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"The Penitent", stampa, giustizia, cancel culture secondo Barbareschi

di TMNews martedì 28 maggio 2024
2' di lettura

Roma, 28 mag. (askanews) - L'informazione che cerca solo colpevoli e polemiche, una giustizia che addomestica la verità, cancel culture e fake news che dominano il pensiero collettivo sono i temi al centro di "The Penitent", film diretto e interpretato da Luca Barbareschi, nei cinema dal 30 maggio. È il suo primo film americano, da un testo di David Mamet che il regista ha già rappresentato molte volte in teatro. Il protagonista è uno psichiatra che vede deragliare la propria vita privata e la carriera dopo essersi rifiutato di testimoniare a favore di un ex paziente instabile che ha causato la morte di diverse persone. L'appartenenza alla comunità LGBT del giovane paziente e l'ebraismo del medico funzionano da effetto amplificatore della vicenda.

"La gente non crede più all'informazione, questo è molto pericoloso, perché quello che McLuhan diceva, diventeremo un popolo di scimmie, che è quello che sta avvenendo. Se tu tradisci il tuo patto con il pubblico, sono temi del film, del meccanismo giudiziario, nella vita privata, nel rapporto medico-paziente o nella stampa, tu entri in una terra di nessuno. Ti sganci da un meccanismo razionale, spinoziano, e cadi nel pensiero magico" ha detto Barbareschi.

Il film, interpretato oltre che da Barbareschi da Catherine Mc Cormack, Adam James, Adrian Lester, era stato presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia e ora arriva in 200 sale in tutta Italia. Un film con una narrazione articolata, che mostra come al complesso dilemma morale del protagonista si opponga un pensiero diffuso semplificato e urlato. "Io per esempio amo molto Internet ma detesto la libertà eccessiva di Internet perché voglio un'intermediazione di qualcuno che abbia fatto una scuola, una laurea e che plausibilmente parli anche in italiano - ha aggiunto Barbareschi - la stampa non ha certo aiutato a creare il confronto, che non vuol dire avere davanti un nemico ma aver davanti uno che la pensa diversamente da te. Il confronto è fondamentale".

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"Radici (23)" è infatti una canzone intensa e intimista che affonda nelle pagine dell'autobiografia di Sani, restituendo in musica la forza del suo percorso umano e artistico. Un brano struggente che parla di identità, memoria e desiderio di riscatto, lasciando emergere in filigrana quella passione viscerale per la musica che lo accompagna da sempre, quasi fosse una "malattia" necessaria e inevitabile.

L'autobiografia "Sulla giostra della vita" racconta senza filtri i momenti luminosi e le difficoltà incontrate nello show business. I proventi della vendita del libro spettanti all'artista sono devoluti al reparto che cura i tumori pediatrici dell'Ospedale Meyer di Firenze. Il disco inoltre è stato interamente suonato con pochissimo uso di campionamenti.

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