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Powandgo, l'Airbnb delle ricariche elettriche

di TMNews lunedì 15 gennaio 2024
2' di lettura

Milano, 15 gen. (askanews) - Si potrebbe definire un Airbnb delle ricariche elettriche: Powandgo è una piattaforma che connette tramite una app gli utenti privati e le attività commerciali dotate di colonnine di ricarica con chi ha bisogno di ricaricare auto elettriche o ibride plug-in. La condivisione delle stazioni offre ai proprietari un introito limitando i costi per gli automobilisti, mentre la piattaforma consente di aggregare più colonnine private in un'unica interfaccia. Come ha spiegato Fabio De Nardi, founder e ceo della startup bresciana Powandgo: "Powandgo è la prima piattaforma al mondo di charge sharing, ovvero è una piattaforma che si basa sul concetto di sharing economy dove tutti gli utenti privati che hanno una colonina o una wall box la possono condividere con altri automobilisti che vogliono ricaricare. Qual è il vantaggio? Che andando a caricare da un privato, l'automobilista risparmierà nei costi di ricarica, perché i costi di ricarica di un privato sono inferiori rispetto alle ricariche pubbliche. Invece chi detiene la wallbox o la colonnina potrà decidere un prezzo e vendere il servizio di ricarica, quindi guadagnare qualcosa, quindi è un vantaggio diciamo per entrambi".

"Per un'attività pubblica è un doppio vantaggio - ha sottolineato - perché se io ho un ristorante posso essere più competitivo perché attirerò anche chi guida una macchina elettrica a mangiare da me e nel frattempo può caricare quindi è un po' un doppio business diciamo".

"Inoltre all'interno in Powandgo ci sarà la possibilità di trovare, che nel caso avessi bisogno di ricaricare urgentemente, chi mi possa prestare un po' della ricarica della loro auto. Quindi sarà anche proprio uno sharing di energia tra auto elettriche, questo per incentivare appunto le auto elettriche e anche per essere più green".

Powandgo è stata presentata al Ces di Las Vegas al padiglione italiano delle start up.

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Anche Assodelivery - che rappresenta le principali piattaforme di food delivery - ha esteso le linee guida d'emergenza per tutelare i riders durante le giornate di allerta, ma molti continuano a lavorare.

Come Omer, dal Pakistan: "Se ti fermi per il caldo guadagni meno", "Se guadagni poco, se lavoriamo solo 4-5 ore, come possiamo guadagnarci da vivere?".

"Fa molto caldo ma stiamo lavorando - afferma Adam, dall'Afghanistan - oggi e ieri davvero tanto caldo".

Lavoratori a volte nemmeno informati dell'ordinanza, lamenta Damiano Carbonari, collaboratore della sede capitolina di Nidil Cgil: "Lottiamo e facciamo contrattazioni soprattutto per garantire che questi lavoratori siano riconosciuti come lavoratori subordinati. Perché ci sono tutte le condizioni per dire che non possono essere considerati lavoratori autonomi. Anche perché non è come nell'edilizia, dove ti fermi ma vieni comunque pagato. Non erano nemmeno stati informati da Glovo e Deliveroo di questa ordinanza (divieto di lavorare dalle 12 alle 16 a causa del caldo estremo), quindi loro stessi sono consapevoli che se non lavorano, fondamentalmente nessuno li paga".

A sostegno dei lavoratori anche gli attivisti di Greenpeace che denunciano l'impatto del cambiamento climatico. Simona Abbate, attivista: "Con questa telecamera mostriamo qual è la temperatura superficiale in questo momento qui a Roma, quella che i lavoratori stanno affrontando in questo momento. Ci sono persone qui in questa zona che lavorano a temperature elevatissime, al di sopra di quella che è considerata una temperatura di stress, ovvero una temperatura che affatica troppo il corpo umano. Vogliamo quindi denunciare come la crisi climatica stia impattando soprattuto sui più deboli, le fasce della popolazione che hanno bisogno di lavorare".

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