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Tradizione e contemporaneo, il canto di Sciarroni che ci ammalia

di TMNews domenica 20 luglio 2025
2' di lettura

Santarcangelo di Romagna, 21 lug. (askanews) - Il lavoro di Alessandro Sciarroni è una forma di arte contemporanea capace di uno sguardo molto ampio, che prende manifestazioni performative diverse, spesso inattese. Come nel caso di "U. (Un canto)", una performance musicale sui canti corali tradizionali che è andata in scena anche a Rimini, nell'ambito del Santarcangelo festival 2025.

"È una coreografia di corpi - ha detto Sciarroni ad askanews - sebbene molto minimale, perché loro sono praticamente immobili per tutta la durata della performance. Corpi però che emettono suoni, emettono canto, emettono significato, perché i testi dei dei canti scelti non li abbiamo selezionati a caso, insomma ci piaceva l'idea di ricordarci di cosa era ancora possibile cantare fino a 20, 30, 40, 50 anni fa. Quindi è interessante perché tutti pensano che questi canti siano antichissimi, più antico del 68, di quelli che presentiamo. Molti sono stati scritti negli anni 90, addirittura l'ultimo nel 2019".

Questo strano cortocircuito temporale, carico di uno spaesante fascino, si combina proprio con la sensazione che, per quanto misuratissimi, i movimenti dei performer sul palco siano sorretti da una coreografia profonda, che rende i canti anche una prova corporea. Che ci parla di tradizioni, ma anche del modo in cui un artista contemporaneo le può affrontare senza retorica di nessun tipo. "Abbiamo cercato di rispettare il più possibile questa tradizione - ha aggiunto Sciarroni - poi nella maggior parte dei casi i cori di montagna sono cori maschili e poiché noi piace sempre un po' mescolare i generi, quindi in alcuni casi con Pere Jou e Aurora Bauzà abbiamo dovuto riscrivere per coro misto, per voci miste, però non abbiamo fatto nessun tipo di modifica sulla composizione dei canti".

Grazie anche ai costumi di Ettore Lombardi lo spettacolo funziona per noi esattamente nell'oggi e se c'è certamente un elemento di memoria, qui ci viene proposto come materia comunque viva, da considerare per provare a tracciare un ritratto più ricco di ciò che siamo, adesso, davanti a un palcoscenico come nelle nostre vite.

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