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"Torniamo a sentire": campagna UNHCR per gli sfollati nel Corno d'Africa

di TMNews giovedì 27 giugno 2024
2' di lettura

Roma, 27 giu. (askanews) - "Questa è la peggiore siccità che abbia mai visto. Abbiamo camminato per otto giorni per arrivare qui. Non avevo nulla da mangiare per i miei figli. Piangevano e piangevano. Ho pensato di togliermi la vita piuttosto che vederli morire di fame davanti a me". Le parole di Shamsa Amin Ali, 38 anni, rifugiata somala in Kenya, sono emblematiche della sofferenza vissuta da 31,7 milioni di persone strette nella morsa dell'insicurezza alimentare acuta. Un problema gravissimo e che colpisce in modo sproporzionato le comunità più vulnerabili, ovvero rifugiati e sfollati che vivono in Paesi fragili come il Kenya e dove sono in corso conflitti e violenze come Etiopia e Somalia.

Per accendere i riflettori sul dramma in corso e per raccogliere fondi necessari a salvare milioni di persone, UNHCR lancia la campagna "Torniamo a sentire" con testimonial Francesco Pannofino, con la quale chiede a tutti di donare per contribuire a garantire aiuti essenziali per la sopravvivenza, cibo, alloggi di emergenza, acqua potabile e cure mediche a milioni di rifugiati e sfollati nel Corno d'Africa.

L'Etiopia ospita una delle più grandi popolazioni di rifugiati e sfollati interni a livello globale. Attualmente accoglie quasi 1 milione di rifugiati mentre si stima che siano circa 3,5 milioni gli sfollati interni. Con 19,7 milioni di persone colpite da insicurezza alimentare acuta, il Paese si conferma come una delle più gravi crisi alimentari a causa dell'impatto della crisi climatica, delle sfide economiche che deve affrontare e del conflitto interno. Anche in Somalia la situazione si presenta estremamente complessa e caratterizzata da insicurezza e tensioni politiche oltre agli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. Gruppi armati non statali sono responsabili di molteplici attacchi indiscriminati, che spesso hanno causato danni ai civili. Nel Paese 6,6 milioni di persone si trovano in condizioni di grave insicurezza alimentare, fra essi sono particolarmente colpiti i quasi 4 milioni di sfollati interni.

Drammatica anche la situazione in Kenya, dove 5,4 milioni di persone affrontano alti livelli di insicurezza alimentare e dove sono presenti oltre 770 mila tra e rifugiati e richiedenti asilo, la maggior parte dei quali vive nei campi di Dadaab e Kakuma. Inoltre, preoccupa molto l'aggravarsi della crisi in Sudan, divenuta ormai tra le principali crisi umanitarie al mondo. Dall'inizio del conflitto nell'aprile del 2023, 9,2 milioni persone sono state costrette a fuggire. Migliaia di persone ogni giorno si riversano ai confini del Paese, esiste il rischio di destabilizzazione dell'intera regione. La maggioranza dei Paesi limitrofi - tra cui Ciad, Etiopia, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan - ha tenuto le frontiere aperte per accoglierli ma per poter continuare a farlo necessitano di maggiore sostegno. In questo Paese, oltre 20 milioni di persone ovvero il 42% della popolazione soffre di alti livelli di grave insicurezza alimentare. Le Regioni maggiormente colpite sono il Darfur, Khartoum e Kordofan, teatri di continui conflitti e gravi violazioni dei diritti umani.

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"Dobbiamo essere inequivocabili. Le decisioni della Corte, comprese le misure provvisorie, sono vincolanti per le parti di una causa. Il rispetto di queste decisioni non è facoltativo. È un obbligo che discende dalla Carta. Eppure oggi violazioni del diritto internazionale si stanno consumando sotto i nostri occhi".

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