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Amianto in Sardegna, nasce progetto per tutelare ex esposti

di TMNews mercoledì 15 febbraio 2023
1' di lettura

Roma, 15 feb. (askanews) - Sono oltre 6mila le vittime, ogni anno, a causa dell'amianto - secondo i dati dell'Osservatorio Nazionale Amianto. Si trasforma in fibre invisibili che, inalate e ingerite, causano una serie di patologie tra cui tumore polmonare e mesotelioma. Si presenta in maniera subdola dopo 25-30 anni.

L'amianto in Sardegna è un problema molto grave. È presente ovunque, ed è la terza regione a livello nazionale con 8 milioni di metri quadri di coperture in Eternit. E' nato, per questo, il Progetto ARRDIA (Asbestos Related Respiratory Diseases in Industrial Areas) per la tutela della salute degli ex esposti all'amianto.

Roberto Cherchi, Direttore FF SC Chirurgia Toracica Arnas Brotzu di Cagliari: "Partendo da questo presupposto e considerando che la medicina deve salvaguardare l'individuo, siamo partiti per andare a ricercare con tecniche molto avanzate marcatori tumorali precoci recenti, i micro-rna, che già vengono studiati a livello del plasma. E con un recente brevetto italiano che permette la raccolta liquida del respiro li cerchiamo esattamente laddove i tumori si producono all'interno delle strutture polmonari".

Il progetto ha due caratteristiche: cercare i marcatori all'interno dell'esalato e valutare lo stato di benessere di queste persone. "E' un progetto che raccoglie i campioni di 200 individui esposti. Recentemente è arrivato in Sardegna un medico indiano che si propone di riprodurre il progetto anche in India".

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Il fenomeno si osserva bene in California e riflette due dinamiche contemporanee. Da un lato la domanda crescente di esperienze immersive che non siano semplici vacanze ma percorsi di trasformazione personale; dall'altro la capacità del territorio di offrire cornici naturali uniche - dalle spiagge di Laguna Beach ai boschi e ai laghi dell'entroterra - in cui lo yoga si integra con pratiche come meditazione, mindfulness, paddle-yoga e terapie naturali. Boutique retreat e resort selezionati propongono programmi personalizzati per chi cerca un benessere su misura, mentre iniziative pubbliche in parchi e spiagge mantengono viva l'anima comunitaria della disciplina.

Allargando lo sguardo oltre la West Coast, la tendenza a collegare yoga e patrimonio culturale è sempre più evidente. In Italia, per esempio, luoghi patrimonio UNESCO come la Val d'Orcia offrono scenari ideali per pratiche lente e ritiri; la campagna toscana, con sorgenti termali e paesaggi modellati dalla storia, alimenta format che combinano pranayama, camminate consapevoli e terapie termali. Questa contaminazione tra paesaggio culturale e pratiche di benessere valorizza sia la destinazione sia l'esperienza personale, creando un'offerta turistica che punta sulla qualità del tempo e sulla sostenibilità.

Ci sono poi piattaforme come Evaneos che stanno ampliando itinerari che includono non solo visite culturali ma anche percorsi di riconnessione attraverso yoga e meditazione in destinazioni remote o culturalmente ricche. Questi viaggi sono pensati per chi desidera combinare la scoperta di luoghi autentici con pratiche rigenerative, scegliendo guide locali e programmi costruiti attorno ai ritmi del corpo e del paesaggio. Dall'Oman alle montagne del Sudafrica, passando per Marrakech e le sue oasi, l'offerta su misura permette di vivere il benessere nel contesto autentico delle comunità che ospitano i visitatori. E anche se è vero che la meditazione viene insegnata fin dall'infanzia nelle famiglie indiane, come dice Varun Veer, qualcosa si può apprendere anche viaggiando.

Oltre al beneficio individuale, lo yoga sta assumendo una funzione sempre più rilevante nel sostenere economie locali e promuovere forme di turismo responsabile. Eventi e percorsi che coinvolgono piccole strutture, operatori locali e pratiche a basso impatto ambientale contribuiscono a distribuire i flussi turistici fuori dalle grandi rotte, favorendo la manutenzione dei territori e il rispetto delle comunità. In molte località balneari italiane e in destinazioni naturali estere, le lezioni all'alba o al tramonto diventano parte di un racconto territoriale che intreccia slow tourism e cura del paesaggio.

Per la Giornata Internazionale dello Yoga e per la stagione estiva emergono tendenze chiare: la personalizzazione dei programmi, l'integrazione con il territorio e una crescente attenzione alla responsabilità e alla sostenibilità. I viaggiatori chiedono esperienze calibrate sulle proprie esigenze fisiche ed emotive, pratiche che dialogano con patrimoni naturali o culturali come grotte termali e aree protette, e operatori che adottino comportamenti etici coinvolgendo le comunità locali. Anche in Italia le proposte non mancano: dalle lezioni sulla spiaggia alle Alpi, dalle grotte termali in Toscana ai programmi nelle campagne patrimonio UNESCO, con luoghi come la Val d'Orcia o le coste sarde che coniugano tradizione termale e innovazione del benessere.

La Giornata Internazionale dello Yoga è oggi molto più di una ricorrenza: è un catalizzatore che mette in luce come il benessere personale possa diventare motore di nuovi modelli turistici. Dalla California - laboratorio di tendenze tra natura e lusso esperienziale - fino ai piccoli borghi e ai siti UNESCO, lo yoga si conferma ponte tra individuo, comunità e paesaggio. Chi viaggia per praticare non cerca solo posizioni: cerca contesti che nutrano corpo, mente e senso di appartenenza a luoghi che meritano di essere vissuti con responsabilità.

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