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Tumore alla vescica: in Italia una nuova opportunità terapeutica

di TMNews giovedì 14 settembre 2023
3' di lettura

Milano, 14 set. (askanews) - Il carcinoma uroteliale è la forma più comune di tumore alla vescica e colpisce le cellule che ricoprono le vie urinarie. Una patologia poco conosciuta ma molto diffusa - 29 mila nuovi casi all'anno soltanto in Italia - che impatta pesantemente sul benessere e la qualità della vita dei pazienti.

"Un paziente, anche se ha fatto l'intervento di ricostruzione, ha incontinenza urinaria - spiega ad askanews Patrizia Giannatempo, oncologo medico SS di Oncologia Genito-Urinaria dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. Quindi cosa vuol dire? I pazienti che vanno fuori con gli amici, i pazienti nella loro normale vita devono sempre pensare se c'è un bagno vicino, 'ho l'incontinenza urinaria mi sono portato i pannoloni di ricambio?'. Anche nella vita relazione di coppia c'è un rischio altissimo di impotenza sessuale. Quindi stiamo parlando di una malattia che ha impatto sociale e di qualità della vita enorme".

Il tumore uroteliale può essere localmente avanzato o metastatico. Ed è proprio per combattere questi casi più gravi di carcinoma che in Italia arriva un'arma in più: l'Aifa ha infatti dato il via libera alla rimborsabilità di un nuovo anticorpo farmaco coniugato sviluppato da Astellas Pharma: "Il nome è enfortumab vedotin: è un farmaco innovativo che grazie agli effetti appunto sul paziente e agli studi registrativi, ha portato a un incremento della sopravvivenza del paziente, a un miglioramento della qualità di vita del paziente, a un aumento della durata delle risposte - assicura Daniele Santini, professore ordinario di Oncologia Medica all'Università Sapienza di Roma e direttore Uoc Oncologia del Policlinico Umberto I di Roma -. E quindi non si può che chiamare rivoluzione nell'ambito appunto del trattamento del tumore uroteliale".

Per i massimi esperti del settore non ci sono dubbi: a volerlo paragonare con le terapie tradizionali, l'effetto è straordinario: "L'arrivo di questo farmaco - sottolinea ancora Giannatempo - ha davvero rivoluzionato quella che è la vita dei nostri pazienti".

"Il paziente ha un 'effetto Lazzaro', cioè sta meglio - precisa ancora Santini -. E questo effetto si osserva anche dopo 1 o 2 mesi dall'inizio del trattamento quindi anche molto precoce. Fino a prima dell'enfortumab si utilizzavano dei farmaci chemioterapici che purtroppo non avevano dimostrato di impattare sulla sopravvivenza del paziente. Quindi questo è il primo farmaco che ha dimostrato l'incremento di sopravvivenza e un beneficio clinico in un setting così avanzato di tumore uroteliale".

Una tappa all'interno di un percorso più ampio per Astellas, multinazionale farmaceutica che opera in oltre 70 paesi in tutto il mondo:"L'impegno di Astellas nell'ambito uroncologico non nasce oggi. E' una partnership consolidata e molto ben radicata che oggi si rafforza - ci racconta l'amministratore delegato Fulvio Berardo - La pipeline di Astellas tocca varie arie terapeutiche ma nell'ambito dell'oncologia è certamente una corsia preferenziale che abbiamo imboccato e che contiamo di consolidare non soltanto con questa molecola ma con altre che nel breve periodo arriveranno nel nostro portfolio".

"L'obiettivo - sottolinea ancora il manager - è quello di migliorare la qualità di vita dei pazienti e dare ai clinici che li hanno in cura delle nuove opportunità per trattare una malattia che molto spesso mette questi pazienti davanti a sfide importanti. Noi siamo qua a fianco della comunità scientifica".

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Dal punto di vista tecnologico debuttano Vehicle Control Unit, trazione integrale elettrica, torque vectoring, sospensioni attive e ruote posteriori sterzanti indipendenti. Un pacchetto definito full active corner, che dà la sensazione di guidare un'auto agile rispetto al suo peso. Il sound non è sintetico e non simula un motore termico: nasce dalla meccanica del powertrain elettrico e può accompagnare la guida sportiva oppure lasciare spazio al silenzio.

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"Caracalla danza", coreografie e performance nel sito archeologico

Roma, 25 mag. (askanews) - Coreografie e movimenti di corpi che si integrano con il sito archeologico, spettacoli che diventano percorsi ed esperienze per il pubblico, in particolare al tramonto.

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L'evento "Caracalla Danza" ha preso il via proprio da un'installazione architettonica al centro dei giardini delle Terme, lo Specchio d'Acqua, inaugurato nel 2024 con la coreografia "Rhapsody in blue", che ora torna ad animarsi, soprattutto con i gioch di luce al tramonto.

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In RD Congo "204 morti" per ebola, Msf: epidemia 'senza precedenti'

Roma, 25 mag. (askanews) - L'epidemia di Ebola in Repubblica democratica del Congo è "senza precedenti" e le cifre sono sicuramente sottostimate: ad affermarlo è il coordinatore delle emergenze di Medici Senza Frontiere (MSF), mentre la conta dei morti nel Paese ha superato le 200 vittime. "La prima sfida è che questa epidemia è senza precedenti. Oggi ci sono più di 700 casi sospetti nell'Ituri", la regione nel nord-est della Repubblica democratica del Congo, al confine con l'Uganda, ha spiegato il coordinatore Msf Florent Uzzeni, ad AFP da Bunia, capoluogo della provincia.

"Di solito - prosegue - quando si interviene in caso di epidemie di Ebola, lo si fa non appena si registrano alcuni casi, ma mai 700. Ci troviamo quindi di fronte a un'epidemia di grandi proporzioni che si è già diffusa in numerose zone. L'epidemia ha colpito anche centri urbani con diverse centinaia di migliaia di abitanti, il che purtroppo ne favorirà inevitabilmente la diffusione", aggiunge. Secondo quanto riferito su X dal direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, sono nel frattempo "oltre 900" i casi sospetti di Ebola, di cui 101 confermati, registrati nella Repubblica Democratica del Congo, dove è in corso un'epidemia causata dal ceppo Bundibugyo del virus, per il quale non esistono al momento vaccini né trattamenti specifici.

Secondo l'ultimo bilancio diffuso sabato dal Ministero della Salute congolese, l'epidemia ha causato 204 morti su 867 casi sospetti. Le autorità locali avevano decretato ufficialmente l'inizio dell'epidemia il 15 maggio, con l'Oms che ha conseguentemente attivato un'allerta sanitaria internazionale.

In Uganda sono stati segnalati altri due casi confermati tra il personale sanitario, facendo salire a 7 il numero totale, tra cui un morto. "In questo tipo di epidemia è molto importante pensare anche a tutti i malati che non hanno l'Ebola, poiché hanno bisogno di cure, penso in particolare alla malaria. Ma ci troviamo anche in una zona in cui i campi profughi hanno bisogno di acqua e, appunto, l'accesso ai servizi sanitari di base è assolutamente necessario e non va trascurato", ha concluso.

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