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Bertola (Confindustria Romania): "La digitalizzazione resta centrale"

di TMNews venerdì 16 febbraio 2024
1' di lettura

Roma, 17 feb. (askanews) - In Romania si contano tra 21mila e 23mila aziende italiane e la cooperazione tra Italia e Romania è sempre più forte e con trend in crescita, sia nei settori tradizionali, come energia e infrastrutture, sia nell'agroindustria, nell'innovazione e nella digitalizzazione come è emerso nel Business Forum che si è svolto a valle del Vertice intergovernativo Italia-Romania.

Un'occasione di confronto e di dibattito, ma anche di avvicinamento e di condivisione, come ha spiegato il presidente di Confindustria Romania Giulio Bertola: "Anche in questa prestigiosa occasione Confindustria Romania ha potuto svolgere il suo ruolo consolidato di punto di riferimento economico-associativo tra Italia e Romania, a favore delle aziende italiane e romene. In questo caso un ruolo rafforzato anche grazie al Desk dedicato per i B2B messo a disposizione dagli organizzatori del Forum, il ministero degli Esteri, l'Agenzia Ice e l'Ambasciata di Romania in Italia, sul modello dei desk che abbiamo già operativi in Italia presso alcune delle principali Confindustrie italiane".

Tra i temi trattati, ha sottolineato Bertola, l'agroindustria con le missioni di Confindustria Romania e del ministero per l'Agricoltura romeno, incentrate sulla modernizzazione del settore, l'Energia, con la stabilità del mix energetico romeno e la digitalizzazione.

"In questa transizione digitale, Confindustria Romania, grazie al Gruppo tecnico digital innovation svolge un ruolo importante come contributore per la Romania, nelle tecnologie avanzate nella costruzione e nella gestione degli edifici, nell'automazione industriale e robotica per l'industria manifatturiera, nella creazione di ecosistemi di innovazione fornendo programmi di incubazione per start-up e imprenditori".

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L'incontro fa parte di una serie di cosiddetti "ritiri di esorcismo" mensili che si tengono a Fatima e che hanno suscitato preoccupazione tra le autorità cattoliche, le quali affermano che operano al di fuori della supervisione ufficiale della Chiesa, per mano di sedicenti religiosi, e rischiano di sfruttare i fedeli più vulnerabili. Secondo Monsignor José Ornelas, Vescovo di Fatima-Leiria, è tutto molto chiaro:

"Questa persona (Francisco Marques) non è in comunione con la Chiesa. E questo è molto chiaro. È in questo senso che diciamo: 'non nel nostro nome'. Tutto qui. Significa anche che dobbiamo proteggere le persone affinché non vengano fuorviate dalla 'cartolina' di Fatima o dal riferimento al Santuario di Fatima in relazione a questo tipo di attività. Questo è molto importante perché può avere conseguenze particolarmente gravi per le persone vulnerabili."

Di recente, più di 100 persone attendevano il momento in cui Francisco Marques, 27 anni, avrebbe iniziato a imporre le mani sui partecipanti uno ad uno.

Indossando una tonaca nera e un colletto romano, Marques ha l'aspetto di un tradizionale ecclesiastico cattolico. Ma né il Vaticano né le autorità ecclesiastiche locali riconoscono il suo ministero, fondato nel 2006.

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