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Carni sostenibili: nè sintetica nè coltivata, è carne artificiale

di TMNews giovedì 21 dicembre 2023
3' di lettura

Milano, 21 dic. (askanews) - Nè sintetica, nè coltivata. La carne prodotta a partire da colture cellulari va chiamata carne artificiale. A spiegarne le ragioni è Giuseppe Pulina, professore di Etica e sostenibilità degli allevamenti dell'Università di Sassari e presidente di Carni sostenibili, associazione creara dalle tre principali realtà del settore, Assocarni, Assica e Unaitalia, per promuovere produzione e consumo sostenibili di carni e salumi. Ne abbiamo parlato con lui a poche settimane dall'approvazione della legge che vieta nel nostro Paese produzione e commercializzazione di carne da colture cellulari:

"Esattamente come parliamo di fecondazione artificiale quando tutto questo avviene all'esterno del corpo di un animale, ugualmente parliamo di carne artificiale quando tutto il processo da A alla Z, eccetto le cellule staminali, che sono presenti nativamente nei muscoli, avviene all'esterno del corpo di un animale".

Dalla scelta del nome passa la difesa di un settore, quello dell'allevamento che stando ai dati di carni sostenibili vale circa circa 30 miliardi in Italia. Gli interessi in gioco sono alti, come anche gli investimenti dall'altra parte. E allora se parlare di carne sintetica è sbagliato perchè la biologia sintetica costruisce la vita partendo da elementi inanimati, mentre qui trattasi di cellule, l'aggettivo coltivata per Pulina va lasciato solo al mondo agricolo:

"Il termine coltura, coltivato, deriva dall'antico latino colere, che fa riferimento a diversi significati ma nel momento in cui anche il termine latino si riferisce ad alimenti, lo associa all'agri-coltura - afferma Pulina - E l'unica carne che deriva dall'agricoltura è proprio la carne prodotta naturalmente nei sistemi agricoli".

Il primo aspetto a essere messo in discussione riguarda la sicurezza alimentare. Qui Pulina richiama 53 potenziali pericoli individuati da Fao e Oms e ribadisce che non essendoci ancora una popolazione esposta a questi pericoli, non è possibile quantificarne i rischi.

"In questo momento non abbiamo la più pallida idea dei rischi del consumo di questa carne - spiega - E non sapere che una cosa può far male non è lo stesso che dire sapere che una cosa non fa male. Perciò nel primo caso adottiamo quello che si chiama principio di precauzione".

Nel dibattito fortemente polarizzato tra le ragioni del sì e quelle del no sulla carne da colture cellulari, entra di diritto il tema dell'impatto ambientale, a fronte di una popolazione mondiale in crescita e alle conseguenti necessità alimentari:

"I dati ci dicono che se utilizziamo substrati, che non sono depurati per le endotossine, gli impatti per produrre la carne artificiale sono dell'ordine di grandezza di quelli della carne bovina, parliamo di 8- 10 Kg di CO2 di carne. Se invece ci spostiamo nelle condizioni di utilizzare substrati depurati dalle endotossine il discorso cambia totalmente siamo a un livello da 25 volte a centinaia di volte superiori a quello che è l'impatto di un chilo di carne".

In tutto questo però c'è anche l'incognita della Commissione europea a cui spetta la valutazione della legge, che oltre alla carne coltivata regolamenta anche l'uso di denominazioni di carne per prodotti a base di proteine vegetali:

"Sotto profilo tecnico qualche rilievo nella parte meat sounding potrebbe arrivare. La prima parte della legge, quella che invece riguarda le carni artificiali, riguarda la salute e riguarda il principio di precauzione per aspetti legati alla salute. Per questi aspetti il Trattato europeo consente agli stati nazionali di essere addirittura più restrittivi rispetto alle norme adottate in Europa".

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