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Libri, l'epopea Rock di NY raccontata da Franco Schipani

di TMNews martedì 12 dicembre 2023
2' di lettura

Roma, 12 dic. (askanews) - Un documentario sull'epoca sfavillante di New York scritto come il soggetto di un programma tv. Tanto Rock e aneddoti di personaggi notissimi, noti e meno noti. Tutto dalla penna e dai ricordi di Franco Schipani, giornalista, critico musicale, regista, autore di programmi televisivi e documentari, che raccoglie una parte importante della sua vita in "Senza vizi è una vita di merda", in libreria edito da Baldini+Castoldi.

Calabrese di nascita, cresciuto nella periferia sud di Roma, Franco Schipani coltiva sin da ragazzo il desiderio di esplorare il mondo. Quando, nel 1979, Schipani riesce a mettere da parte la cifra necessaria, compra un biglietto di sola andata per New York. In poco tempo entra a far parte dell'industria dello show business e dei creativi: interessatissimo alla musica, esordisce proponendo alla Rai un documentario su Woodstock nel decimo anniversario del leggendario concerto; co-fondatore di Rolling Stone Edizione Italiana ; frequenta lo Studio 54 e il CBGB's, il Madison Square Garden, collabora con riviste, giornali e programmi televisivi. Nella Grande Mela incontra Lou Reed, Frank Zappa, i Pink Floyd e John Belushi, per dirne solo alcuni: e tanti altri sregolati fuori dagli schemi, protagonisti della vera New York, nel periodo del suo massimo splendore di lucida follia creativa. E si occupa anche di far conoscere la musica italiana all'America: Pino Daniele, Renzo Arbore, Lucio Dalla Un memoir incredibile che unisce la vicenda personale di un ragazzo capace di sognare un mondo senza più confini alla storia, grande e minuta, degli anni Settanta, Ottanta e Novanta con tutto il loro fermento Rock'n'Roll. Il racconto ad askanews dell'autore.

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Roma, 13 mar. (askanews) - Un marinaio a bordo di una petroliera per il trasporto di GPL nel Golfo, appena a nord di Dubai, dice di sentirsi in pericolo di vita, essendo bloccato sulla nave e impossibilitato ad attraversare lo Stretto di Hormuz. Wang Shang, 32enne di origini cinesi, racconta ad Afp:

"Attualmente mi trovo a circa 30 miglia nautiche a nord di Dubai, nel Golfo Persico", dice Wang.

"Sì, siamo già bloccati qui da due settimane", conferma.

"La maggior parte dell'equipaggio di questa nave è filippino. Attualmente, ci sono solo due membri dell'equipaggio cinesi, insieme ad alcuni indonesiani", rivela.

"Attenzione a tutte le navi, qui Marina delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. Per vostra informazione, ogni navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz è vietata da ora in poi- è stato l'annuncio della Marina iraniana, come si sente da una radio di bordo, le cui riprese sono state fatte da Wang il 28 febbraio, giorno dello scoppio dell'offensiva israelo-americana contro l'Iran -".

"È vero che navi battenti bandiera cinese operano nella zona, ma devono soddisfare determinate condizioni - spiega, sottolineando che non è ovvio che tutte passino senza difficoltà - A quanto ne so, possono trasportare merci iraniane e devono presentare dichiarazioni preventive al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche".

Wang ha chiesto che il nome della sua imbarcazione non venisse reso noto, ma i siti di monitoraggio del traffico marittimo indicano che si trova vicino a una nave in difficoltà, la Source Blessing, una portacontainer battente bandiera liberiana con scafo nero, come si vede nelle immagini di Wang, che pubblica video su Douyin, la versione cinese di TikTok.

"La Source Blessing, ha preso fuoco dopo essere stata colpita da schegge giovedì (12 marzo, ndr), secondo gli armatori (la tedesca Hapag-Lloyd). Sono preoccupato perché ieri la sala macchine di una nave è stata colpita da un drone iraniano a sole due miglia nautiche dalla mia imbarcazione, ovvero a circa 3.600 metri, il che è molto vicino", aggiunge.

"Dopo essere stata colpita in sala macchine, sia il motore principale che il generatore sono stati danneggiati. Fortunatamente, nessuno a bordo è rimasto ferito - afferma, sottolineando - dato che tutti i membri dell'equipaggio erano di nazionalità cinese, ero piuttosto preoccupato. Ogni giorno a bordo della nave vedo lanci di missili e sento esplosioni, il che mi fa sentire in pericolo".

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Sirene antiaeree risuonano a Tel Aviv per allarme missili iraniani

Tel Aviv, 13 mar. (askanews) - Le sirene antiaeree risuonano a Tel Aviv, in Israele, dopo l'allarme lanciato dall'esercito per il presunto lancio di missili dall'Iran. Sono state udite diverse esplosioni, secondo quanto riportato da giornalisti di Afp sul posto.

"Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno identificato missili lanciati dall'Iran verso il territorio dello Stato di Israele. I sistemi di difesa sono in funzione per intercettare la minaccia", ha dichiarato l'esercito israeliano.

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Attacco a base italiana a Erbil, il racconto del colonnello Pizzotti

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"Già a partire dalle 20.30, il contingente italiano era stato attivato dalle forze della coalizione per un allarme di minaccia aerea e i militari italiani presenti all'interno della base, seguendo le procedure di sicurezza previste, avevano raggiunto le zone protette assegnate, caratterizzate dalle cosiddette fortificazioni difensive bunker. Il drone andava a impattare all'interno della base, provocando danni ad infrastrutture e materiali, al momento non quantificabili, mentre non ci sono stati danni alle persone", spiega il Colonnello Pizzotti.

"Dal momento dell'incidente, il ministro della Difesa, Guido Crosetto e il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, sono stati in costante contatto e manifestano vicinanza a tutti gli uomini e donne del contingente" aggiunge, Pizzotti raccontando poi la situazione attuale nella base. "Il morale, nonostante la stanchezza, rimane alto - dice - Il personale è addestrato per affrontare anche queste situazioni, tenendo in considerazione che la sicurezza del personale rimane sempre la massima priorità".

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