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Carni sostenibili: economia rigenerativa futuro allevamenti intensivi

di TMNews martedì 15 ottobre 2024
3' di lettura

Milano, 15 ott. (askanews) - Gli allevamenti intensivi sono da tempo sul banco degli imputati per il loro impatto ambientale tanto quanto per le condizioni di vita riservate agli animali stessi. Carni Sostenibili, realtà creata dalle principali associazioni di categoria, Assocarni, Assica e Unaitalia, tuttavia, respinge questa equazione a difesa di un modello che da anni, afferma il presidente, Giuseppe Pulina, sta lavorando per una maggiore sostenibilità. "Identificare gli allevamenti intensivi come si fa oggi con allevamenti concentrati, molti animali in poco spazio, è fuorviante - afferma Giuseppe Pulina, presidente di Carni Sostenibili - anche perché il problema che è all'evidenza quello di una quantità di emissioni piuttosto rilevante non dipende dagli allevamenti intensivi, ma dalla concentrazione degli allevamenti in aree molto ridotte".

Per Pulina, che è professore di Etica e sostenibilità degli allevamenti all'Università di Sassari, una convivenza tra allevamenti intensivi, riduzione dell'impatto ambientale e benessere animale è possibile: "Sì, assolutamente sì, deve esistere - dice - e questo deve passare attraverso l'economia circolare e rigenerativa. In un allevamento tutto quello che sono gli effluenti sono materiali biologici che possono rientrare nel ciclo e rigenerare attraverso le coltivazioni quello che è il ciclo successivo".

Secondo Pulina, che preferisce chiamare gli allevamenti intensivi protetti, la ricerca dell'efficienza riduce anche l'impatto della produzione, impatto che si potrebbe ulteriormente contenere con un sistema circolare come quello dell'agricoltura rigenerativa. "Gli allevamenti protetti, gli allevamenti più efficienti - spiega - sono quelli che impattano meno, hanno maggiore disponibilità economica per assicurare il benessere degli animali e in realtà poi hanno anche una maggiore protezione nei confronti degli operatori che lavorano all'interno di questi di questi sistemi".

Un recente studio, realizzato da cinque associazioni ambientaliste, ha sottolineato che dagli allevamenti intensivi arriva il 75% delle emissioni di ammoniaca, seconda fonte di formazione delle polveri sottili in Italia, causando 50 mila morti l'anno. Ma per Pulina questi dati sono fuori scala: "In Italia, questo è Ispra che ce lo dice, il particolato da allevamenti, il PM10 è intorno all'11%, mentre il PM2,5 è inferiore al 3% - dice Pulina - Perciò, se parliamo di particolato e abbiamo 50 mila morti di particolato, prendiamo la parte che ci spetta tra il 3% e l'11% l'un per l'altro e vediamo che si parla di numeri decisamente inferiori".

Ridurre le emissioni, tuttavia, è necessario, ammette, anche per rendere economicamente più virtuose le stesse aziende: "Questo è un impegno che deve essere chiaro a tutti gli allevatori, come? Sicuramente facendo un'operazione virtuosa, il particolato di fatto si origina dall'ammoniaca che si volatilizza dalle lettiere. Allora si deve intervenire lì, ma per un motivo banale, perché siccome oggi l'urea costa tantissimo per i motivi della guerra russa-ucraina, risparmiare azoto significa ottenere degli effluenti dall'azienda zootecnica che hanno un valore superiore e possono essere più preziosi nella loro riutilizzazione in campo facendo risparmiare azoto di sintesi".

E sul fronte del benessere come si può intervenire per garantire produzioni rispettose degli animali allevati, anche alla luce delle recenti denunce da pare delle associazioni ambientaliste?

"Io credo che gli esempi cattivi siano rari non gli eventi positivi perchè il benessere degli animali è anche un fattore di produzione. Fattore di produzione significa che un allevatore non può permettersi di avere in stalla animali che non godano di un benessere sia dal punto di vista alimentare che fisico e tanto più sanitario, perché questo comporterebbe la chiusura dell'allevamento".

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Arriva a Venezia il Roadshow di Cassa Depositi e Prestiti

Venezia, 24 giu. (askanews) - Nuovo impulso allo sviluppo economico e sociale del Veneto e risposte efficaci alle sfide che le aziende devono affrontare, accorciando le distanze tra le Istituzioni e i territori. Sono questi i principali obiettivi del Roadshow di CDP e Confindustria 'Insieme per il futuro delle imprese' che oggi ha fatto tappa a Venezia.

La tappa, presso la sede di Confindustria Veneto, ha visto la partecipazione del Presidente di CDP Giovanni Gorno Tempini, dell'Amministratore Delegato di CDP Dario Scannapieco, del Vicepresidente di Confindustria per il Credito, la Finanza e il Fisco Angelo Camilli, della Presidente di Confindustria Veneto Est Paola Carron e del Presidente di Confindustria Veneto Raffaele Boscaini.

Un incontro sotto il segno della vicinanza di Cassa Depositi e Prestiti al territorio e alle imprese, come spiega, il presidente di Cdp, Giovanni Gorno Tempini.

'Le imprese hanno colto la peculiarità della cassa come istituzione che sta sul mercato che quindi dialoga con chi compete sul mercato e questa è una delle grandi novità che ha caratterizzato la cassa la cui origine era più legata aL servizio alle pubbliche amministrazioni e alle infrastrutture, ma la missione di cdp è la crescita del paese, quindi la parte delle imprese è diventata sempre più importante, sempre più rilevante e questo tour che noi stiamo conducendo in tutta Italia insieme a Confindustria è la dimostrazione più concreta di che come noi interpretiamo insieme alle imprese il dialogo e il confronto continuo, perché poi il Veneto è diverso dall'Emilia che è diversa dal Lazio e il Lazio è diverso dalla Sicilia e dalla Puglia. quindi ogni regione ha le proprie peculiarità. Le imprese hanno colto la peculiarità della Cassa come istituzione che sta sul mercato e dialoga con chi compete sul mercato ' .

Il Veneto è una delle principali locomotive economiche del Paese, un territorio che ha tutta l'attenzione della Cassa, come ha sottolineato l'ad di Cassa Depositi e Prestiti, Dario Scannapieco.

'Oggi siamo qui perché abbiamo fatto un accordo con Confindustria e stiamo realizzando un road show su tutto il territorio italiano per spiegare in che modo Cdp può essere più vicina alle imprese. Il Veneto è una regione molto importante, una regione con una forte vocazione industriale in cui il contributo dell'industria pesa per il 27% del valore aggiunto regionale, Cassa depositi negli ultimi quattro anni ha sostenuto oltre 13.500 imprese venete con circa 5,6 miliardi di euro e ha sostenuto 250 amministrazioni locali, Cassa si é evoluta anche perché le necessità delle imprese sono cambiate visto lo scenario geopolitico internazionale. Oggi spieghiamo quello che Cassa può fare anche per le imprese piccole o medio piccole perché abbiamo modificato il nostro modo di lavorare e possiamo finanziare in maniera diretta anche queste imprese. E in più possiamo lavorare in maniera sistemica aiutando le imprese che da sempre hanno una forte vocazione all'export ad essere ancora più presenti sui mercati internazionali grazie alla sinergia che ci può essere tra cassa depositi e presidi e Simest che è l'azienda del gruppo Cassa depositi e prestiti che si occupa di sostenere le imprese italiane quando vogliono internazionalizzarsi'.

Da parte di Confindustria Veneto Est e Confindustria Veneto l'imperativo è quello di rafforzare la competitività delle imprese, delle Pmi sui mercati globali. Lo rimarca, la presidente di Confindustria Veneto Est, Paola Carron. 'Cdp è per noi un partner strategico non solo un'istituzione finanziaria, un partner che deve essere al nostro fianco, accompagnare le imprese nei percorsi che oggi sono richiesti, da primo la crescita dimensionale un salto di qualità in questo senso bisogna farlo, un rafforzamento della patrimonializzazione delle aziende e questo proprio per avere solide basi per investire in innovazione, attrarre quindi talenti. Cdp mette a disposizione degli strumenti finanziari innovativi e da sempre è stata al fianco'.

Per Raffaele Boscaini, presidente di Confindustria Veneto l'innovazione finanziaria è un percorso importante.

'Io penso che questa opportunità che ci offre CDP possa essere un innesco per un cambio di passo e di mentalità delle imprese che devono strutturarsi nel modo di pensare; partendo dalla finanza che deve essere anche questa strutturata. Ci sono imprese che lo stanno già facendolo, chi più chi meno, ma si devono strutturare anche in termini di managerialità in termini di strutturazione verso l'internazionalizzazione che non significa solo vendere all'estero ma appunto strutturarsi con con piani ben precisi per poter poi sbarcare nei mercati sempre più difficili. In un momento in cui la globalizzazione, che prima non ci piaceva, dopo ci ha fatto stare tranquilli per una serie di anni adesso è messa in discussione fortemente, quindi bisogna riattivare certi meccanismi per poter essere competitivi in tutto il mondo'.

Finanza alternativa e strumenti di equity, per Cdp la vicinanza alle imprese è un percorso di innovazione a 360 gradi.

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