimo, erano appena 65 metri quadrati, perché non sapevo come sarebbe stata presa questa idea. I miei genitori erano sconvolti: per loro da italiani, lasciare un posto fisso, come manager da 18 anni, per insegnare la cucina italiana era inconcepibile. E invece sta già accadendo. Piace, perché c'è bisogno di nuove esperienze. Poi a chi è che non piace l'Italia? Per me è un circolo che si chiude, specialmente adesso che ho due ragazze all'università per cui sono diventata 'empty nester' (il termine si riferisce a un genitore i cui figli sono cresciuti e se ne sono andati di casa, il che spesso porta alla cosiddetta "sindrome del nido vuoto", ndr) e non mi è piaciuta assolutamente quella solitudine. Mi ha fatto riflettere: perché sono arrivata qua in Alabama? Deve esserci un motivo! Non voglio pensare che ci sia solo capitata", dice.

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