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Psichiatria e Giustizia: Rems in affanno, migliorare i servizi

di TMNews martedì 7 maggio 2024
3' di lettura

Roma, 7 mag. (askanews) - Superare le criticità emerse dopo la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), tagliando le liste d'attesa per l'ingresso nelle Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) che ne hanno preso il posto, garantendo un equilibrio tra le esigenze di cura individuale e di sicurezza della collettività, ampliando le capacità di accoglienza da parte del territorio. Queste alcune delle priorità emerse dal convegno "Psichiatria e Giustizia al servizio della società" organizzato da Motore Sanità in collaborazione con il Centro per la Profilazione ed Analisi Criminologica (CePAC), progetto pilota avviato in Veneto che potrebbe diventare un modello per le altre Regioni.

"È una struttura sanitaria - dichiara ad askanews Iles Braghetto, presidente Istituti Polesani e CePAC - che ha come obiettivo la profilazione dell'autore di reato con patologie psichiatriche con l'obiettivo di affrontare le criticità della fase peritale e di individuare la struttura appropriata all'interno della quale questa persona può continuare il suo percorso, Rems o servizi sul territorio. Un percorso residenziale, con osservazione da parte di una equipe multiprofessionale consente una profilazione più adeguata. E risponde a un'altra criticità, l'inserimento appropriato nella Rems perché oggi, non essendoci altre strutture, altri servizi, lì dentro rischia di andarci anche chi nella Rems non dovrebbe esserci; tirare fuori dal carcere chi in carcere non ci può stare e valorizzare i servizi sul territorio, perché molti di questi pazienti possono trovare un'adeguata collocazione nelle strutture territoriali che ogni Regione ha".

Oggi sono circa 600 i pazienti presenti nelle 33 Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza presenti sul territorio, troppo poche come dimostrano le 750 persone in lista d'attesa. Aumentare il numero di Rems è importante ma non sufficiente.

"Sicuramente una struttura come il CePAC può essere un ausilio per la profilazione o comunque per avere una maggiore appropriatezza delle diagnosi per i pazienti psichiatrici autori di reato, ma - dichiara Maria Maddalena Martucci, direttrice Dipartimento Salute Mentale AULSS 5 Polesana - da sola sicuramente non basta. Diciamo che può essere un passo, ma necessita assolutamente di una riforma o comunque di una revisione sia della legge 81 per quanto riguarda la chiusura degli OPG sia per quanto riguarda anche la collaborazione con la magistratura, con i periti. Sicuramente è un'esperienza importante ma che va contestualizzata e che va inserita in una situazione di elevata criticità che noi psichiatri sentiamo di dover affrontare e nella quale soprattutto ci troviamo tutti i giorni a dover intervenire".

Alla politica e alle istituzioni si chiede di intervenire per riformare la materia e di investire risorse. "Il messaggio - dichiara Andrea Costa, esperto del ministero della Salute per l'attuazione del Pnrr - è che ovviamente c'è bisogno di dare risposte ai bisogni che ci sono in questo settore. Realtà come il CePAC sono realtà importanti che forniscono questo tipo di risposta, credo che ci sia bisogno di percorsi condivisi dove ognuno può dare il proprio contributo per dare le risposte migliori. Confidiamo che attraverso un percorso condiviso il Pnrr possa rappresentare uno strumento per dare le risposte migliori".

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