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Sostenibilità, nuova direttiva europea Esg riguarda 4000 imprese

di TMNews giovedì 16 marzo 2023
2' di lettura

Roma, 16 mar. (askanews) - Arriva dall'Unione Europea la nuova direttiva sui report di sostenibilità per il raggiungimento dei cosiddetti Esg, ovvero il rispetto di criteri di produzione per ambiente, società e governance; norma destinata alle aziende, ma il settore delle Pmi italiane non sembra ancora pronto. Se ne è parlato a Roma allo Stadio Domiziano alla conferenza straordinaria di Oibr, Organismo Italiano Business Reporting.

Alberto Gusmeroli, Presidente della Commissione Attivita Produttive, Commercio e Turismo alla Camera dei Deputati:

"Abbiamo 18 mesi per le nuove regole. Il governo che ha un profilo temporale di almeno 5 anni sicuramente accompagnerà le imprese nel governo di questo strumento. Mi auguro che possa ragionare non più per contingenze ma per progetti a medio e lungo termine, con l'Europa magari un po' più attenta alle specificità delle nostre attività economiche".

Se ne parlerà di nuovo al congresso Future Respect di maggio. Dodici mesi fa è stata inserito anche nella nostra Costituzione il principio della giustizia intergenerazionale connessa alla tutela dell'ambiente. Ma i cittadini consumatori sono poco informati, e la nuova direttiva europea riguarda anche tutte le filiere aziendali. Francesco Tamburella, Coordinatore ConsumerLab, e componente del Forum per lo Sviluppo Sostenibile, ricorda che la prima direttiva europea risale a sei anni, ma neanche un terzo delle 2.500 principali società italiane pubblica il suo Bilancio di Sostenibilità: adesso saranno quattromila a dover rispettare la nuova direttiva.

"E' stato fatto un gran chiasso sulla parola sostenibilità, che due anni fa era su un terzo della pubblicità. Adesso è molto scesa perché tutti si sono resi conto che non basta dirlo, devi farlo, devi dimostrarlo al pubblico con delle documentazioni di impatto. Siccome queste documentazioni non vengono divulgate, il consumatore è molto confuso. Sei anni di grandi parole e pochissimi fatti".

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Rispondendo a Luigi Marattin, segretario del Partito Liberaldemocratico, la premier ha ricordato come "la tentazione di esportare la democrazia, il modello valoriale occidentale, basato sulla libertà e sul rispetto della dignità umana con la forza è da molti anni argomento di dibattito".

"E' un dilemma particolarmente complesso, però è un dilemma ancora più complesso capire come sia possibile che alcuni sposino l'una e l'altra tesi con la stessa convinzione in modo altalenante e con una disinvoltura sorprendente", ha aggiunto Meloni citando i deputati Pd Braga e De Luca che dicevano che la democrazia non si esporta con le bombe. "Scusate, ma si può dire viva gli americani quando liberano l'Europa dal nazifascismo, ma non agli americani che liberano dalle dittatura altri popoli e in altre parti del mondo?", ha chiesto la premier ricordando "i bombardamenti degli Stati Uniti di Bill Clinton alla Serbia, per fermare i massacri di civili in Kosovo, con la partecipazione italiana senza passare dal parlamento dalla Repubblica italiana". "Non condivido questo strabismo", ha chiosato la premier.

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