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Attrezzature ristorazione, il Made in Italy che vende nel mondo

di TMNews mercoledì 16 aprile 2025
3' di lettura

Milano, 17 apr. (askanews) - La voglia di cucina italiana nel mondo aumenta, mentre nuovi ristoranti italiani continuano ad aprire in tutte le grandi metropoli. Lo straordinario successo della filiera estesa della ristorazione vale oltre 120 miliardi di fatturato e coinvolge 392mila imprese. Un pilastro fondamentale di questa tradizione culinaria - forse poco conosciuto - è il comparto delle attrezzature professionali, considerato un simbolo dell'eccellenza del made in Italy. L'Italia è il quarto produttore mondiale di prodotti professionali come lavastoviglie, frigoriferi, forni e cucine, con un fatturato di sei miliardi annuo e l'80 per cento di esportazioni. Se ne è parlato all'Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo in occasione delle iniziative per la Giornata nazionale del Made in Italy in un incontro organizzato da Efcem Italia, l'Associazione confindustriale che riunisce le imprese italiane che producono attrezzature professionali per la ristorazione e l'ospitalità.

Albergatori e ristoratori di tutto il mondo riconoscono la qualità e la capacità di innovazione delle imprese italiane.

"Noi siamo un esempio perfetto di prodotto del Made in Italy - afferma Andrea Rossi, presidente di Efcem Italia - Siamo artigiani industriali, cioè la nostra capacità è di poter fare la differenza nei dettagli, di ascoltare i clienti vicino al territorio e di produrre su specifica. E' una cosa che pochi sanno. La nostra capacità di trattare i metalli, di poterli saldare, di poterli lucidare, rendere belli. Molto spesso le nostre cucine sono mostrate nei ristoranti perché vogliono far vedere quanto sono belle. Una volta non era così, ma adesso se andate nei ristoranti oppure negli hotel a 5 stelle vedrete molte cucine, proprio perché sono - mi passi il termine - delle opere d'arte".

Nonostante le incertezze legate ai dazi, il settore si dimostra resiliente grazie alla vocazione all'export e alla sua flessibilità. "Noi esportiamo in 180 Paesi - prosegue Rossi - siamo sempre riusciti a sopravvivere proprio perché se un Paese va male ci buttiamo su altri Paesi. È chiaro che questa incertezza non aiuta nessuno, perché il dazio in sé è già un qualcosa che intralcia, ma il fatto di cambiarli ogni giornoè il problema. Ci alziamo la mattina, non sappiamo che dazio abbiamo, l'hanno tolto, l'hanno rimesso. E poi ogni volta che c'è un dazio, c'è una reazione che non possiamo prevedere. Qualche altro Paese inizierà a fare la stessa cosa, qualcun altro farà altre barriere e questo non aiuta sicuramente".

Per Paolo Corvo, professore di sociologia dei consumi, l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo può svolgere un ruolo di supporto teorico e pratico per le aziende del settore, aiutandole ad affrontare le sfide del cambiamento attraverso l'innovazione. Ma come sarà il mondo della ristorazione fra dieci anni? "Credo che sarà estremamente variegato e diversificato - replica Corvo - Da un lato avremo la ristorazione tradizionale che sicuramente funzionerà ancora, ma dall'altro ci saranno anche quelle che si stanno già sviluppando oggi, cioè per esempio le dark kitchen che servono per cucinare i prodotti del delivery, ad esempio, e quindi dove cucine senza un ristorante. Credo che sia una varietà di possibilità che evidentemente sarà gestita da chi avrà la capacità di innovazione, di flessibilità. Questo credo sia fondamentale e quello di immaginare appunto un futuro che però sarebbe troppo semplice definirlo solo in una dimensione: sarà estremamente variegato. Poi ci sono anche i novel foods. Credo che sarà molto interessante, anche affascinante occuparsi di questi temi".

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