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La 54esima edizione di Santarcangelo Festival: occhi sul presente

di TMNews venerdì 5 luglio 2024
2' di lettura

Santarcangelo, 5 lug. (askanews) - Dieci giorni di spettacoli e oltre 170 proposte per tornare a indagare le arti performative contemporanee: la 54esima edizione del Santarcangelo Festival vuole guardare al nostro presente con occhi sempre nuovi. Alla direzione ancora il drammaturgo, critico teatrale e curatore polacco Tomasz Kire czuk.

"Per quanto riguarda le linee generali del festival - ha detto ad askanews - stiamo continuando la ricerca che riguarda il modo in cui le arti performative possono vivere nello spazio pubblico. Questa rimane una tra le domande più importanti dal punto di vista di drammaturgia della struttura di festival. Poi le tematiche più politiche, sociali, qui sono sempre molto presenti, presente. Sono molto contento che anche quest'anno la questione che riguarda gli studi sulla decolonizzazione e l'antirazzismo, come tematiche e come pratiche, molto molto presenti".

Come è giusto che sia il corpo è al centro dei discorsi degli artisti e del festival, anche nelle sue declinazioni più profonde. "È poi molto presente anche la questione queer - ha aggiunto il direttore artistico - che diventa sempre più una questione non solo tematica, politica, ma anche estetica, perché sicuramente seguendo i diversi artisti e artiste nei ultimi anni ci è sembrato molto chiaro che proprio l'estetica queer è questa fonte che porta a un grande rinnovamento del lavoro performativo e questa sperimentazione ci interessa moltissimo. C'è poi anche la questione ambientale che ci sembra anche molto importante perché comunque le arti performative entrando in questa tematica si aprono all discorso pubblico".

Intitolata "while we are here", questa edizione del Santarcangelo festival affronta anche il tema del presente, nell'accezione dell'essere presenti al momento, in un certo senso quell'estremo presente che è tipico della migliore arte contemporanea. Il che innesca una reale possibilità di comunicazione. "La corporalità - ha concluso Tomasz Kire czuk - è stata sempre molto presente, molto importante per questo festival, ma credo che quest'anno lo sia ancora di più, perché in qualche modo il corpo diventa o si esprime come l'unico oggetto, l'unico mezzo che ci può servire per comunicare veramente con le altre, con gli altri, senza dovere sapere chi sono questi altri senza dover decidere che lingua parliamo, che background abbiamo, eccetera eccetera, perché alla fine il corpo è sempre più sincero di tutto".

E l'intento è quello non più di immaginare il futuro per capire il presente, bensì quello di pensare realmente al presente e da lì partire per ri-costruire una possibilità di futuro, quello stesso futuro che l'ipercapitalismo di oggi sta inesorabilmente facendo scomparire.

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