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Rome Business School: l'intelligenza artificiale in sanità

di TMNews mercoledì 17 luglio 2024
2' di lettura

Roma, 17 lug. (askanews) - L'Italia potrebbe risparmiare circa 21,74 miliardi di euro all'anno grazie all'implementazione dell'IA nei processi sanitari, riducendo i costi del 10-15%. E l'IA ha il potenziale di automatizzare fino al 36% delle attività nel settore sanitario e sociale, liberando risorse umane per compiti di maggiore valore aggiunto e aumentando la sostenibilità del sistema.

Ancora, solo il 26% delle aziende sanitarie italiane prevedeva di investire in AI nel 2023 e solo il 4% di utilizzare i fondi del PNRR per questo scopo. Infine un dato allarmante: l'Italia potrebbe trovarsi con una carenza di circa 16.500 medici entro il 2025. Ad oggi mancano circa 50.000 infermieri.

Queste tra le conclusioni della ricerca "L'impatto dell'Intelligenza Artificiale in Italia dalla finanza alla sanità" di Rome Business School, a cura di Valentino Megale, Docente dell'International MBA; Francesco Baldi, Docente dell'International Master in Finance, Massimiliano Parco, Economista, Centro Europa Ricerche e Valerio Mancini, Direttore del Centro di Ricerca Divulgativo di Rome Business School.

Se l'utilizzo dell'intelligenza artificiale da parte delle imprese italiane è in continua crescita in tutti i settori, in Sanità il percorso appare ancora non del tutto esplorato.

Eppure, lL'IA applicata a dispositivi medici intelligenti, sistemi di monitoraggio remoto e robotica assistenziale, permette infatti non solo un'assistenza personalizzata e tempestiva, ma costituisce un importante supporto per i lavoratori sanitari.

Per dare risposta alla mancanza di personale, all'aumento dei pazienti e ai gravosi adempimenti burocratici, l'adozione dell'IA nel settore sanitario italiano ed europeo sta infatti crescendo rapidamente: nel 2023 il suo valore globale è stato di circa 208 mld di dollari, arrivando a 1.848 mld nel 2030 (Statista). Il mercato italiano dell'IA in sanità è praticamente raddoppiato nell'ultimo biennio e vede le aziende farmaceutiche partecipare a partnership internazionali con le grandi Big Tech e con aziende specializzate in piattaforme di IA per la sanità, oppure collaborare in un'ottica di open innovation con start-up locali (in Italia ce ne sono almeno 70 che sviluppano sistemi di IA applicati alle Scienze della Vita).

La parola d'ordineè la semplificazione dell'accesso: la popolazione degli over 65 richiede servizi semplici da usare, efficienti e adeguati alle proprie esigenze. Un chiaro esempio sono le smart homes, mercato in forte crescita a livello europeo (37,8 miliardi di euro entro il 2025) e gli wearables, sensori biometrici che consentono di rilevare dati quali vitali.

L'integrazione con soluzioni di intelligenza artificiale permette di analizzare questi dati in tempo reale, identificando anomalie e fornendo avvisi tempestivi sia agli utenti che ai professionisti sanitari.

Ma gli usi dell'IA vanno oltre il paperwork: all'Ospedale Universitario Sant'Andrea di Roma, è in uso un software che identifica autonomamente le fratture che potrebbero sfuggire all'occhio umano, a supporto del medico che ne fa poi una rilettura per eventuale conferma. Inoltre, nello svolgimento delle risonanze magnetiche, i nuovi algoritmi riescono a far risparmiare fino al 50% del tempo, e nelle TAC vengono acquisite immagini con il 60% in meno di radiazioni.

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