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La cura della leishmaniosi canina: sfide e innovazioni

di TMNews martedì 11 marzo 2025
2' di lettura

Roma, 13 Mar. - La leishmaniosi canina rappresenta una sfida significativa per i veterinari di tutto il mondo, con una prognosi favorevole solamente sul 30% dei casi trattati e con il rischio di danni irreversibili agli organi nel restante 70%, oltre all'incapacità di mantener stabili i risultati della terapia, con ricadute frequenti. La malattia, presente in 88 paesi, colpisce non solo i cani, ma anche gli esseri umani, anche se in Europa è molto diffusa fra i cani domestici con un'incidenza stimata tra 2,5 e 3 milioni di cani infetti. Questa malattia richiede un approccio complesso in quanto il sistema immunitario dell'ospite gioca un ruolo cruciale. Gianluca Barbato, un veterinario che ha dedicato la sua carriera alla ricerca di soluzioni innovative per questa malattia, ha condiviso la sua esperienza e le sue scoperte in un'intervista esclusiva. "Ho iniziato a mettere in dubbio la farmacocinetica dei farmaci tradizionali", ha dichiarato Barbato, sottolineando come la sua ricerca abbia portato a protocolli di trattamento più personalizzati. Stiamo lavorando per l'introduzione di nuovi biomarcatori per il monitoraggio della malattia, i quali potrebbe rivoluzionare il modo in cui i veterinari vedono la leishmaniosi sui loro pazienti, permettendo un monitoraggio più accurato della risposta terapeutica. "La mia classificazione della leishmaniosi in categorie diverse ha inizialmente incontrato resistenza, ma ora è ampiamente utilizzata", ha spiegato Barbato, dimostrando come l'innovazione possa superare le barriere accademiche. Le prospettive future nel trattamento della leishmaniosi canina sono promettenti, con la possibilità di sviluppare terapie più efficaci e personalizzate. "Abbiamo ottenuto risultati straordinari con protocolli adattati a ciascun paziente", ha detto Barbato, sottolineando l'importanza di un approccio su misura. Questo non solo migliora la qualità della vita dei cani affetti, ma apre anche nuove opportunità lavorative nel campo della ricerca veterinaria e della telemedicina. "La telemedicina ci ha permesso di raccogliere un'enorme quantità di dati, migliorando la nostra comprensione della malattia", ha concluso Barbato, indicando come la tecnologia possa essere un alleato prezioso nella lotta contro la leishmaniosi. Con l'aumento della consapevolezza e delle risorse dedicate alla ricerca, il futuro della cura della leishmaniosi canina appare più luminoso che mai.

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