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Generali al Salone Nautico: cambiamenti climatici ed ecosistemi

di TMNews sabato 1 giugno 2024
2' di lettura

Venezia, 1 giu. (askanews) - Una tavola rotonda sui temi dei cambiamenti climatici e degli ecosistemi fragili: anche quest'anno Generali ha preso parte al Salone Nautico di Venezia, concentrandosi sulle nuove sfide della filiera del settore nautico e degli imprenditori, tra innovazione, sostenibilità e impegno per la protezione di imprese, persone, filiera e catena del valore. "È quanto mai urgente in questo momento essere a fianco delle imprese - ha detto ad askanews Arianna Nardi, responsabile Marketing di Generali Italia e Cattolica -. La legge di bilancio chiede alle imprese di proteggersi per il rischio frane, per il rischio alluvioni, inondazioni, esondazioni e terremoti e noi dobbiamo proteggere la catena del valore che fa grande il nostro Paese, che poi è una catena fatta di micro imprese. Il 94% dei comuni italiani è soggetto a questo rischio e solamente il 3,5% delle microimprese è assicurato per i rischi dell'alluvione e l'8,4% per i rischi del terremoto. Quindi dobbiamo parlare di questa cosa, essere vicini e soprattutto fornire soluzioni".

La presenza di Generali al Salone Nautico di Venezia, con 270 espositori per oltre 300 imbarcazioni su un bacino acqueo di 55.000 mq, conferma lo storico legame, in particolare per la compagnia del Leone, tra il mondo assicurativo e il mare. "Il trait d'union tra quello che si fa in termini di sostenibilità in un ecosistema marino, quindi in acqua e in un ecosistema di tipo terrestre - ha aggiunto Igor Boccardo, amministratore delegato del Gruppo Leone Alato, la holding agroalimentare del Gruppo - è fatto fondamentalmente di due cose. Uno, ridurre gli input, quindi la propria impronta sul terreno o nell'ambiente marino e l'altra è quella di preservare la biodiversità esistente. Il vero enabler strategico per la sostenibilità in campo si chiama progresso tecnologico".

Oltre a Boccardo alla tavola rotonda ha preso parte anche Sergio Caramel, skipper e partner di PRO Northern Light Composites, impegnato nella ricerca di nuove soluzioni anche per la nautica. "Noi abbiamo ideato, progettato e brevettato - ci ha detto Caramel - il primo materiale composito riciclabile al mondo mettendo insieme una resina termoplastica a delle fibre naturali o anche fibre provenienti da una prima vita, quindi riciclate, per esempio il carbonio riciclato a fibre corte, quindi di scarto o proprio di riciclo, lo abbiamo messo insieme a fibre come il lino o il basalto per poter costruire un materiale composto completamente riciclabile a fine vita".

Tecnologia e ricerca, per Generali, vanno di pari passo con la protezione e, in un mondo che cambia rapidamente, la sfida del clima è una di quelle cruciali anche per le assicurazioni.

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"Il principe e l'autista", storia di un'impresa epica

Torino, 17 apr. (askanews) - Si è tenuto, al Museo Nazionale dell'Automobile, un incontro dedicato alla presentazione del libro "Il principe e l'autista. Il raid Pechino-Parigi del 1907", scritto da Andrea Gentili, che racconta una delle imprese più straordinarie della storia dell'automobile.

Al centro del racconto, il celebre raid Pechino-Parigi del 1907, una sfida epica che attraversò continenti e culture, contribuendo ad affermare l'automobile come simbolo di progresso e modernità. Protagonisti dell'impresa il principe Scipione Borghese, il giornalista Luigi Barzini e il meccanico Ettore Guizzardi, figure che nel libro diventano il filo conduttore di un racconto tra avventura, innovazione e contesto geopolitico.

L'incontro si è sviluppato come un dialogo tra l'autore e i rappresentanti del museo. Un'occasione unica per osservare da vicino il veicolo e scoprirne le caratteristiche tecniche, grazie all'intervento del conservatore Davide Lorenzone.

Nel corso dell'evento abbiamo raccolto anche le parole di Massimo Di Tore, che ha sottolineato il valore culturale e narrativo di iniziative come questa, capaci di unire memoria storica e divulgazione contemporanea.

"Noi oggi siamo ospiti qui del MAUTO, che ha organizzato questo evento per la presentazione del libro di Andrea Gentili sul Raid Pechino-Parigi, questa impresa storica compiuta, nel 1907, con un'Itala dal principe Scipione Borghese. Ma invece, il 18 di maggio, avremo un nostro evento di presentazione, di quello che sarà il nuovo corso di Itala, attraverso la presentazione dei modelli che comporranno la nuova gamma Itala. Un progetto di revamping importante, che prevede il ritorno a vita di questo marchio iconico, storico" ha dichiarato il Dr Automobiles Groupe Communication & Marketing Director.

Ad arricchire la serata, anche l'esposizione della storica Itala Pechino-Parigi, appartenente alla collezione del museo, protagonista assoluta del raid.

"Ovviamente, per noi, è una grande emozione poter ridare vita a questo brand iconico, storico. Fa parte del patrimonio automotive italiano e sentiamo anche un po' la responsabilità e il peso, di questo progetto di revamping. Però ci crediamo molto e sarà un progetto Made in Italy, perché prevede il coinvolgimento dell'indotto automotive italiano" ha concluso Di Tore.

Un appuntamento che ha unito letteratura, storia e cultura industriale, confermando il ruolo del museo come luogo di narrazione e valorizzazione della grande tradizione automobilistica italiana.

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"Girl" di Shu Qi vince la 23esima edizione di Asian Film Festival

Roma, 17 apr. (askanews) - E' andato a "Girl" di Shu Qi, nota e bellissima attrice taiwanese che firma il suo esordio alla regia, presentato in concorso a Venezia 82, il premio come Miglior film della 23esima edizione di Asian Film Festival, che si è concluso (il 15 aprile) con una cerimonia di premiazione al Cinema Farnese di Roma, appuntamento storico che da oltre vent'anni porta nella Capitale il meglio del cinema asiatico contemporaneo. Il direttore del festival Antonio Termenini, "felice" di questo vincitore, anche perché - ha ricordato - Asian Film Festival è nato inizialmente come Taiwan Film Festival:

"La 23esima edizione è andata molto bene, grazie alle collaborazioni anche con le ambasciate e gli istituti di cultura, siamo stati molto contenti della presenza del regista giapponese Fukada Koji, che quando era qui ha saputo di essere in concorso al prossimo festival di Cannes", ha raccontato ad askanews.

L'edizione 2026 di AFF ha presentato 36 lungometraggi - 18 in concorso, 9 nella sezione Newcomers, 9 fuori concorso - oltre a 10 cortometraggi, offrendo una panoramica cinematografica che attraversa Thailandia, Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Filippine, Malesia, Cina, Vietnam, Singapore, Cambogia, Hong Kong e Taiwan.

Che cosa attrae lo spettatore italiano verso il cinema asiatico?

"In alcuni casi ci può essere un interesse verso i Paesi, non solo verso il cinema, ma conoscere di più Malesia, Indonesia etc., in alcuni casi probabilmente uno specifico interesse verso il cinema, verso alcune storie, anche perché ci sono delle similitudine con la letteratura e altre forme di espressione artistica", ha aggiunto.

"Il mio film preferito di questa edizione 'Gods are watching', film cinese-malese, che spero possa essere presto riproiettato", ha concluso.

Dopo la premiazione dei vincitori, la serata è proseguita con le proiezioni di due titoli di grande richiamo: "She Has No Name" (2024) del maestro hongkonghese Peter Chan, autore a cui il Festival aveva dedicato una retrospettiva nel 2011, e "The Ugly" (2025) di Yeon Sang-ho, thriller coreano che suggella un'edizione all'insegna della varietà e della ricerca.

Questi gli altri vincitori dell'Asian Film Festival 2026: nella sezione Newcomers vince "Falling into silence" di Yuto Shimizu, Menzione speciale per "Unint - Love on Trial" di Koji Fujada; il premio Film più originale è andato ex aequo a "Two Voices into an eco" di Kim Kyung-rae e a "Siapa Dia" di Garin Nugroho. Vince il premio come Miglior Attrice la tailandese Prapamonton Eiamchan per "Human Resource" di Nawapol Thamrongrattanarit, premio Miglior attore va al cambogiano Piseth Chhun per "Becoming Human" di Polen Ly.

Tra gli ospiti internazionali che hanno partecipato: Koji Fukada, tra i nomi più prestigiosi del cinema giapponese contemporaneo; Isabel Sandoval, tra le voci più interessanti del nuovo cinema filippino; e Lee Kwang-kuk, tra i talenti più raffinati della scena coreana contemporanea.

Quest'anno la giuria era composta da Gianluca Arcopinto, produttore cinematografico, Francesco Maesano, giornalista del TG1, e Martina Barone, selezionatrice del Torino Film Festival e critica cinematografica. Accanto alla giuria ufficiale, presenti anche tre giurie studentesche: quella dell'Università LUMSA attribuirà il premio al miglior film della sezione Newcomers, la giuria della RUFA - Rome University of Fine Arts, assegnerà il premio al miglior cortometraggio in concorso e quella degli studenti UNINT si occuperà del premio menzione speciale.

Asian Film Festival è realizzato con il patrocinio

dell'Ambasciata delle Filippine, con il sostegno dell'Ambasciata della Malesia, dell'Ambasciata dell'Indonesia, dell'Ambasciata della Thailandia, dell'Istituto Culturale Coreano e dell'Istituto Giapponese di Cultura. Partner istituzionali sono il MIC - Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e la Regione Lazio. Con il sostegno di Credem Euromobiliare PB.

Servizio di Stefania Cuccato

Montaggio Carla Brandolini

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Libano, bandiere di Hezbollah tra le macerie di Beirut

Milano, 17 apr. (askanews) - I sostenitori di Hezbollah sventolano bandiere del gruppo appoggiato dall'Iran tra i cumuli di macerie nel sud di Beirut, un'area della capitale libanese pesantemente colpita dai bombardamenti israeliani. Nella notte tra giovedì e venerdì è entrato in vigore un cessate il fuoco di dieci giorni tra Libano e Israele. A Beirut, allo scoccare della mezzanotte, nei sobborghi meridionali della città sono risuonati anche spari di festeggiamento.

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Moda, il 66% delle aziende italiane investe in arte e cultura

Milano, 17 apr. (askanews) - Non più solo stile, ma anche cultura. La moda italiana investe sempre di più nell'arte. Secondo una ricerca Deloitte il 66% delle aziende di moda è impegnato in attività culturali e artistiche, mentre il 68% investe su heritage e artigianato. Se ne è discusso a Milano, negli spazi della Galleria Deloitte, all'evento "Mecenati di moda" ha riunito artisti, designer e imprese, nella settimana di Miart: tra i protagonisti Michelangelo Pistoletto, Fabrizio Plessi, Antonio Marras e Angela Missoni, insieme a istituzioni e operatori del settore.

"Il rapporto tra moda e arte è un rapporto che risale all'inizio dei tempi. Quello che cambia oggi è che le aziende del settore moda investono in arte e lo considerano un investimento strategico, quindi non più parallelo e avulso dal loro core business, ma integrato nella strategia e lo fanno seguendo due filoni principali - ha spiegato Barbara Tagliaferri, Head of Arts & Culture di Deloitte - Il primo che è un investimento nella cultura del mestiere, nell'artigianalità. Il secondo invece che è un investimento nelle vere proprie iniziative di cultura quali fondazioni, partnership e investimenti in progettualità di arte e cultura."

Fondazioni, musei d'impresa e partnership diventano strumenti chiave, con effetti che vanno oltre il branding e toccano sostenibilità e territorio. Ma cresce anche la necessità di misurare l'impatto. "L'investimento in arte, ed in supporto alla cultura - ha spiegato Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader - può essere valorizzato dando delle indicazioni non soltanto qualitative di quello che è lo sforzo effettuato dal brand della moda sul territorio, ma anche misurandone gli impatti con degli indicatori che diano un chiarimento effettivo di quello che è stato il valore dell'investimento nel supporto dell'iniziativa culturale sostenuta".

Le collaborazioni tra artisti e brand aumentano, ma richiedono regole chiare. "Sicuramente le partnership che hanno al centro la creatività hanno la necessità di strutturare fin dall'inizio una buona relazione e formalizzarla, sia sotto il profilo della cessione e utilizzo dei diritti d'autore, sia sotto il profilo della responsabilità e di tutti gli aspetti legali e normativi che circondano la relazione - ha sottolineato Ida Palombella, Global Lead Fashion & Luxury di Deloitte - Siamo a un punto intermedio perché sicuramente quello degli artisti non è il settore più sensibile agli aspetti regolamentari ma notiamo anche una crescente consapevolezza che questi aspetti sono determinanti proprio per far funzionare al meglio la relazione".

Un'evoluzione che spinge la moda verso un ruolo sempre più vicino all'arte. "In questo momento la moda, che ha bisogno di essere riconosciuta sempre di più - ha spiegato Fabiana Giacomotti, responsabile de "Il Foglio della Moda" - si affianca al settore che le è più affine, quello appunto dell'arte, non a caso per tanti anni, per secoli, la moda si è definita un'arte applicata, quindi cerca di essere meno applicata, di essere più arte. E in tutto questo aiuta anche il pubblico a conoscere l'arte perché per quanto si possa dire il brand ha comunque un valore di riconoscimento".

Secondo Deloitte, la moda italiana si sta trasformando in un ecosistema culturale integrato, capace di unire valore economico e creativo.

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