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Turismo, i parchi divertimento italiani crescono e investono

di TMNews venerdì 25 ottobre 2024
2' di lettura

Castelnuovo del Garda, 28 ott. (askanews) - Il comparto dei parchi divertimento in Italia si è consolidato e lavora per migliorare ulteriormente l'offerta e la qualità delle esperienze per gli ospiti. Al Gardaland Hotel di Castelnuovo del Garda l'Associazione Parchi Permanenti italiani ha organizzato un meeting per prendere il polso al settore e guardare al futuro. Partendo dagli investimenti, che per il prossimo triennio sono stimati in 450 milioni, e saranno indirizzati in diversi ambiti.

"Noi - ha detto ad askanews Luciano Pareschi, presidente dell'Associazione Parchi Permanenti italiani - abbiamo coniato in queste due giornate le quattro esse: prima di tutto la sicurezza, che è fondamentale e sta al primo posto; servizi, per cercare di dare sempre più servizi ai nostri ospiti, perché questo sono per noi. Il terzo punto è il sorriso: chi viene da noi compra divertimento, quindi anche ai nostri collaboratori facciamo dei corsi per insegnare loro che è fondamentale che il nostro ospite entri e trovi il sorriso. Il quarto punto è la sostenibilità e tutti i nostri parchi stanno andando verso questa nuova frontiera".

Ovviamente il turismo, e l'associazione aderisce a Federturismo di Confindustria, è l'ambito nel quale si movono i parchi e nel più vasto panorama italiano rappresentano sempre di più delle vere e proprie destinazioni, con grande attrattività anche per i turisti stranieri. "Solo i parchi - ha aggiunto Maurizio Crisanti, segretario dell'Associazione Parchi Permanenti italiani - hanno 20 milioni di biglietti l'anno, quindi ci sono 20 milioni di persone che si spostano, molte di loro pernottano, consumano nella ristorazione, visitano altri luoghi turistici: c'è un movimento veramente importante di persone, di famiglie e di gruppi di giovani. I viaggiatori sono sempre di più alla ricerca di esperienze, il parco di divertimenti è il luogo delle esperienze per eccellenza"

Il comparto dei parchi permanenti in Italia è composto da circa 250 aziende e nel 2023 ha generato un fatturato di circa 348 milioni di euro dalla vendita dei biglietti, in crescita dell'11% sul 2022, con le presenze in aumento del 6,4%. Considerando anche l'indotto interno ai parchi il giro d'affari complessivo del comparto supera il miliardo di euro; cifra che arriva a 2 miliardi con l'indotto esterno. E all'incontro al Gardaland Hotel ha preso parte anche il ministro del Turismo, Daniela Santanché. "Anche questo 2024 - ci ha detto - ha visto la crescita dei visitatori dei nostri parchi, devo dire che ci sono stati dei grandissimi investimenti, noi ce ne siamo occupati anche con il nostro Piano strategico industriale 2022-2027. Oggi sono qui per testimoniare che il governo c'è, il ministero del Turismo c'è, perché dobbiamo stare al loro fianco perché sono una realtà importante del nostro turismo e aiutano anche a destagionalizzare, perché operano anche in periodi dell'anno nei quali dobbiamo aumentare la presenza di turisti".

A livello di occupazione il settore garantisce 30mila posti di lavoro diretti, tra fissi e stagionali, che diventano 60mila con l'indotto.

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Lo stop alla politica dell'emergenza arriva da Patty L'Abbate (M5s) vicepresidente della commissione Ambiente della Camera: "La politica delle emergenze non va bene. Bisogna agire in termini di prevenzione. Ho presentato una proposta di legge sulla gestione della risorsa idrica che, insieme alla sicurezza energia, è una delle criticità più elevate in Italia e nel mondo. Non abbiamo sistemi aggiornati per gestire i nuovi fenomeni meteorologici con periodi lunghi di siccità e piogge torrenziali e improvvise. Di fronte a questa emergenza interveniamo sempre dopo, paghiamo il danno ma non mettiamo a punto una programmazione chiara. Le azioni da mettere in campo per assicurare la fornitura di acqua ai tre macrosistemi come le famiglie, le imprese e il comparto agricolo, che ne consuma il 70%, sono diversificate. Bisogna agire sulla decarbonizzazione e sull'adattamento evitando gli sprechi, considerando che nelle nostre condotte scontiamo il 45% di perdite. Poi il riutilizzo delle acque reflue, ad oggi vengono impiegate solo per il 4%, e la contabilità ambientale con la water footprint per considerare anche l'acqua indiretta nei prodotti. Per ultimo, i certificati blu, inseriti nella mia proposta di legge, come i certificati bianchi sono necessari per evitare gli sprechi della risorsa blu".

Rivendica l'azione del governo Massimo Milani (FdI) segretario della commissione Ambiente a Montecitorio: "Abbiamo un Piano per le risorse idriche del 2018 che questo governo ha sostenuto e implementato con investimenti importanti grazie alle risorse del Pnrr con 4,5 mld di euro e a settembre dello scorso anno un primo stralcio di 1 mld per una visione di lungo periodo che richiede finanziamenti costanti. Risorse utilizzate per il 40% nel centro Sud dove c'è necessità di nuovi invasi oltre alla risistemazione e pulizia di quelli esistenti; oltre al decreto Siccità del 2023 con il quale il governo ha individuato un commissario e una cabina di regia interministeriale dedicata a questo tema e alle progettazioni, è stato dato un ruolo importante a Sogesid soggetto attuatore di questi interventi. Atti concreti che il governo ha introdotto costantemente con diversi progetti pilota e altri finanziati in ambito dei soggetti gestori di ambiti ottimali per il riutilizzo delle acque reflue domestiche e lo stesso vale per le imprese con una spinta costante all'innovazione e alla sensibilizzazione per la riduzione dei consumi di acqua attraverso l'implementazione di bacini di raccolta, di filtrazione e di depurazione. Tutte linee d'azione improntate all'economia circolare". Punta il dito sulle perdite della rete idrica Marco Simiani (PD) componente della commissione Ambiente della Camera dei deputati: "Dobbiamo distinguere due cose. Una è il tema della crisi idrica nel nostro Paese, per la quale esistono piani che sono stati approfonditi anche dal Commissario che ha cercato di individuare soluzioni adeguate ma anche quali siano le risorse da mettere in campo per mettere a sistema il comparto idrico italiano. C'è un costo di tre miliardi e mezzo di lavori in tutta Italia, di cui la maggior parte al Sud e nelle isole dove c'è una situazione più complicata. Ci sono città come Potenza che hanno quasi il 70 per cento di perdite e in Sicilia dove le perdite superano il 55 per cento. La media in tutta Italia si aggira intorno al 41 per cento di perdite. Altro aspetto fondamentale riguarda il tema dello spreco e del riutilizzo dell'acqua. Attraverso la depurazione potremmo riutilizzare l'acqua non soltanto in agricoltura ma anche per le attività industriali. C'è poi da considerare tutto il sistema di riconvogliamento delle acque piovane che noi potremmo lavorare non solo negli invasi ma anche nei sistemi industriali dove il riciclo dell'acqua potrebbe essere riutilizzato".

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"Le bonifiche ambientali rappresentano una sfida decisiva per la competitività del sistema produttivo e per la capacità dell'Italia di attrarre investimenti. Restituire valore ai siti contaminati significa creare opportunità di sviluppo, favorire la rigenerazione dei territori e coniugare crescita economica e tutela dell'ambiente , ha dichiarato l'onorevole Giovine, sottolineando la necessità di un confronto stabile con gli operatori del settore per rendere più efficaci e rapidi i processi di recupero delle aree interessate. Ringrazio l'onorevole Giovine e il sottosegretario Barbaro per aver portato al centro del dibattito le istanze delle imprese impegnate nella tutela ambientale. Il dialogo con le istituzioni è fondamentale per consentire al settore di crescere e contribuire allo sviluppo del Paese", ha affermato Angelo Merlin, presidente di Assoreca.

In Italia sono oltre 36.800 i siti interessati da procedimenti di bonifica a livello regionale e comunale. La superficie complessiva da risanare supera i 500 milioni di metri quadrati tra siti di interesse nazionale e aree locali: un patrimonio territoriale ancora in larga parte da recuperare e valorizzare. Secondo stime relative a settori comparabili, ogni euro investito in bonifiche genera oltre due euro di benefici in termini di salute pubblica, rigenerazione urbana e coesione sociale.

Per Assoreca, a vent'anni dall'entrata in vigore del Testo Unico Ambientale, è arrivato il momento di una revisione organica della normativa. "In questi anni il D.Lgs. 152/2006 è stato modificato oltre duecento volte. È necessario aprire una riflessione sul modello di codificazione ambientale più adatto alle sfide attuali. Una normativa moderna non è soltanto un'esigenza giuridica, ma una scelta strategica per la competitività, la sostenibilità e il futuro dell'Italia", ha aggiunto Merlin.

Il presidente dell'associazione del sistema confindustriale che rappresenta le imprese attive nei settori ambiente, sicurezza, energia e salute ha indicato quattro priorità per la riforma: adeguare il quadro normativo alla revisione costituzionale degli articoli 9 e 41; accelerare l'aggiornamento degli allegati tecnici, in particolare per i contaminanti emergenti come i Pfas; coordinare le discipline della bonifica e del danno ambientale; introdurre obblighi assicurativi o procedure di due diligence ambientale nelle operazioni di trasferimento d'impresa.

Semplificare non significa abbassare la guardia sul fronte della protezione ambientale - ha sottolineato il sottosegretario Barbaro - significa, al contrario, renderla più efficace, più certa, più credibile. Il Governo è pienamente consapevole di questa sfida e il ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica sta lavorando con determinazione per costruire un quadro normativo che sappia coniugare rigore ambientale e competitività del sistema produttivo nazionale. In questo percorso, il contributo di Assoreca e delle realtà della filiera tecnico-scientifica che essa rappresenta è prezioso e non può essere ignorato".

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Messico, festa all'Azteca: l'Ecuador battuto 2-0

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L'album include la traccia mai rilasciata ufficialmente "Rainbow Blues".

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