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Tutto ciò che (non) sappiamo sul cervello: storia e prospettive

di TMNews martedì 9 agosto 2022
3' di lettura

Venezia, 10 ago. (askanews) - Testimonianze, oggetti e una sorta di grande conversazione tra scienziati. Il progetto "Human Brains", intrapreso da Fondazione Prada nel 2018 per esplorare il mondo delle neuroscienze e le radici della nostra coscienza, prende a Venezia la forma di una mostra complessa e affascinante che, in un certo senso, prova a fare il punto sulla storia delle credenze e conoscenze sul cervello umano.

"Forse - ha detto ad askanews il neurologo Giancarlo Comi, presidente del comitato scientifico di Human Brains - non riflettiamo abbastanza sul fatto che anche i nostri cervelli sono unici, unici e irripetibili. E il motivo di ciò è che è talmente complessa l'organizzazione del nostro cervello, che riuscire a ripeterla due volte nello stesso modo è un esercizio letteralmente impossibile. L'interesse del progetto Human Brains non è quello di pretendere di aggiungere conoscenze, ma è quello di portare per mano tutti noi in questo processo di comprensione del nostro cervello".

Un processo che parte da molto lontano, come dimostrano alcuni degli oggetti riprodotti in mostra: è impossibile non commuoversi davanti, per esempio, ai Cilindri di Giudea, due reperti archeologici che risalgono al XXII secolo a.C. e che portano incisa, nella lingua cuneiforme dei Sumeri, la più antica trascrizione conosciuta di un sogno. Poco importa che si tratti di una copia stampata in 3D, il punto in questo caso è la documentazione, è il messaggio e non il medium.

"È una mostra - ci ha spiegato Chiara Costa, Head of Programs di Fondazione Prada - che insegue l'utopia di non essere una mostra tradizionale, ma di raccontare quello che è stato finora lo studio del cervello e quale può essere un dialogo immaginario tra degli scienziati che si confrontano sul loro lavoro".

Il percorso è articolato: si parte dalle proiezioni sull'anatomia del cervello per arrivare, attraverso le riproduzioni di papiri dell'Antico Egitto o di manoscritti di Leonardo da Vinci, alle pubblicazioni di Rita Levi-Montalcini o alla prima risonanza magnetica di un cervello umano, datata 1978.

"In fondo - ha aggiunto il professor Comi - è da poco tempo che abbiamo messo il nostro pensiero nella scatola cranica, è stato in giro per il corpo per millenni e millenni, prima di approdare lì. È solo da poco più di 20-30 anni che siano entrati dentro il sistema e abbiamo cercato di carpire delle informazioni, e ogni volta che riuscivamo a estrarne alcune si aprivano nuove porte e ci rendevamo conto di quanto poco sapessimo, e questo è un aspetto molto importante".

Uno dei punti chiave per capire l'intero progetto Human Brains è proprio quello della presa di consapevolezza di ciò che non sappiamo del cervello, di ciò che non abbiamo ancora scoperto sulla nostra coscienza. Ed è estremamente affascinante, al culmine di un percorso complesso come quello dell'esposizione, arrivare al secondo piano di Ca' Corner della Regina e trovarsi immersi in una sorta di grande conversazione tra i più importanti neuroscienziati al mondo, costruita su 32 schermi e gestita da un sistema auto-organizzato, proprio come il cervello, che controlla i diversi video e li gestisce in modo da dare l'idea di un dialogo infinito.

"Per noi - ha concluso Chiara Costa - la linea guida è occuparci dei temi che sono rilevanti per comprendere il nostro presente. Questo di Human Brains è sicuramente per noi il tema più importante ed è stata la sfida più importante che la Fondazione abbia mai affrontato".

La mostra "It Begins with an Idea" è il terzo capitolo del progetto Human Brains che in autunno si concluderà a Milano con un grande convegno scientifico dedicato alla cura delle malattie che colpiscono il cervello.

(Leonardo Merlini)

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"Inside the experience" di Haier alla Milano Design Week

Milano, 25 apr. (askanews) - In occasione della Milano Design Week, Haier, brand numero uno al mondo per i grandi elettrodomestici, presenta "Inside the Experience": un racconto immersivo e diffuso che trasforma Milano in un Haier Hub. Un ecosistema di spazi, tecnologia e contenuti.

Il progetto ha l'epicentro in Via Bergognone 26, ma si estende poi in altri punti chiave: da Superstudio Maxi, con Invictus Yacht, a Eurocucina con lo stand Arrex - Technology by Haier.

"La Design Week quest'anno, per Haier, ha una grandissima opportunità: quella di far toccare con mano, alle persone che vengono a trovarci, la tecnologia di Haier. L'abbiamo fatto grazie a collaborazioni illustri, a partnership illustri in giro per la città di Milano. Questo è nato dall'esigenza di voler raccontare, in maniera molto semplice, la nostra sofisticata tecnologia" ha dichiarato Emiliano Garofalo, Country Manager Haier Italy.

Andare all'Haier Hub, significa immergersi in un percorso guidato dalla luce, con ambienti pensati per sorprendere e ispirare. C'è una ricca programmazione tra eccellenza, sport, gaming e cultura del cibo, con il coinvolgimento di chef, influencer e protagonisti del mondo dello sport e del design: "A me piace definire la tecnologia Haier una tecnologia invisibile. E' quella tecnologia che aiuta il consumatore nelle esigenze di tutti i giorni. Noi ci mettiamo al servizio del consumatore ed è quello che, grazie a Design Week, grazie alle installazioni in Via Bergognone, quest'anno riusciamo a trasferire. Certamente, le partnership che abbiamo in essere quest'anno, ci aiuteranno tanto in questa missione" ha continuato Garofalo.

Gli appassionati di calcio conosceranno già l'Haier Cam, che regala un POV esclusivo durante le partite. La collaborazione con la Lega Calcio Serie A e con DAZN si concretizza in una cabina di regia dedicata. Parallelamente, Nintendo, in una postazione dedicata, trasforma le Smart TV Haier MiniLED da 75 pollici, in veri e propri portali immersivi con un titolo iconico come "Mario Tennis Fever". A completare la visione di ecosistema connesso e sostenibile è BYD, partner di Haier durante la Design Week, che porta al centro la propria innovazione tecnologica con una riflessione concreta sul rapporto tra casa e mobilità: DOLPHIN SURF si trasforma in una vera e propria fonte di energia per alimentare gli elettrodomestici.

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Le soluzioni Haier portano l'innovazione "dentro l'esperienza" quotidiana. La Milano Design Week, quindi, diventa occasione per ospitare eventi di approfondimento sul ruolo della tecnologia nell'abitare domestico, a cui si può partecipare.

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Fairhope (Alabama, Usa), 25 apr. (askanews) - "Gli americani, come noi, hanno bisogno, e penso che sia un momento storico questo importantissimo, hanno bisogno di un'umanità che altrimenti abbiamo perduto. Fare la pasta non è solo il prodotto finito, ma tu verrai in un attimo dalla forchetta, il rumore della forchetta sul tavolo, la manovella della pasta, della macchinetta, le spalle che si rilassano, gli occhi. A tavola non si invecchia, il momento viene fermato, per cui c'è è un modo per non pensare ai problemi di ieri, di oggi, di domani. Crea tanto benessere proprio fisico che qualcuno ha scritto, It is so good to make pasta that we are not ready to let it go".

'È così bello fare la pasta che non siamo pronti a lasciar perdere'. Potrebbe diventare uno slogan, un motto. A tavola tutto si risolve: cucinare è un atto d'amore e se lo si fa insieme, tutto acquista un senso. Ad accoglierci nel suo laboratorio è Marilena Finizza in Rutland, italiana al 100%, sposata con un cittadino americano, trasferitasi in Alabama, nella capitale dello stato, Montgomery, e poi a Fairhope, sulla baia di Mobile, nota per il suo centro artistico, le strade fiorite e i tramonti mozzafiato.

"È tradizione. All'inizio avevo un posto piccolissimo, erano appena 65 metri quadrati, perché non sapevo come sarebbe stata presa questa idea. I miei genitori erano sconvolti: per loro da italiani, lasciare un posto fisso, come manager da 18 anni, per insegnare la cucina italiana era inconcepibile. E invece sta già accadendo. Piace, perché c'è bisogno di nuove esperienze. Poi a chi è che non piace l'Italia? Per me è un circolo che si chiude, specialmente adesso che ho due ragazze all'università per cui sono diventata 'empty nester' (il termine si riferisce a un genitore i cui figli sono cresciuti e se ne sono andati di casa, il che spesso porta alla cosiddetta "sindrome del nido vuoto", ndr) e non mi è piaciuta assolutamente quella solitudine. Mi ha fatto riflettere: perché sono arrivata qua in Alabama? Deve esserci un motivo! Non voglio pensare che ci sia solo capitata", dice.

Marilena non è l'unica italiana giunta a Fairhope e sposata con un americano. Nel suo laboratorio svetta la foto con autografo della campionessa olimpica Arianna Fontana, che pare abbia la suocera in zona.

Finizza con il suo "Mari" condivide e diffonde i valori della buona tavola, perché non solo fa bene la dieta mediterranea: saper fare le tagliatelle è una marcia in più. Ai suoi studenti spiega anche come il movimento delle spalle per impastare rilassi tutto il corpo e sia un anti stress meglio di una Spa. E a noi confida l'orgoglio di essere italiana perché davvero "dà senso" alla sua vita, oltre al fatto che comunque "25 anni fa" è arrivata in Alabama e ora la "fermano per strada": imsomma "Mari" è ormai un "personaggio in una comunità piccola ma molto aperta", a cui piacciono le novità. E ovviamente le tagliatelle.

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