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Amos Gitai: "Netanyahu è pericoloso, con la forza non ottieni niente"

di TMNews lunedì 15 luglio 2024
2' di lettura

Taormina, 15 lug. (askanews) - Amos Gitai è uno dei più importanti registi israeliani di cinema e documentari, lucido narratore delle contraddizioni del suo Paese, spesso critico verso chi lo guida, celebre per film come "Eden", "Terra promessa", "Ana Arabia", "Kadosh", "Kippur". Al Taormina Film Fest è venuto a presentare il suo ultimo film, "Shikun", un'allegoria dell'intolleranza e della minaccia di totalitarismo nel suo Paese, girato prima del 7 ottobre ma che lasciava presagire quello che sarebbe poi successo.

"Non posso dire che il film sia stato profetico, ma guardiamo oggi le emergenze, il conformismo, la violenza che tocca tutto il Medio Oriente. Non sappiamo come andrà a finire. Però succede che a volte l'arte coglie le cose prima che avvengano. Ora abbiamo scritto una nuova sceneggiatura per un film, partendo da una lettera che Einstein scrisse a Freud chiedendogli: Perché la gente fa la guerra?".

ll regista oggi è molto critico verso il governo Netanyahu e spera che finisca la terribile violenza in Medio Oriente.

"Penso che sia una persona pericolosa, anche per il futuro di Israele, che dovrebbe rimanere un Paese aperto, che rispetta i diritti degli altri, non si può credere solo nella forza. Non si risolverà questa situazione con la forza. Alla pace a volte ci si arriva con fatica, capendo anche che se non vai d'accordo non devi uccidere, come è successo in Europa con la Seconda guerra mondiale. Non sappiamo cosa succederà ma la sfida di chi come me fa cinema civile, è di continuare a porre domande".

Intervista di Emanuele Bigi

Montaggio Carlo Molinari

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Le sonorità indie pop ed elettroniche accompagnano un racconto che guarda ai fatti del 26 febbraio 2023 senza cercare scorciatoie emotive. L'obiettivo non è raccontare soltanto una tragedia, ma lasciare una traccia, stimolare domande e abbattere quelle barriere mentali che spesso impediscono di guardare davvero alle vicende umane che si consumano ai confini del Mediterraneo.

"La tragedia del 26 febbraio mi ha toccato profondamente. Con "SOS Cutro" ho voluto dare voce a una drammatica realtà che non può essere dimenticata, rompendo però gli schemi della classica canzone di denuncia. Ho scelto l'elettronica per creare un contrasto potente tra la crudezza del racconto e l'energia del sound synth-pop. Il mio obiettivo è rendere questo messaggio trasversale, superando i confini dei tradizionali contesti d'ascolto: voglio che la memoria e la riflessione sull'accoglienza entrino con forza nella quotidianità del pubblico", racconta Alma Fred.

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