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Teatro, Massini: "Donald (Trump) è il nuovo archetipo del potere"

di TMNews lunedì 20 ottobre 2025
2' di lettura

Firenze, 20 ott. (askanews) - Dopo il debutto sold out a Milano, Donald. Storia molto più che leggendaria di un Golden Man, scritto e interpretato da Stefano Massini, approda al Teatro della Pergola di Firenze dal 4 al 16 novembre, produzione del Teatro della Toscana. Un racconto teatrale che attraversa l'America, la cultura pop e l'immaginario contemporaneo per interrogarsi su come il denaro sia diventato oggi strumento di consenso e di amore.

"È la storia del nuovo archetipo del potere", spiega Massini, che a margine della presentazione della stagione del Nuovo Teatro di Rifredi - Scena Aperta ha illustrato la genesi del suo lavoro. "Un tempo sarebbe stato impensabile che zio Paperone disegnato da Walt Disney nel 1947, o meglio da Carl Barks che lavorava per Disney e raffigurato ancora alla fine degli anni '40, all'inizio anni '50 come un miliardario che se ne sta chiuso dentro il suo forziere e nuota dentro l'oro, ma è odiato da tutti. Oggi lo zio Paperone è talmente amato da essere il sindaco di Paperopoli, sarebbe stato inimmaginabile allora. Oggi lo è. Il denaro è diventato il passepartout per essere amati, per essere riconosciuti."

Da Donald Duck a Donald Trump, l'autore di Lehman Trilogy mette in scena la metamorfosi di un modello culturale, l'ascesa del "miliardario amato" e l'ossessione del successo come valore universale.

"È uno spettacolo sotto un certo punto di vista agghiacciante - racconta Massini - perché è uno spettacolo nel quale addirittura per buona metà si sorride. Forse in certi punti oso dire si ride addirittura. Cosa che è profondamente voluta dalla continua tendenza di quest'uomo a rendere la tragedia farsa, ad alternare il ghigno, la provocazione, in questo caso addirittura la commedia, perché lui fa un video dove scarica del letame da un aereo sopra i manifestanti con l'intelligenza artificiale."

Donald intreccia linguaggi e registri, dal fumetto alla tragedia, dall'epica pop all'Apocalisse. Dal punto di vista scenico, Donald si presenta come un congegno teatrale di grande complessità: una scenografia in costante trasformazione e quattro musicisti che interagiscono con l'attore, diventando di volta in volta pubblico, orchestra o parte della narrazione. È un allestimento di teatro puro, che fa del continuo mutamento visivo e sonoro la sua cifra espressiva.

Attraverso l'infanzia del giovane Trump, campione di flipper e capitano della squadra di baseball della New York Military Academy, fino alla costruzione del tycoon che trasforma la realtà in fiction, Massini indaga la metamorfosi del potere: la capacità di rendere la tragedia farsa, la provocazione spettacolo, l'uomo brand.

Con Donald, l'autore toscano prosegue la sua riflessione sui miti del presente e sul linguaggio del potere, trasformando il capitalismo in racconto popolare e la scena in un luogo dove l'ironia convive con l'inquietudine.

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