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In Tv ci vuole più cultura, l'appello del giornalista Emanuele Carlo Ostuni

di TMNews giovedì 7 marzo 2024
2' di lettura

Roma, 8 mar. (askanews) - In TV ci vuole più cultura. Ne è convinto l'attore e giornalista Emanuele Carlo Ostuni che lancia un appello affinché notiziari e programmi televisivi recuperino, almeno in parte, quella funzione educativa che ebbero soprattutto ai primordi, per far sì che la Tv torni ad avere un ruolo centrale per la diffusione della cultura.

"Il problema di fondo - ha detto - è che la televisione deve, innanzitutto, essere uno strumento di cultura proprio perché è uno strumento che arriva a tutti. Purtroppo, però, in Italia oggi come oggi, sotto questo aspetto c'è soltanto una minima parte della televisione che fa cultura e tutto il resto, insomma, è abbastanza discutibile e lo vediamo anche nel pensiero comune collettivo delle giovani generazioni che si basa molto su un certo tipo di televisione a scapito di altra televisione".

"Io ritengo che, ad esempio, determinati programmi, per esempio di carattere storico o culturale siano fondamentali per la creazione di un pensiero comune collettivo ma, soprattutto, delle giovani generazioni perché io vedo che, oggi come oggi, i giovani che si basano molto sui social ritengono questi ultimi l'unica fonte d'informazione. Spesso vediamo che i social non sono così, ci sono anche molte fake news che circolano sui social e, spesso e volentieri, c'è questa incapacità di cogliere la notizia nel senso critico. I giovani prendono un po' tutto quello che leggono come oro colato quindi è fondamentale che la televisione continui a educare i giovani in questo senso e, purtroppo, solo una parte della televisione lo fa".

"In parte siamo in presenza di questa svolta - ha concluso Ostuni - io ad esempio sono uno che segue tantissimo un po' tutti dibattiti televisivi con senso critico, cogliendo anche le domande che vengono fatte, perché vengono fatte, qual è il retropensiero ecc... ecc... e quindi sono d'accordo, c'è questa tendenza ma è un processo però che richiede, ribadisco, un senso critico che da parte dei giovani ,in linea di massima non vedo e, comunque, è un processo ancora ancora lungo. Sicuramente è innescato ma io credo che ci vorranno ancora almeno 20 anni prima di arrivare a una un livellamento culturale dignitoso e accettabile".

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