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Medio Oriente, Israele attacca l'Iran: "reazione a nostra difesa"

di TMNews venerdì 19 aprile 2024
2' di lettura

Isfahan, 19 apr. (askanews) - Quello che tutto il mondo temeva è accaduto all'alba del 19 aprile; Israele ha sferrato un attacco militare contro l'Iran colpendo la base di Isfahan, nel Sud del Paese. Al momento non si registrano vittime né danni particolari. Per l'Aeia, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, gli impianti nucleari iraniani e a centrale atomica di Isfahan non hanno subito danni.

Secondo funzionari americani, Israele ha avvertito gli Stati Uniti dell'attacco - avvenuto nel giorno dell'85esimo compleanno dell'Ayatollah Khamenei - e ha assicurato che non avrebbe colpito i siti nucleari. Dal canto loro gli Stati Uniti hanno dichiarato di non aver dato alcun via libera all'operazione né di aver partecipato in alcun modo all'azione militare.

Teheran che ha subito disposto l'allarme aereo e le massime misure di sicurezza su tutto il territorio e i cieli nazionali, ha reso noto che "sono stati neutralizzati tutti i droni", smentendo prime informazioni che accreditavano anche un attacco con missili.

Israele ha sottolineato che l'offensiva rappresenta un contrattacco "limitato" all'aggressione subita dall'Iran nei giorni scorsi e diretto contro "una minaccia all'esistenza del Paese". Finora non sono state adottate misure di sicurezza particolari; lo spazio aereo non è stato chiuso, nè è stata disposta la chiusura di scuole e uffici pubblici per la giornata.

Da Capri, dov'è in corso il G7 Esteri, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha detto di seguire minuto per minuto la situazione" mentre il ministro della Difesa, Crosetto, ha scritto su X di essere costantemente aggiornato. "Stiamo lavorando per scongiurare un'ulteriore escalation - ha detto - e invitare le parti alla moderazione affinché non si arrivi ad un punto di non ritorno".

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Roma, 30 apr. (askanews) - Secondo Reporter Senza Frontiere, la libertà di stampa in tutto il mondo ha raggiunto un nuovo minimo. Nel suo ultimo rapporto, il World Press Freedom Index 2026, presentato a Taipei, si legge che per la prima volta nei 25 anni di storia dell'indice (Rsf), più della metà dei paesi del mondo rientra ora nelle categorie 'difficili' o 'molto gravi' per la libertà di stampa" e che "il punteggio medio per tutti i paesi e territori del mondo non è mai stato così basso". La libertà di stampa è in calo in 100 paesi su 180, tra pressioni politiche in crescita - si legge- tendenze autoritarie in aumento e mercato dei media fortemente indebolito.

Inoltre, la percentuale della popolazione mondiale che vive in un paese in cui la situazione della libertà di stampa è considerata "buona", è crollata dal 20% a meno dell'1%. Solo sette paesi del Nord Europa, guidati dalla Norvegia, rientrano in questa categoria.

Gli Stati Uniti, che erano già passati da una situazione "abbastanza buona" a una "problematica" nel 2024, anno della rielezione di Donald Trump, sono scesi di altre sette posizioni a 64, si legge nel rapporto. La Russia di Vladimir Putin è al 172esimo posto. L'Italia passa dalla posizione 49 alla 56. La Germania è 14esima, la Francia 25esima. Il peggior crollo nella classifica nel 2026 si è verificato in Niger, sceso di 37 posizioni, al 120esimo posto con la giunta militare al potere.

Aleksandra Bielakowska, responsabile di RSF per l'Asia-Pacifico, ha detto che "i tre paesi con il punteggio peggiore rimangono gli stessi dell'anno scorso, ovvero Cina, Eritrea e Corea del Nord, senza troppe sorprese, paesi totalitari in termini di accesso alla libertà di stampa, non c'è libertà di stampa".

E Cedric Alviani, a capo di Rsf per l'Asia orientale ha specificato: "La libertà di stampa non significa che i media hanno il diritto speciale di fare ciò che vogliono. Non significa che i proprietari dei media, ovvero i gruppi che possiedono i mezzi di informazione, hanno il diritto di utilizzare i media come desiderano per il proprio tornaconto. Questa non è libertà di stampa".

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Le grandi lenzuola occupano la strada, formano un cielo d'acqua che è profondamente veneziano e, complice il vento, creano un movimento che è fisico, ma anche metaforico, e ci riporta alla potenza naturale dei luoghi e all'intensità dello spazio mentale che ci permettono di avere.

"Ho usato tantissima acqua per dipingere, è proprio una conversazione con l'acqua - ha aggiunto Melissa McGill - si vedono i disegni, i gesti, i colori che ho studiato, quindi passa l'energia della Laguna, ma si parla anche di cambiamenti climatici, di moto ondoso, di turismo di massa. E quindi nel progetto ci sono anche tutti questi temi".

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