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Hiv pandemia dimenticata e epatite C fa ancora 19 morti al giorno

di TMNews giovedì 19 settembre 2024
2' di lettura

Gallio (VI), 19 set. (askanews) - C'è una pandemia dimenticata, l'Hiv, e poi c'è l'epatite C che, secondo la fondazione statunitense Polaris Observatory, uccide ancora 19 persone al giorno in Italia. Due infezioni virali che nell'immaginario collettivo appaiono come superate, che richiedono invece azioni più incisive per essere davvero debellate. Se n'è parlato alla Summer School di Motore Sanità in corso a Gallio, sull'Altopiano di Asiago, con un confronto tra esperti sulle linee guida nazionali e sulla loro attuazione, analizzando i passi avanti di alcune Regioni, ma evidenziando anche carenze e punti di debolezza del sistema salute.

"Per quel che riguarda Hiv - ha detto Giovanni Cenderello, direttore SC Malattie Infettive Asl 1 Imperiese Sanremo e presidente Simit Regione Liguria - l'importante è iniziare a lavorare tutti insieme sulle patologie indice, cioè sono una serie di 11 patologie che possono in qualche modo suggerire al medico che sta valutando un paziente che la persona che è davanti potrebbe essere Hiv positiva. Questo ottimizza i percorsi di screening e favorisce l'emersione del sommerso. Sull'Hcv, essendo la base di pazienti probabilmente molto più larga, è cruciale invece il ruolo del medico di medicina generale che deve diventare il compagno dell'infettivologo, del gastroenterologo e allargare tantissimo la possibilità di fare screening. I pazienti dovrebbero, quasi tutte le persone che accedono al medico di medicina generale, dovrebbero fare almeno una volta nella vita il test Hcv, in modo tale da poter fare emergere il sommerso che è ancora numeroso. In Italia ci sono stime che parlano di circa 200mila pazienti ancora da trattare e quindi è cruciale il ruolo del medico di medicina generale e dello specialista non infettivologo".

I passi in avanti riguardano anche le malattie rare neuromuscolari come la Sla, per affrontare le quali, durante la Summer School di Motore Sanità, è stato evidenziato il valore di un approccio multimodale, così come le epilessie rare, sulle quali è in discussione in Parlamento un disegno di legge.

"Credo che la priorità - ha osservato Isabella Brambilla, rappresentante dell'Alleanza Epilessie Rare e Complesse e di Dravet Italia Onlus - sia quella di semplificare il percorso di poter accedere ai farmaci. Abbiamo disparità regionali e molta burocrazia, classificazione di farmaci non adeguate per poter dare una semplificazione ai pazienti, spesso afferenti a centri diagnostici e cura di esperti fuori dalla propria regione".

Una richieste alle istituzioni alla quale le associazioni aggiungono una migliore gestione nella transizione tra l'età pediatrica e quella adulta dei pazienti e il supporto psicologico e psichiatrico anche per le famiglie.

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