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L'orrore nei racconti di un volontario israeliano a Sderot

di TMNews venerdì 13 ottobre 2023
2' di lettura

Roma, 13 ott. (askanews) - Yossi Landau ha passato decenni a raccogliere cadaveri in Israele. E' il direttore della regione sud dell'organizzazione Zaka, che recupera i corpi delle persone morte in modo non naturale.

Gli ultimi giorni lo hanno messo a dura prova. Qui a Sderot, Zaka opera per recuperare i corpi degli israeliani morti e anche dei militanti palestinesi uccisi durante la sanguinosa operazione di Hamas in Israele.

"Un pezzo di strada che avrebbe dovuto prenderci 15 minuti, ci abbiamo messo 11 ore perché abbiamo raccolto tutti i corpi. Ci seguiva un camion frigorifero, quando è stato pieno ne è arrivato un altro", racconta.

"La prima casa in cui siamo entrati, ho visto una signora a faccia in giù. L'abbiamo girata. Era morta. Molto sangue, molto sangue. Aveva lo stomaco aperto. Dentro c'era un neonato, ancora attaccato al cordone, era stato pugnalato. Il neonato pugnalato, la madre uccisa con un colpo in testa"

"Ho sentito che stavo andando in pezzi; non solo io, tutta la mia squadra" aggiunge, molto provato.

"Siamo entrati nelle due, tre case dopo. Nel salotto seduti da un lato il padre e la madre, le mani legate dietro la schiena. Esattamente di fronte due bambini, maschio e femmina, mani legate dietro la schiena

Erano stati torturati, i genitori e i bambini. Più avanti, venti bambini e ragazzi, non ho visto neonati, ma erano tutti ammassati, dieci contro dieci, mani legate dietro la schiena, uccisi e bruciati".

"Abbiamo visto dalla posizione di alcune delle vittime che avevano subito abusi sessuali" aggiunge Landau. "Al momento non sentiamo niente. Prendiamo i nostri sentimenti sul lavoro, li separiamo, è quello che dobbiamo fare. Quando finiremo, saprò quanto, quello che mi è costato. Ma sicuramente dovrò andare a vedere uno specialista, come tutti, perché... Sono 33 anni che faccio questo lavoro, ho visto di tutto, ma mai così".

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