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Il mitico Borsalino punta ai giovani con modelli più frizzanti

di TMNews giovedì 30 marzo 2023
2' di lettura

Milano, 30 mar. (askanews) - Humphrey Bogart, Alain Delon e Jean-Paul Belmondo hanno contribuito a rendere il Borsalino un'icona di stile. Un cappello che ha fatto non solo la storia del cinema. Ma dopo il fallimento nel 2017 il leggendario marchio italiano è ripartito con grandi ambizioni.

A Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria, sorge la fabbrica di questo cappello simbolo del Made in Italy nel mondo creato 166 anni fa da Giuseppe Borsalino, come ha ricordato Angelo De Filippo, direttore del Museo Borsalino, uno spazio che aprirà al pubblico il 4 aprile ad Alessandria: "E' stato come uno Steve Jobs di Alessandria. Ha avuto un'intuizione che ha rivoluzionato i comportamenti socio-culturali di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, e quindi una capacità di entrare nel quotidiano di centinaia di milioni di persone, indipendentemente dalla latitudine e dalla longitudine"

Borsalino, ora sotto il controllo del finanziere franco-italiano Philippe Camperio, sta puntando a conquistare un pubblico più giovane e diversificato attraverso tanti nuovi modelli di cappello. Jacopo Politi, capo dello stile di Borsalino: "Penso che la sfida più difficile sia stata quella di sradicare dalla scelta cromatica dei nostri classici per catapultare Borsalino in un nuovo mondo coloratissimo, nuovo, giovane e frizzante".

Mentre i cambiamenti stilistici sono in corso, i pilastri della produzione rimangono gli stessi da quasi due secoli, a cominciare dall'integrità di un processo in gran parte artigianale. Ogni anno, ciascuno dei 180.000 cappelli che escono dalla fabbrica di Spinetta Marengo passa attraverso 55 fasi e impiega fino a sette settimane per essere lavorato.

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Archiviato il procedimento a carico di Marco Cappato (Associazione Luca Coscioni): "Precedente prezioso per tutte le persone che si trovano e si troveranno nelle loro condizioni. Ora il Parlamento non cancelli questo diritto"

"L'archiviazione conferma che abbiamo agito per rendere effettivi diritti già riconosciuti dalla Costituzione e dalla Corte costituzionale," afferma Marco Cappato, Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni. "Quando il Parlamento continua a non intervenire, sono le persone malate a far affermare, anche nei tribunali, principi di libertà, dignità e uguaglianza. Questa decisione dice con chiarezza che lo Stato non può costringere una persona a subire trattamenti che rifiuta solo per poter poi vedere riconosciuto un proprio diritto. Sono grato a Elena, a Romano e alle persone che li amavano per la fiducia che hanno avuto in me, negli altri disobbedienti civili, nella squadra giuridica dell'Associazione Luca Coscioni coordinata da Filomena Gallo. Insieme, siamo riusciti a porre fine alla condizione di tortura che Elena e Romano stavano subendo. Insieme, abbiamo ottenuto un precedente che prezioso per tutte le persone che si trovano e si troveranno nelle loro condizioni. Ora bisogna fare sì che il Parlamento italiano non cancelli questo diritto: sarebbe gravissimo. Ci mobiliteremo affinchè questo non accada e continueremo ad aiutare le persone che ce lo chiedono, se necessario anche ricorrendo ad azioni di disobbedienza civile, fino al pieno riconoscimento del diritto ad accedere all'aiuto alla morte volontaria."

La GIP di Milano, dott.ssa Sara Cipolla, ha disposto l'archiviazione del procedimento nei confronti di Marco Cappato per l'aiuto prestato a Elena e Romano, accompagnati in Svizzera dove hanno potuto accedere al suicidio medicalmente assistito. La GIP riconosce e applica il principio affermato dalla Corte costituzionale, da ultimo con la sentenza n. 66 del 2025, secondo cui il requisito del trattamento di sostegno vitale non può essere interpretato in modo restrittivo e meramente tecnico-formale.

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