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Manifestazione pro Gaza a Chicago prima della convention democratica

di TMNews lunedì 19 agosto 2024
1' di lettura

Chicago, 19 ago. (askanews) - Gli attivisti democratici si sono riuniti domenica a Chicago prima della Convenzione Nazionale Democratica. Hanno soprattutto protestato per la Palestina e la situazione a Gaza dove la popolazione è stremata dalla guerra, ma anche per rivendicare i diritti delle donne e i diritti della comunità Lgbt. Questi saranno anche alcuni dei temi caldi che la candidata democratica alla Casa Bianca dovrà affrontare con i delegati alla convention. Nei prossimi giorni sono previste nuove manifestazioni, ed è stato messo in campo in imponente apparato di sicurezza.

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Fertitta: relazione storica Usa-Italia, ora solo "piccolo intoppo"

Napoli, 25 giu. (askanews) - La tappa napoletana dell'ambasciatore degli Stati Uniti d'America Tilman J. Fertitta a bordo del panfilo Boardwalk si è trasformata in un messaggio politico e culturale insieme: a Napoli, al porto, il capo missione ha ribadito l'alleanza storica tra Roma e Washington, descrivendo le recenti tensioni tra Donald Trump e Giorgia Meloni come un semplice "intoppo" nel quadro di una relazione che resta salda. "Italia e Stati Uniti hanno una relazione storica", ha detto Fertitta, sottolineando che "sono i migliori alleati e continueremo ad esserlo". Sul tema dei rapporti dopo le ben note frizioni, l'ambasciatore ha poi ridimensionato il caso: "Penso ci sia stato solo un piccolo intoppo. Noi apprezziamo gli italiani, e gli italiani apprezzano gli americani", ha spiegato.

Nel corso delle dichiarazioni alla stampa accolta a bordo, Fertitta ha affrontato anche l'attualità internazionale, replicando a chi gli chiedeva della possibilità che la pace in Ucraina sia "più vicina". Risposta netta: "Non sembra". Secondo l'ambasciatore, il negoziato non può funzionare se non ci sono condizioni reali e volontà contrapposte: "per litigare ci vogliono due persone" e, per arrivare a una fine della guerra, secondo la sua lettura, "qualcuno deve vincere o arrendersi". E su Trump, l'ambasciatore ha dichiarato in maniera altrettanto netta: "Abbiamo un uomo che dice la verità e non tutti i politici dicono la verità. Donald Trump è grande per l'America, è grande per il mondo", ha detto.

Ma la conversazione ha incluso anche lo sport. L'ambasciatore ha parlato di calcio e di basket, inserendoli come parte di un dialogo più ampio con il pubblico locale. In parallelo, ha collegato la sua iniziativa alla dimensione "diplomatica costiera" promossa con "Coastal Diplomacy", in cui cultura e relazioni bilaterali viaggiano lungo mare. Fertitta, attingendo anche alle sue origini dall'Italia meridionale, ha dedicato parole molto affettuose alla città dove ha fatto tappa in questi giorni: "Napoli è un posto così speciale", ha dichiarato. E partendo dalla storia delle relazioni Usa-Italia, Fertitta è arrivato al giorno d'oggi, ricordando la America's Cup il prossimo anno e definendo Napoli "assolutamente uno dei posti che volevamo scegliere tra le prime tappe per parlare dell'America, della nostra grande Indipendenza, insieme con la vostra Repubblica, entrambe. Dopo 250 anni per l'America e 80 anni di Repubblica in Italia".

La tappa napoletana, quindi, non è stata solo una visita simbolica: per Fertitta Napoli è un nodo storico tra i due Paesi, un palcoscenico internazionale (con l'America's Cup) e un terreno fertile per rafforzare il racconto comune Usa-Italia. Poi su sollecitazione di askanews, interrogato se si sarebbe mai immaginato che la sua idea potesse azzeccare tanto il momento, ha replicato: "Questo è un momento fantastico. Ho un ottimo rapporto con il popolo italiano e con i leader italiani", ha dichiarato. "Posso andare in tutte queste regioni, fermarmi in posti che non raggiungerei mai e incontrare i leader di queste regioni, i vertici militari locali, i leader delle forze dell'ordine, i vertici di aziende e le persone di ciascuna di queste regioni: sono davvero entusiasta", ha chiosato.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio Gualtiero Benatelli

Immagini askanews, archivio

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Cei, Zuppi: patto religioni prezioso come quello padri Costituenti

Roma, 25 giu. (askanews) - "Molto si sono chiesti, se le religioni fossero state unite prima, durante e anche dopo la Seconda Guerra Mondiale e se i cristiani fossero stati uniti, per condannare quel paganesimo del nazismo. La divisione indebolisce". Lo ha detto il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale italiana, a margine della firma del Patto fra le religioni dal titolo: "La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale".

Zuppi ha ricordato anche che questo Patto tra religioni è in linea con il metodo usato nel patto tra i padri costituenti per la costituzione della Repubblica italiana.

"Certamente, è il metodo che ha regalato questi 80 anni di fondamento comune. E oggi lo dirò anche al Presidente della Repubblica che ci riceverà. È il metodo anche nelle diversità. - ha aggiunto - C'erano allora come restano evidentemente tra le religioni, occorre invece cercare quello che unisce e, imparare a vivere insieme".

"Il sincretismo - ha aggiunto - c'è quando non c'è dialogo, allora sì che è pericoloso. Il relativismo c'è proprio perché si è dialogato troppo poco", ha concluso Zuppi.

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Cei, Zuppi: religioni condannino uso violenza per giustificare guerre

Roma, 25 giu. (askanews) - "Se già tutte le religioni condannassero la violenza e condannano la violenza, e non giustificassero mai l'uso della violenza, già questo è un segnale importantissimo, perché non si può utilizzare la religione per giustificare le mani alzate contro il proprio fratello". Lo ha detto il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale italiana, a margine della firma del Patto fra le religioni dal titolo "La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale".

"La Fratelli Tutti di Papa Francesco - ha aggiunto Zuppi - resta una grande grammatica che raccoglie questi 40 anni di cammino dello spirito di Assisi e lo rilancia. Qui siamo perfettamente in questa stessa direzione. In un mondo che purtroppo, al contrario, facilmente fa crescere le divisioni, la logica della forza, del passare sopra gli altri, del vivere senza gli altri. Questo è un ottimo segnale perché le religioni guardano al futuro senza nessun sincretismo".

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Sisma in Venezuela, soccorritori: "Sentiamo voci sotto le macerie"

Roma, 25 giu. (askanews) - Corsa contro il tempo per tirare fuori le persone intrappolate sotto alle macerie in Venezuela dopo le due potenti scosse di terremoto di magnitudo 7.2 e 7.5, che hanno colpito il Paese, causando il crollo di interi edifici e provocando centinaia di feriti e oltre 30 morti, secondo un bilancio molto provvisorio.

A La Guaira, vicino alla capitale Caracas, la più colpita, residenti e soccorritori, riuniti davanti a un edificio distrutto affermano di poter sentire le grida delle persone ancora in vita.

Jose Pacheco, a capo delle operazioni della squadra di soccorso venezuelana dice, indicando gli enormi edifici collassati: "La situazione è molto critica. Mancano i macchinari e le risorse umane necessarie. La gente deve venire ad aiutare". "È stato terribile - racconta una sopravvissuta - tutto è crollato, tutto... È stato terribile. È una cosa che non augurerei a nessuno: un'esperienza terribile. Ringraziamo Dio di essere ancora vivi, ma in questo momento ci sono persone che soffrono perché i loro familiari sono intrappolati sotto le macerie, schiacciati sotto di esse, e non riescono a tirarli fuori".

Altri vorrebbero aiutare a estrarre le persone, di cui sentono le voci, ma non hanno i mezzi. "C'è un punto in cui si sente una giovane donna di nome Jennifer, dell'undicesimo piano, che mi risponde. Tuttavia, non abbiamo strumenti; non abbiamo modo di aiutare. Lei risponde, e a pochi metri di distanza, proprio lì in quella zona, ci sono due fratelli: uno si chiama Daniel, e non so il nome dell'altro. Uno di loro risponde e dice di essere ferito allo stomaco. Suo padre e suo fratello sono lì e cercano di fare il possibile ma tutto ciò che abbiamo è un piccone e un piede di porco". "Sono vivi. Stiamo dicendo loro di non sforzare la voce, di fare respiri brevi, nella speranza che almeno loro che sono lì vengano salvati".

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