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L'arte italiana e la ricerca della tensione verso il sacro

di TMNews martedì 8 novembre 2022
2' di lettura

Milano, 9 nov. (askanews) - L'arte italiana contemporanea e il senso del sacro, o per lo meno, delle ipotesi su questa tensione raccolte dal curatore Giorgio Verzotti per la galleria Building di Milano. "Il Numinoso" è una collettiva che prova a seguire le suggestioni del saggio sul sacro di Rudolf Otto del 1917.

"Il Numinoso - ha detto ad askanews il curatore della mostra, Giorgio Verzotti - è proprio l'emanazione del nume e questo non è sempre benefico, è un po' come il sublime di Kant, che ci annienta. Infatti Otto sostiene che tutta la ritualità delle religioni serva a proteggerci dalla forza incombente e dominante di questo Numinoso".

La mostra, che ha una seconda sede nella Basilica di San Celso, ospita oltre venti artisti che provano ad affrontare temi come la trascendenza, il tempo, la paura e il desiderio. E si spazia dai mostri sacri come Lucio Fontana, Jannis Kounellis o Piero Manzoni fino alle generazioni successive, con Gianni Caravaggio, Gaspare o Francesca Banchelli.

"C'è chi accetta questa ipoteca di una dimensione ultraterrena, quindi il divino - ha aggiunto Verzotti - altri invece fanno ricorso alla scienza e al pensiero razionale, quindi considerano il cosmo, l'universo e l'infinito con la prospettiva degli scienziati".

Non mancano poi le posizioni più ironiche, che giocano sull'idea stessa della parola Dio e ribaltano le prospettive.

"Le risposte più frequenti - ha concluso il curatore - sono quelle che dicono che 'il mio punto di partenza sono io', cioè è l'artista che deve in primo luogo confrontarsi con la sua parte divina e trascendente".

Un confronto che tutta la mostra mette in scena e che poi, alla fine, prende la forma anche di un omaggio all'arte italiana del secondo dopoguerra, quella, e non è un caso, uscita dal periodo della "morte di dio".

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Il percorso si chiude con un'unica opera: uno schermo che scorre lentamente attraverso tutti i sedici milioni di colori che la luce digitale può generare. Come una vetrata istoriata. Ma contemporanea. "Il modo in cui usiamo schermi e dispositivi oggi - spiega l'artista - li portiamo con noi quasi come reliquiari. Sono oggetti sacri".

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