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Film Cortellesi, Azzollini: stop polemiche, grazie a lei fondi cinema

di TMNews martedì 19 dicembre 2023
3' di lettura

Roma, 19 dic. (askanews) - Confartigianato Cinema e Audiovisivo, insieme alle altre associazioni datoriali e alle federazioni sindacali di categoria Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, ha sottoscritto il nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Doppiaggio. Corrado Azzollini, presidente nazionale di Confartigianato Cinema e Audiovisivo ha dichiarato: "Il nuovo contratto rappresenta un ulteriore passo in avanti nel processo di adeguamento del comparto a quelle che sono le esigenze della nostra epoca. Era assolutamente necessario prendere atto delle nuove tecnologie e dell'impatto che hanno avuto sul settore. Il nuovo articolato centra l'obiettivo con una disciplina moderna, semplice e fruibile, che riconosce l'importante lavoro di tanti professionisti, specie in un momento storico in cui torna ad essere di stretta attualità il dualismo tra la componente umana e quella tecnologica. Infine, la sottoscrizione conferma e consolida il sistema delle relazioni sindacali del comparto audiovisivo italiano: un lavoro di cui siamo orgogliosi e su cui, come parte sociale, continueremo a investire il nostro impegno e il nostro sforzo di rappresentanza".

Sullo stato di salute del cinema e dell'audiovisivo italiano, Azzollini traccia una riflessione partendo proprio dal successo del film della Cortellesi e le discussioni che ha suscitato in tema di fondi: "Oggi la discussione non dovrebbe essere solo incentrata sul perché il film della Cortellesi non abbia preso i fondi selettivi, che non sono un premio a un film di successo, ma un aiuto a un film difficile da realizzare o ritenuto di valore culturale. La polemica sul film della Cortellesi per come è stata fatta non doveva proprio nascere. Un film da 7mln di euro, quindi ad alto budget per l'Italia che comunque ha giustamente ricevuto un aiuto di 3mln di fondi pubblici e che realizza un successo come quello attuale, merita le congratulazioni di tutti e grazie a questo risultato sbloccherà a favore della produzione un'infinità di altri incentivi. Dovremmo, invece, chiederci perché molti dei film che vengono prodotti in Italia, realizzati da piccole e medie imprese, non hanno chance distributiva, nonostante siano arrivati in Italia diversi partner distributivi che però danno pochissima visibilità ai prodotti italiani. I bandi attuali limitano a parer mio anche giustamente, l'accesso a troppi fondi pubblici per i film ad alto budget. La riflessione che deve scaturire è come dare invece visibilità e possibilità ai tanti progetti realmente difficili che hanno i requisiti previsti dai bandi attuali e che vengono realizzati ad avere una reale possibilità di distribuzione per poter creare altre storie di successo. Le capacità creative che si sviluppano all'interno della piccola e media impresa artigiana italiana sono sempre state il tratto distintivo della produzione nazionale sia in termini quantitativi che, soprattutto, qualitativi. Riferirsi alla piccola e media impresa non significa certo riferirsi al calzolaio vecchio stampo - per capirci - ma a tutto quell'apparato produttivo non propriamente definibile "industriale" che ha consentito la creazione e la diffusione di quei prodotti che hanno reso e rendono l'Italia famosa in tutto il mondo nei noti settori, per esempio, della moda o dell'agroalimentare, al pari del patrimonio artistico e culturale del paese. Questo rende necessaria una profonda riflessione in merito alle sovvenzioni al sistema cine-audiovisivo in Italia: sistema che necessita indiscutibilmente di un cambiamento e di un rinnovamento, ma che sia sostanziale e profondo e che parta dalle basi stesse su cui oggi si fonda. È chiaro che, limitarsi a adeguare un sistema come quello attuale che è evidente non funzioni correttamente, non vuol dire affatto trovare o proporre soluzione ai problemi stessi che lo rendono così inadeguato. Serve probabilmente revisionarlo e ricostituirlo completamente. Per evitare la scomparsa dalla scena delle piccole realtà, (con conseguente danno non solo occupazionale ma anche economico e culturale) si concepiscano canali preferenziali, vie privilegiate finalizzate proprio alla tutela e al sostegno di queste realtà produttive e del loro particolarissimo prodotto proprio attraverso l'inserimento di quote ad essi dedicate al fine di garantirne la presenza in essere tanto quanto le possibilità e le prospettive - perché no? - di sviluppo e crescita futura".

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Solo il 16% delle PMI presenta una postura di sicurezza adeguata, ma per la prima volta le imprese "mature" superano numericamente le "principianti" Il rapporto evidenzia quindi un percorso di maturazione delle imprese, sebbene complessivamente non si raggiunga la soglia di sufficienza fissata a 60 punti su 100, ma sottolinea pure una marcata polarizzazione tra un nucleo ristretto di imprese più mature e una vasta platea ancora esposta ai rischi.

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