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Deliveroo: italiani amano mangiare ma sanno poco dei ristoranti in città

di TMNews giovedì 14 settembre 2023
3' di lettura

Milano, 14 set. (askanews) - Gli italiani mangiano per vivere o vivono per mangiare? A giudicare da quanto ne parlano, sembrerebbe più la seconda, ma se si osservano da vicino non sono poi così esperti dell'offerta gastronomica che li circonda. Sono appena l'8%, infatti, quelli che dicono di conoscere bene ristoranti e botteghe del proprio quartiere o della propria città. Lo conferma una ricerca Deliveroo, in collaborazione con SWG, diffusa in occasione del lancio della nuova campagna "Tutto il gusto a casa tua".

Legati alle proprie radici, sì, dunque, ma poi a ben vedere se solo 1 su 5 conosce a fondo il proprio quartiere sono ancora meno quelli che ne conoscono la proposta gastronomica. E questo nonostante per quasi la metà i ristoranti siano segno di vitalità del tessuto urbano e un'occasione conviviale. E a frenarne la conoscenza non è certo la voglia di esplorare, specie tra i giovani, e sono il 52%, sempre in cerca di nuove avventure. L'abitudinarietà sembra essere più un fatto anagrafico, con gli over 64 particolarmente affezionati al ristorante di fiducia.

Di qui l'idea di Deliveroo, che oggi conta circa 22mila tra ristoranti e supermercati attivi sulla piattaforma, di mettersi in viaggio con un'apecar per far scoprire la varietà delle proposte culinarie di tre città simbolo come Milano, Roma e Napoli. Partita mercoledì 13 da Milano, l'ape Deliveroo farà tappa a Roma venerdì 15 davanti alla stazione della metro di Garbatella e si concluderà a Napoli, in piazza Dante, domenica 17. E con lui, viaggerà anche l'ironia di Casa Surace:

"Noi siamo portavoce di una tradizione molto forte, quella del cibo del sud. Abbiamo raccontato tantissime volte l'Italia da Sud a Nord in realtà più che amanti della tradizione basta che sì poi soprattutto i n una città come Milano che ospita culture di tante nazioni diverse e cibi di tutti i tipi è importante essere aperti anche perchè se non lo provi non puoi sapere se ti piace o no, quindi non essere prevenuti sicuramente".

Come loro la pensa Un terrone a Milano, anche lui compagno di viaggio del food track di Deliveroo:

"Io vengo da Salerno ma sono 8 anni che vivo a Milano e questa città mi ha educato all'apertura. All'inizio non avevo mai assaggiato il sushi e qui a Milano ho scoperto che bisogna mangiare sushi una volta a settimana sennò non ci puoi vivere, il pokè tutta la cucina orientale, messicana la cosa che mi piace di Milano è che puoi assaporare gusti diversi e ho imparato a uscire dalla parmigiana e affezionarmi a sapori che non conoscevo e ora fanno parte della mia cucina preferita".

Certo la pizza, seguita dalla cucina tradizionale locale, definisce l'identità gastronomica di un luogo ma le nuove aperture attraggono sempre. Almeno a parole, visto che poi è un 16% a dirsi sempre aggiornato sulle novità, andando a provarle personalmente o, come spesso accade, facendosele consegnare direttamente a casa:

"Avendo vissuto per un periodo qui a Milano ho notato la differenza dei delivery rispetto ad alcune città del sud , quando apri l'app a Milano ci sono cibi di tutti i tipi quindi non mangeresti mai la stessa cosa due volte. Ci sono tanti mezzi per riuscire a scoprire nuovi piatti e nuovi angoli della città stando a casa non ci si annoia mai, neanche a casa ".

"A Milano si ordina, si ordina tanto io sono uno di questi, magari le cose tradizionali me le potrei cucinare ma se devo ordinare preferisco qualcosa di diverso, sushi, hamburger cose così. Il delivery ti fa viaggiare senza alzarti dal divano, mettiamola così".

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"Di solito - prosegue - quando si interviene in caso di epidemie di Ebola, lo si fa non appena si registrano alcuni casi, ma mai 700. Ci troviamo quindi di fronte a un'epidemia di grandi proporzioni che si è già diffusa in numerose zone. L'epidemia ha colpito anche centri urbani con diverse centinaia di migliaia di abitanti, il che purtroppo ne favorirà inevitabilmente la diffusione", aggiunge. Secondo quanto riferito su X dal direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, sono nel frattempo "oltre 900" i casi sospetti di Ebola, di cui 101 confermati, registrati nella Repubblica Democratica del Congo, dove è in corso un'epidemia causata dal ceppo Bundibugyo del virus, per il quale non esistono al momento vaccini né trattamenti specifici.

Secondo l'ultimo bilancio diffuso sabato dal Ministero della Salute congolese, l'epidemia ha causato 204 morti su 867 casi sospetti. Le autorità locali avevano decretato ufficialmente l'inizio dell'epidemia il 15 maggio, con l'Oms che ha conseguentemente attivato un'allerta sanitaria internazionale.

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