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50 anni di Heineken in Italia tra marchi storici e sostenibilità

di TMNews giovedì 3 ottobre 2024
3' di lettura

Milano, 3 ott. (askanews) - Da 50 anni Heineken produce birra in Italia, mezzo secolo di storia in cui è diventata il primo player nazionale, con quasi 7 milioni di ettolitri, muovendosi in un mercato che ha contribuito a costruire. Pioniera nel diffondere una cultura del bere responsabile, e, più in generale, una cultura intorno a questa antichissima bevanda, Heineken in questi anni ha rilanciato alcuni marchi storici italiani, arrivando a produrre una birra su tre, di quelle bevute nel nostro Paese.

"Heineken produce birra Heieneken in Italia da 50 anni, ma produciamo anche Birra Ichnusa, Messina, Moretti, - afferma Alfredo Pratolongo

direttore comunicazione e affari istituzionali Heineken Italia - questo vuol dire che abbiamo investito nelle birre italiane creando varietà e abbiamo contribuito alla creazione di una cultura della birra più ampia perchè i gusti degli italiani partono dal cibo e le birre vengono scelte anche in base alla varietà e al gusto".

Un paradigma questo del cibo e del bere che rende il mercato italiano un mercato distintivo, e non solo in fatto di gusto, dove il potenziale di crescita resta ancora elevato se si considera che oggi in Italia si consumano 36 litri a testa, la metà della media europea. E dove il legame con il territorio resta saldo:

"Heineken - ha spiegato Pratolongo - è una azienda da 2mila persone con 4 birrifici che si occupa di produrre e fare marketing sulle birre. Il localismo è una tendenza forte in Italia per cui abbiamo dato valore alle birre che avevamo in portafoglio spingendo e rafforzando di più il legame con il territorio anche perchè sono nate sul territorio".

Forte di questa varietà, che risponde a un consumatore esigente, e dei suoi 50 anni di esperienza, Heineken prova a delineare ora il futuro del mercato birrario, fatto di crescente differenziazione e qualità, pur conservando quel legame con la convivialità che occuperà spazi nuovi. Come anticipa lo studio condotto da Future Concept Lab per il gruppo olandese.

"Questa nuova dimensione della cultura della birra in Italia ci aiuta a capire un bisogno che tutti hanno di rincontrasti, il paradigma che noi definiamo di trust and sharing - ha sottolineato Francesco Morace, presidente Future Concept Lab - si tratta di momenti di convivialità ma anche di riappropriazione dei luoghi urbani quindi pubblici esercizi, bar ma anche parchi che diventano luoghi in cui ci si incontra e la birra diventa un grande facilitatore".

Questa prospettiva non sarebbe sostenibile se non fosse inserita in un impegno che è al tempo stesso ambientale - l'obiettivo è arrivare a zero emissioni entro il 2030 e raggiungere la carbon neutrality entro il 2040 - ma anche sociale, in cui Heineken ha dettato la linea: "La prima campagna sul bere responsabile fatta da un'azienda birraria al mondo fu fatta da Heineken Italia, si chiamava 'pensaci' ed erano 20 anni fa, nel 2004 - ha ricordato Pratolongo - da lì in poi abbiamo sviluppato diversi approcci alcuni aspirazionali, addirittura dicendo di non bere birra in alcune occasioni, fino ad avere messaggi chiari sul bere e guidare usando la Formula 1 che è una delle piattaforme di comunicazione più grandi al mondo dicendo 'when you drive never drink' dove never è la parola chiave".

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"Senza enfasi - ha detto ad askanews Massimo Broccio, presidente della Fondazione Torino Musei - questa è davvero una giornata storica per la GAM, per la Fondazione Torino Musei e per la città. Ci apprestiamo a rinnovare quello che è stato lo spirito, assolutamente unico, innovativo, originario che ha caratterizzato la nascita del progetto. Infatti innovazione e avanguardia sono un po' le linee guida che connotano anche il più complessivo progetto di rigenerazione riprendendo e facendo evolvere proprio quello spirito avanguardistico che ha caratterizzato la sua nascita".

L'intervento sulla GAM, definita ora 4.0, nasce dalla volontà di immaginare i musei del futuro e rappresenta uno dei più importanti progetti di rigenerazione e innovazione museale in Europa, con un investimento di 27,5 milioni di euro sostenuto da Fondazione Compagnia di San Paolo. E il concorso internazionale di progettazione è stato vinto dallo studio MVRDV di Rotterdam, con Balance Architettura ed EP&S Group di Torino.

"È un edificio con una storia molto particolare - ci ha spiegato Winy Maas, socio fondatore dello studio olandese - con un background modernista che definirei un modernismo soft oppure emozionale. E mi piaceva molto l'idea di mantenere questo spirito anche nel nuovo progetto per dedicarsi non solo all'atto di ripulire, ma anche di aprire sempre di più. Credo che abbiamo creato una sorta di laboratorio per lavorare sulla storia e andare oltre. Per questo sono molto orgoglioso che in qualche modo questa sfida ci possa portare a una visione di quello che dovremo fare dopo".

"Abbiamo capito sin da subito - ha aggiunto Alberto Lessan di Balance Architettura - che Torino aveva fatto questo bando per fare non solo una riqualificazione del progetto, ma per davvero generare uno spazio museale del futuro. Quindi queste sono state le promesse. Allora si è agito direttamente sull'oggetto, che peraltro aveva dei vincoli della soprintendenza, abbiamo cercato di capire come potevamo riuscire a fare in modo che questo edificio, questo luogo, riuscisse ad avere più spazio espositivo. Quindi abbiamo iniziato a pensare che l'ampliamento non dovesse essere un ampliamento esterno, ma un ampliamento interrato. Il cuore del progetto, a tutti gli effetti, è quindi questo grande spazio interrato che diventa un polmone aggiuntivo, uno spazio espositivo aggiuntivo".

Con questo progetto, che ha ricevuto forte sostegno anche dall'amministrazione comunale, il museo diretto da Chiara Bertola vuole sia riaffermare la propria vocazione sperimentale, sia offrirsi come una nuova tipologia di piazza civica per la città di Torino.

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Roma: la Tomba Francois, capolavoro etrusco, al Museo di Villa Giulia

Roma, 30 giu. (askanews) - La Tomba Francois di Vulci, tra i capolavori della pittura etrusca e dell'arte antica, può essere ora ammirata dai visitatori a Roma presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

Il suo arrivo è accompagnato dalla mostra "Il ritorno degli Eroi", aperta fino al 31 dicembre, che ne restituisce il contesto originario attraverso reperti provenienti da prestigiosi musei tra cui il Musée du Louvre, dal British Museum, dal Royal Museum of Art and History di Bruxelles, dal Musée cantonal d'archéologie et d'histoire di Losanna, dai Musei Vaticani e dall'Istituto Archeologico Germanico di Roma.

Dopo un lungo percorso, la tomba è entrata ufficialmente a far parte del patrimonio dello Stato italiano.

Scoperta nel 1857 dall'archeologo Alessandro Francois nei terreni del principe Alessandro Torlonia, nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci, è scavata nel tufo e composta da 37 pannelli dipinti e da due cippi litici rinvenuti nel corridoio di accesso. La direttrice del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Luana Toniolo: "La tomba racconta la storia, parte anzi dalla storia di una famiglia, quella dei Saties, della seconda metà del quarto secolo di Vulci, ma in realtà questa tomba racconta il mito greco reinterpretato in chiave etrusca, racconta di famiglie, di guerrieri, di dei ed eroi etruschi e greci e di come la memoria sia una costruzione collettiva".

Nei pannelli c'è un confronto tra il mito greco e la storia di Vulci. "Questa tomba - ha sottolineato Toniolo - è un unicum innanzitutto perché siamo in età ellenistica, siamo intorno al 330-310, è unica per la qualità delle pitture, siamo proprio in una fase di passaggio della pittura del mondo antico, si notano lumeggiature, ombreggiature con i corpi, viene dato spessore ai volumi, ma quello che è unico è questo legame tra il mondo greco, come viene raccontato, e il rapporto con la storia e che ci racconta di un momento molto complesso in cui Roma era ormai una potenza sempre più importante, che si scontrava con il mondo etrusco e quindi abbiamo alle nostre spalle l'eco delle battaglie del 358 e del 351 reinterpretate in chiave mitica".

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